Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lo stupido è più pericoloso di un malvagio

Inserito il 23 Marzo 2014 alle ore 08:03 da Don Gianni Antoniazzi

“Contro il malvagio è possibile opporsi, ma davanti ad uno stupido ogni difesa è impossibile perché non riflette. E gli stupidi sono più numerosi di qualunque altro gruppo umano”.

Le parole del sottotitolo non sono mie ma di Bonhoeffer, teologo, figlio di insigne psichiatra, che ha verificato le teorie del padre morendo in campo di concentramento. Lui era convinto che «la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità», perché contro «il male è possibile protestare, opporsi con forza… Ma contro la stupidità non abbiamo difese. Le motivazioni non servono a niente. Quando i fatti sono in contraddizione con i giudizi personali lo stupido mette in discussione la realtà. Impossibile persuadere lo stupido: è cosa pericolosa» (Resistenza e resa, Queriniana, 2002).

ll teologo tedesco aggiunge che la stupidità non riguarda «l’intelletto», ma «l’umanità di una persona. Ci sono dunque uomini straordinari dal punto di vista intellettuale, ma del tutto stupidi nella vita».
Nella Bibbia, ci sono 45 modi di essere stupidi (rechà: testa vuota). Per esempio, è stupido chi non accetta la giusta critica (Pr, 12,1), chi si irrita contro Dio (Pr 19,3 e Ger 4,22), chi cerca il Signore solo con la bocca (Ger 10,21, Lc 24,25 e Mt 7,26). Stupidità è non accettare consigli, credere di aver ragione (Ec 4,3 e Pr 12,15), confidare nel proprio cuore e parlare a vanvera (Pr 28,26 e 17,18). Ma c’è anche chi promette e non mantiene (Ec 5,4), chi si offende facilmente (Gb 5,2), chi ama la pigrizia (Ec 4,5), chi non si prende cura della sua famiglia (Pr 14,1), chi non sa controllare l’ira (Pr 12,16 e 29,11). La lista sarebbe lunga …

Ci bastano le parole dell’Ecclesiaste (1,15), «il numero degli stolti è infinito», quindi non un fenomeno limitato o marginale, ma realmente imponente.

Uno scrittore (Cipolla) si divertì ad “approfondire” il tema della stupidità nel suo libretto regalato agli amici nel natale del 76: “Leggi fondamentali della stupidità umana”.

Quando un vicino ti tratta con disprezzo o se mettono lettere stupide sul tergicristallo oppure se scrivono mail dal contenuto idiota, non reagire! Non ci puoi far nulla. L’unica soluzione l’ha indicata l’apostolo Pietro che prima di noi ha dovuto misurarsi con questo problema: «Questa è la volontà di Dio: che, facendo il bene, voi chiudiate la bocca all’ignoranza degli uomini stolti» (1Pietro 2,15). Non c’è altro da aggiungere. La storia va così.

don Gianni

Trovare un lavoro si può?

Inserito il 16 Marzo 2014 alle ore 08:04 da Don Gianni Antoniazzi

Un’azienda di successo indica nuovi criteri per assumere il personale. Li pubblichiamo come risposta alle tante richieste di lavoro che quotidianamente ci vengono rivolte.

Ogni giorno qualcuno chiede lavoro. Per la verità talora più che lavoro la gente domanda uno stipendio garantito a fine mese.

Una persona cara mi ha mostrato che Google, gigante dell’economia, cerca dipendenti con criteri nuovi. Non sarebbe male tenerne conto per capire quanto cambia il mondo.

Punto primo: “la media voti [di uno studente] è un criterio inutile per l’assunzione, come inutili sono anche i risultati dei vari test. Abbiamo scoperto che non ci dicono un bel nulla”.

Secondo: Google «non cerca un quoziente intellettivo molto alto, bensì una “abilità generale cognitiva”, gente non arrogante, con una formazione completa, capace di mettere assieme i pezzi di informazione sparsi o distanti fra di loro»; che uno capisca di tutto, non sia presuntuoso e specializzato in una cosa sola. Un buon padre di famiglia? Ancora. Non è chiesta una “leadership emergente”. Ciò che interessa Google è che una persona dotata di leadership “faccia un passo in avanti, nel momento giusto, e prenda il comando. Ad un momento ugualmente opportuno sappia passare la mano e lasci che qualcun altro dia gli ordini”.

Poi servono sia senso di responsabilità, per “calarsi dentro” un problema, sia umiltà, perché “l’obiettivo finale si può raggiungere solo insieme, facendo ognuno la propria parte”. È necessaria un’umiltà intellettuale che sappia far spazio alla creatività di tutti. Le persone “di successo” raramente sperimentano il fallimento e quindi non sanno imparare. Chi è umile riconosce i fatti nuovi, è in grado di dire: “Beh, questo cambia le cose, hai ragione tu”.

Da ultimo è importante la curiosità, più che la grande professionalità. Chi è curioso, infatti, spesso arriverà alla stessa conclusione dell’esperto, perché “il più delle volte le questioni non sono così complicate”, ma altre volte sbaglierà e ogni tanto darà una risposta totalmente nuova a un problema.

Quanto poi alla scelta di laurearsi dice: “[Troppe università] non mantengono le aspettative degli studenti. Spesso una persona è costretta a fare una montagna di debiti per poi non imparare le cose più utili che servono nella vita. È come vivere un’adolescenza prolungata”.

Sono duemila anni che la società cambia. Dobbiamo cambiare pensieri se vogliamo lavorare.

don Gianni

A Mestre serve una moschea?

Inserito il 9 Marzo 2014 alle ore 08:07 da Don Gianni Antoniazzi

Il diritto alla libertà religiosa è vero solo se concretamente offre luoghi di culto. Ma c’è da valutare: una moschea non mette alla prova la fede cristiana, ma l’equilibrio dello Stato.

Il 23 febbraio il Gazzettino, Il Corriere del Veneto e La Nuova Venezia hanno annunciato la costruzione di una grande moschea a Mestre, pagata coi soldi di regnanti arabi. Propongo alcune riflessioni da valutare con serenità.

La questione non tocca la fede. Il Vangelo infatti ci porta a riconoscere in chiunque il volto di Cristo. Il Concilio auspica la libertà di religione. Le parrocchie, questa e molte altre, hanno sempre mostrato attenzione viva ai bisognosi senza chiedere l’appartenenza di fede. La moschea dunque è del tutto compatibile con la fede, ma mette alla prova la fragilità dello Stato.

Nell’Islam fede, politica e azione sociale si sovrappongono. Noi cristiani riconosciamo il valore del servizio mentre “Islam”, letteralmente, significa “sottomissione” dell’uomo a Dio, della donna all’uomo, dell’infedele al fedele. Ho amici musulmani di dignità ed equilibrio straordinari. Tuttavia la preghiera in moschea è guidata dall’Imam che, come abbiamo visto altrove, non sempre è indulgente. Prima di costruire una moschea sarebbe da chiedersi se in questo momento lo Stato abbia la forza per guidare la società laddove ci fossero problemi.

Ancora. Accogliere è un dovere, una gioia, ma anche una responsabilità. Chi accoglie un figlio, per esempio deve accompagnarlo alla maturità: lo educa ai valori, lo introduce nella vita sociale, cerca con lui un lavoro, una dignità. Lo stato sa fare queste cose? Se decidiamo di accogliere una grande moschea a Mestre, abbiamo poi la forza per condurla alla piena integrazione?

Chi è venuto in Italia ha cercato qui un tenore di vita migliore che nel paese d’origine. Tutto è frutto anche di un lungo lavoro sul rispetto di valori profondi. Insieme alla Moschea potremmo chiedere il rispetto dei valori che sentiamo alla base della nostra Nazione?

Per esempio il rispetto della donna: forse non è pensabile che partecipi pienamente alla preghiera in moschea, ma si potrebbe domandare almeno pari dignità nella formazione e nei diritti?
Qui noi usiamo la lingua italiana. In moschea si adopererà l’arabo e non discuto. Ma sarebbe troppo chiedere la “predica” in italiano, comprensibile per tutti?

I missionari prima di tutto fondano scuole, ospedali, danno acqua e insegnano un mestiere alla gente. Lo sa bene il nostro gruppo missioni. Se i regnanti islamici hanno qualche soldino per la moschea, faccio una proposta: che prima diano una cifra (il 50%?) anche per il lavoro agli immigrati.

Per noi la libertà di movimento è un valore. Domando: potremo tutti entrare liberamente nella futura moschea, così come tutti entrano nei luoghi di culto italiani?

Non so se il lettore condivida le mie opinioni o ne abbia di diverse. Per questo però direi di valutare con calma la questione della moschea.

Capisco che Letta abbia portato in Italia qualche soldino dagli Arabi e che adesso da qualche parte una moschea bisogna pur metterla. Mi sta anche bene. Ci siamo indebitati oltre misura ed è comprensibile che chi ha investito meglio di noi voglia comandare in casa nostra. Però un po’ di dignità non ci farebbe male. Dimenticavo: alla Cipressina, in via del Gazzato, c’è ancora il dramma di una situazione esplosiva. L’illegalità e la mancanza di igiene sono sovrane in quella villa usata abusivamente anche da fuori legge.
È passato un anno e lo Stato non sa come risolvere (se non fosse un dramma ci sarebbe oramai da ridere). La cosa riguarda 50 persone appena. E lo Stato (il Prefetto?) è maturo quanto basta per impegnarsi su altre questioni tanto impegnative?

don Gianni

Quaresima: occhi nuovi sulla vita

Inserito il 2 Marzo 2014 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Lo Sappiamo che la nostra vita dipende da come guardiamo la realtà. Se vediamo nemici sarà un continuo combattimento, se troviamo fratelli sarà un giardino sereno.

Nei 40 giorni di deserto Gesù ha vinto la tentazione sugli istinti, il possesso, il successo: vedeva la realtà con gli occhi di Dio.

Subito dopo ha incontrato alcuni uomini: li ha “guardati”, dice il Vangelo, e li ha chiamati. Uno sguardo nuovo, il suo, che scorge la bellezza nel profondo, comprende la persona, la rinnova, dona misericordia e pace, invita ad un’esistenza autentica.

La quaresima è l’occasione per purificare lo sguardo e scorgere il bello, il vero, il buono di questo mondo. Chi compie questo passo cambia la vita e la società.

don Gianni

La gioia di un cammino stabile

Inserito il 23 Febbraio 2014 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Qualcuno poggia la vita sul giudizio altrui. È un cammino instabile: tanto preoccupati di piacere agli altri da rinunciare alle nostre peculiarità. I doni di Dio vanno offerti. Non giova nasconderli.

La paura del giudizio altrui ci costringe a un delicato equilibrio, indecisi sulle scelte e instabili nei sentimenti. Siamo quasi preoccupati di mimetizzarci nella massa piuttosto che far risplendere le doti delle nostre capacità. Se la gente va a destra, anche noi con loro. Se spinge a sinistra, si cambia casacca. Questa instabilità non è un gesto di furbizia. Al contrario: l’equilibrio che cerchiamo di mantenere ci intristisce, perché alla fine ci riscopriamo incompiuti.

Quanto è gioioso invece il cammino stabile di chi scopre se stesso e mette a frutto i propri carismi per il bene di tutti! Le sue qualità non sono un colore chiassoso e volgare, la sua non è una nota stonata. Al contrario valorizza quanto c’è di bello intorno. L’apostolo Giacomo nella sua lettera scrive: chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni (Gc 1,6-8). L’instabilità non è solo il segno della nostra debolezza, è un ostacolo. La persona oscillante non cresce, chi è indeciso non cammina mai, ma continua a girare in tondo, a vuoto. La “lotta spirituale” è forse la caratteristica più importante per una personalità umana, salda e matura. Non rinunciamo a questo impegno.

don Gianni

L’ONU fa lo sgambetto al Papa?

Inserito il 16 Febbraio 2014 alle ore 08:06 da Don Gianni Antoniazzi

Nei giorni scorsi una giurista norvegese, Kristen Sandberg, presidente del Comitato Onu per i bambini, ha presentato un duro rapporto, avviando così uno scontro col Vaticano.

Il rapporto dell’ONU sulla pedofilia, diffuso il 5 febbraio, è sferzante contro la Chiesa e sconfina anche su temi che di per sé appartengono al magistero e sono propri della fede. C’è da restare sorpresi. Papa Francesco in ogni circostanza si apre serenamente al dialogo e all’incontro. Prima di lui, Benedetto XVI ha compiuto ogni sforzo per fare chiarezza e risolvere il problema. Sembra fuori luogo (e fuori tempo) che una realtà prestigiosa come l’ONU, abbia a puntare di nuovo sull’asprezza dello scontro. Non sarebbe meglio lavorare insieme? Questi laicisti restano sempre più incatenati alle sterili categorie della rabbia e dell’insicurezza.

don Gianni

Se un adulto smarrisce il suo ruolo

Inserito il 9 Febbraio 2014 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Pur con l’età qualcuno non matura. Resta incompiuto, eterno adolescente, bisognoso di approvazione e consensi. Dio però ci ha dato uno spirito da uomini responsabili.

L’immagine di copertina (pubblicata su lettera aperta del 9 febbraio 2014, NdR) può suscitare molteplici riflessioni, anche positive. Ne indico una.
Qualcuno non riesce a diventare adulto e sereno: resta adolescente, gioca con la vita, non realizza scelte stabili.

C’è chi ha bisogno di continui consensi: col linguaggio e col comportamento fa di tutto per ottenerli. Siano essi genitori o insegnanti, educatori o sacerdoti, ci sono adulti tanto insicuri da attribuire la massima importanza all’opinione di coloro che dovrebbero educare: non corrono mai da soli il rischio di rimanere stabili sulle proprie opinioni.

Una persona merita onore quando è fedele a se stessa. La ricerca esasperata del riconoscimento ci rende ambigui, dal volto doppio, sterili nei nostri interventi. Una domanda: perché lavoriamo? Per compiacere? Per essere applauditi o per essere autentici davanti a noi stessi e agli altri? Severo il monito di Gesù: “come potete credere voi che cercare gloria gli uni dagli altri?”. Un cammino costante dà senso alla vita, un giullare riscuote invece l’applauso passeggero quanto un fuoco d’artificio, che lascia la notte più buia di prima.

don Gianni

L’incognita delle opere pubbliche

Inserito il 2 Febbraio 2014 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi

Per molti i lavori pubblici sono un’incognita inquietante. Qualcuno li paragona ad una grave malattia: si vede quando inizia, non si capisce se finirà e con quali conseguenze.

Neanche il tempo di veder finiti i lavori in via Gallina, via Portara e Goldoni che subito abbiamo avuto un disagio per il rifacimento delle fognature in via Vallon e via San Donà. Il primo sentimento è certamente di gratitudine per il Comune che pensa alla sistemazione della nostra zona. Alla lunga, se non si facessero questi interventi ne soffriremmo parecchio. Tuttavia molta gente esprime un po’ di preoccupazione: risulta infatti che i lavori di via Vallon non siano ancora completi, anzi, ne mancherebbe ancora la metà. La ditta, che da principio aveva firmato il contratto, non avrebbe rispettato i tempi di consegna. Pare che il Comune sia intanto riuscito ad allontanarla e attenda di indire un nuovo appalto per concludere il lavoro.

Molti esprimono sofferenza, disagio, malessere. Poi anche indignazione, protesta, rabbia.
Bisogna riconoscere che se un cittadino compisse questi sbagli ne pagherebbe i danni, mentre  quasi mai i dirigenti pubblici subiscono le stesse conseguenze.

Più che rabbia, però, dovremmo provare “vergogna”, un sentimento più difficile, ma anche più opportuno. Nasce infatti quando ci accorgiamo che anche noi siamo colpevoli e responsabili del male altrui.

Se infatti la “cosa pubblica” sta facendo fatica è perché tutti, come comunità umana, abbiamo smarrito quel senso di giustizia e correttezza che coinvolge tutto l’essere: la razionalità, la volontà, i sentimenti.

Non è consentito distinguere fra vita privata e responsabilità pubbliche: solo chi è fedele nel poco può avere autorità su molto. Le opere pubbliche sono specchio della vita civile e sarebbero più snelle se lo stile di tutti fosse più essenziale.

don Gianni

Ai giovani: riconoscersi debitori

Inserito il 26 Gennaio 2014 alle ore 08:02 da Don Gianni Antoniazzi

Cosa insegnare ai più giovani? Quale valore è più urgente per il tempo presente? Forse il senso di gratitudine per quello che dal passato hanno ricevuto.

L’Italia, pure in crisi, offre ai nostri figli una realtà democratica, libera da miseria, fame e guerra. Per giungere fin qui, in passato molti hanno faticato, compiuto rinunce, dato la vita.

I giovani d’oggi curano l’immagine, cercano il piacere. Ma è corretto allargare l’orizzonte e scoprirsi debitori verso altri che hanno reso possibile il presente. Chi comprende questo fatto non si appiattisce nel godimento, bensì impedisce il declino della società, spera di lasciarla migliore e vi lavora con nuovi sentimenti di responsabilità ed entusiasmo. Chi vive da debitore distingue fra le proprie voglie e ciò che è buono per tutti. Nasce così una mentalità di convivenza tra fratelli, di impegno per la vita e la pace.

Intere generazioni hanno faticato perché noi avessimo un presente dignitoso. Come possiamo dunque accettare una mentalità da “6 meno meno”?. Sì, perché bisogna riconoscere che troppi giovani stanno “in fondo”  nel tempio della vita e sono spettatori, quasi ai margini del reale.

Allo stesso modo dovremo riflettere sulla fede. Quanti martiri hanno versato sangue perché l’annuncio di salvezza giungesse a noi inalterato, libero dai poteri della storia? Tutti ci scopriamo debitori di una fede, pagata a caro prezzo: non restiamo nella comunità da burattini indifferenti, ma con dedizione, a vantaggio di tutti.

don Gianni

Siamo gente senza passione?

Inserito il 19 Gennaio 2014 alle ore 08:04 da Don Gianni Antoniazzi

In giro mancano segnali di entusiasmo. Forse nemmeno a Messa avvertiamo profumo di Risurrezione. C’è poca voglia di fare o troppa stanchezza?

Non vedo segnali di entusiasmo e vivacità. Sto a contatto con la gente e anche nella visita alle famiglie raccolgo l’impressione di stanchezza e avvilimento. Qualche complimento lo ricevo per il Papa. Basta.

Il nostro cristianesimo dà l’idea di una fede tiepida e si leggono talora segni di freddezza nei rapporti tra noi che dovremmo essere fratelli. Poche le occasioni in cui troviamo passione. Soprattutto nella vita di certi giovani pare che ci si accontenti di uno stile piatto, in attesa di tempi migliori.

Lo ammetto: dilaga il gioco al ribasso. Da decenni la televisione gratta il fondo del barile, nella vita politica non emergono personalità coraggiose, il linguaggio è sempre aggressivo, talora scurrile. Anche la scuola annaspa senza fiato in paludi poco confortanti.

La Bibbia avrebbe parole severe per descriverci. Ai cristiani di Laodicea Dio rimprovera di non essere né caldi né freddi e poiché sono tiepidi sta per vomitarli (Apocalisse 3,14).

La nostra realtà senza passione è vomitata da Dio? Spero di no, oltre tutto perché a mio parere bisogna tener conto della continua pressione esterna che in questi anni ci carica di pensieri. Forse la strada giusta per ritrovare entusiasmo e passione non è quella di fare più cose, di cercare più forza, bensì imparare a togliere energia ai pensieri verso le cose che facciamo, per trovare maggior riposo nella vita di ogni giorno. Chi riposa nella speranza in Dio ha anche la possibilità di una maggiore energia per l’avvenire. Bisogna provarci.

don Gianni

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