Inserito il 23 Settembre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
E’ un compito veramente impegnativo essere genitori oggi: quando i figli crescono, con equilibrio, va dato spazio al loro corpo ma anche alle loro libere scelte.
Vedo molta attenzione per la sicurezza, la forma fisica e la possibilità di carriera dei ragazzi: su questi ambiti alcuni genitori diventano severi e inflessibili. Su altre scelte che riguardano valori, relazioni e fede noto invece una certa indulgenza e già dalla prima adolescenza si lascia libertà di coscienza. In questo caso si rischia un “rapporto debole”, senza autorevolezza, fondato prevalentemente sulla sfera emotiva e affettiva.
È così difficile trovare un equilibrio che rispetti la coscienza dei figli ma li preservi dagli sbagli gravosi: si rischia addirittura l’intoppo del povero Geppetto: arrestato dai carabinieri perché con rabbia inseguiva Pinocchio, che, ricevute le gambe, aveva tirato un calcio al padre ed era fuggito di casa (è successo: un genitore italiano è stato arrestato in Svezia per uno scappellotto al figlio).
Resto contrario al “padre padrone” che impedisce qualunque libertà di coscienza. Gesù stesso ha rispettato le scelte del giovane ricco e di chi lo tradiva. Quando però si parla di giovanissimi è necessario offrire una proposta educativa completa. A Godega di Sant’Urbano, alcuni genitori hanno permesso che il figlio, appena patentato, tornasse a casa di notte con sei amici in un’auto sola, tutti un po’ alticci: un morto e tre segnati a vita. I figli hanno bisogno di sponde sicure nelle quali far navigare il fiume impetuoso della propria giovinezza. E mi chiedo: qualcuno lascia ai giovanissimi la scelta di frequentare il catechismo: non sarebbe meglio dar loro almeno un parere pressante? Al lettore le conclusioni.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Negare la coscienza o dar piena libertà
Inserito il 16 Settembre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Oggi, domenica 16 settembre, alle Sante Messe delle ore 9.00 e delle ore 12.00, salutiamo con affetto don Stefano che per due anni, ha dato un grande aiuto alla nostra comunità. Da questa data la parrocchia resterà senza il secondo sacerdote.
Salutiamo don Stefano. Il Signore gli doni il centuplo. In parrocchia e fuori molti domandano come si potrà continuare l’attività senza la presenza di un secondo sacerdote in pianta stabile. Da parte mia ripeto che se il Signore dà un peso darà anche le forze per portarlo. Certo è necessaria maggior austerità in tutto: nei tempi, nel riposo, nel mangiare, nei colloqui, negli affetti, nelle iniziative, nel modo di essere. Sia però chiaro: non attribuisco in alcun modo la responsabilità diretta di questa situazione al vescovo. Non ha sacerdoti a disposizione, è appena arrivato e subito ha dimostrato una grande passione pastorale. Troverà di certo l’occasione per starci vicino. L’ho già scritto: vedremo sorprese piacevoli. Alcuni si interrogano sui suoi collaboratori che non hanno saputo o voluto spendere una parola in merito. Da parte mia capisco: forse è meglio che sia Carpenedo a portare i pesi piuttosto che altre parrocchie più in difficoltà. So di poter contare sull’aiuto di tanta gente buona. Ci sarà anche il sostegno costante di don Fabio e quello appassionato e paterno di don Armando che di certo, salute permettendo, non si farà supplicare per lavorare.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Grazie don Stefano
Inserito il 9 Settembre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Quasi tutti ormai sono al corrente che domenica prossima saluteremo don Stefano. Per 2 anni ha dato un grande aiuto alla nostra comunità. Da quella data la parrocchia resterà senza il secondo sacerdote.
Domenica prossima, 16 settembre, don Stefano saluterà la comunità alle S. Messe delle 9.00 e delle 12.00. Dopo l’ultima messa sarà possibile fermarsi e sostare con questo nostro amico e fratello per un brindisi. Chi vuole partecipare al regalo (gli daremo una busta per le sue necessità future) lasci la propria offerta in segreteria oppure nell’apposita cassetta posta in chiesa durante le S. Messe.
Resteremo quindi senza il cappellano. Dovremo chiedere una mano in più a don Fabio e, in modo compatibile coi suoi impegni, dovremo confidare sul sostegno di don Armando che conosce e ha edificato questa realtà per alcuni decenni.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Grazie don Stefano
Inserito il 26 Agosto 2012 alle ore 07:59 da Don Gianni Antoniazzi
Solennemente al campo scout c’è stata l’alza e l’ammaina bandiera quotidiana. Ma bisogna chiedersi come un cristiano possa essere un “buon” cittadino italiano.
L’Italia ha compiuto 150 anni. E la Chiesa, alla sua maniera, ha festeggiato con una solenne liturgia. Ma bisogna essere onesti e ricordare che questo paese si è costituito con fatica, anche contro il volere del papato, e oggi pure c’è chi preferirebbe al suo posto una semplice confederazione, in ubbidienza alle ideologie di interessi personali.
Da parte mia, mi sento cristiano e italiano. Due appartenenze che non contrastano né sono in concorrenza fra loro. Anzi: vi è una possibile convergenza per il “bene comune”. Ricordo le parole degli antichi padri (S. Giustino in primis): i discepoli del Signore abitano tranquillamente la polis e partecipano responsabilmente alla storia del paese senza evasioni ed esenzioni. Certo: l’Italia non è un articolo di fede né un principio strutturale della Chiesa che resta cattolica e universale. Ma i cristiani sono chiamati ad amare la terra data loro in sorte (Giustino). Per lei c’è gratitudine e rispetto: ha dato da vivere a padri e figli. Di più: si prega per i governanti – anche non cristiani – come nell’antichità si pregava per l’Imperatore. I Cristiani partecipano con responsabilità alla costruzione della società italiana e lavorano per la giustizia, la libertà e la pace: nella buona e cattiva sorte. Ben sapendo che non sono le proteste o le rivoluzioni a cambiare profondamente il corso degli eventi, ma piuttosto l’amore a immagine del Crocifisso.
Noi cristiani dobbiamo anche superare il nazionalismo, come se la nostra cultura fosse migliore, senza o contro gli altri. E dobbiamo vigilare che non si affermino spinte localistiche che generano razzismo verso i lontani e le regioni vicine. È sempre molto più ciò che unisce e porta a convergenze, ben sapendo che il progresso o è di tutti o di nessuno. Un ripiegamento su di sé e l’esclusione dell’altro contraddirebbe gravemente l’ispirazione cristiana. Sa di barbarie e di regresso ciò che si afferma “da solo”: figli di nessuno non si nasce.
don Gianni Antoniazzi
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Ha ancora senso un amor di patria?
Inserito il 19 Agosto 2012 alle ore 07:57 da Don Gianni Antoniazzi
Rientrato dai campi molti mi hanno chiesto come fossero andate “le ferie”. È bene chiarire, anche per difendere la qualità della proposta e l’operato degli adulti.
È bello ma non è semplice avere i figli degli altri. Sulle labbra c’è il sorriso ma nel cuore il peso di rendere conto di tutto. Chi è responsabile si sveglia presto e va a letto tardi. Dorme per modo di dire, pronto ad intervenire quando serve. La giornata è ritmata da attività continue. I responsabili partecipano alle uscite, ai momenti formativi, ma anche ai giochi e a tutti i disagi. Non si sta fermi, neppure un momento. C’è sempre la preoccupazione per la crescita umana e spirituale dei ragazzi senza la quale tutto sarebbe inutile. Ci sono mille imprevisti, le corse in ospedale, i ritardi e le contestazioni di qualcuno, perché non tutti hanno la stessa testa. Talora si dorme a terra, con una minima tendina, altre volte in mansarde impolverate o sul nudo cemento con stuoino e sacco a pelo.
Pur limitato come sono nell’uso dell’intelligenza non chiamerei “vacanza” questo tempo. Né adesso, né in passato ho visto una corsa dei preti per partecipare a queste esperienze.
E non si stacca la spina dalle attività quotidiane. La tecnologia è satanica: col cellulare e il computer si è al lavoro ovunque. Sempre connessi alla parrocchia e sempre a disposizione di chi ha necessità.
Perché scrivo queste cose? Non per difendere me stesso ma gli animatori, organizzatori, capi scout, cuochi e cambusieri. Hanno rinunciato alle ferie. Hanno faticato e vanno ringraziati. E sia chiaro che la parrocchia non propone vacanze a basso prezzo, ma esperienze a tutto tondo, gioiose e formative, appassionanti e faticose al contempo.
Spero che nessuno mi chieda più delle ferie: non le faccio da 20 anni. Semmai bisogna domandarsi se il lavoro porterà frutto.
don Gianni Antoniazzi
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Come si fa a chiamarle ferie?
Inserito il 12 Agosto 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Mercoledì prossimo la Chiesa celebra la memoria dell’Assunzione di Maria al cielo.
Alla fine del suo passaggio sulla terra, la Madre del Redentore, preservata dal peccato e dalla corruzione, è stata elevata nella gloria in corpo e anima vicino a suo Figlio, nel cielo. La tomba vuota di Maria, immagine della tomba vuota di Gesù, significa e prelude alla vittoria totale del Dio della vita sulla morte, quando alla fine del mondo farà sorgere in vita eterna la morte corporale di ognuno di noi unita a quella di Cristo.
Si tratta di una festa divenuta ormai pretesto per la “vacanza” estiva. In realtà è una celebrazione di precetto ricca di significati e preziosa per la nostra fede.
Senza interferire con i progetti di nessuno, è giusto raccomandare a chi resta in parrocchia di non mancare alla celebrazione dell’eucaristia.
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su 15 agosto, Assunzione della Beata Vergine Maria
Inserito il 5 Agosto 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Da quando ho comunicato che perderemo il cappellano, molti giovani del campo di Gosaldo, mi hanno chiesto ragione del celibato dei sacerdoti, dicendo che sarebbe causa per la mancanza di vocazioni. Riporto la mia opinione.
So bene che il celibato non è un dogma di fede. La Chiesa l’ha ritenuto opportuno poco alla volta, a partire dal concilio di Elvira nel IV secolo.
In Terra Santa, durante un pellegrinaggio, ho incontrato a Betlemme un sacerdote come me, in tutto e per tutto fedele al Papa. Era cristiano cattolico di rito Maronita e, seguendo la “legittima tradizione” in vigore in quella chiesa, ha scelto di sposarsi prima del sacerdozio (ne parla il Concilio Vaticano II nella Presbiterium ordinis). Ci raccontava che il matrimonio non ha aumentato il numero di vocazioni. Anche lì c’è una grave crisi. La ragione è presto detta: è necessario infatti, che anche la moglie e i figli condividano profondamente la vocazione sacerdotale e una vita improntata al vangelo.
Sono stato a Mosca e ho conosciuto i preti ortodossi. Per lo più sono sposati. Di fatto più di qualcuno è anche separato o divorziato: (come gestire in occidente questo fatto? La canonica resterebbe alla moglie?). È vero che, dopo la Perestroika, in Russia il numero dei sacerdoti negli ultimi decenni è aumentato di 10 volte. Ma bisogna aggiungere che essi vivono in case private, l’impegno per la chiesa comporta solo la celebrazione di una messa al giorno e vivono con lo stipendio dato dalla comunità. Non c’è dunque una vita pastorale paragonabile a quella cattolica. In più ora sopraggiunge questa crisi di identità legata anche ai divorzi.
Quanto poi alla chiesa evangelica, la figura del Pastore è più in crisi di quella del sacerdote cattolico. Anzi: secondo un osservatore “esterno” come Cacciari, la chiesa evangelica, di fatto già “non esiste” più.
A mio modesto parere la mancanza di vocazioni dipende da altri fattori. Il primo: la mancanza di una fede profonda nelle comunità che si dicono cristiane. Vi è un’appartenenza al Vangelo alquanto formale, limitata per lo più ai sacramenti di fanciulli e alla celebrazione delle esequie. In secondo luogo: c’è una crisi ben superiore che non riguarda il cristiano, ma l’uomo. Come uomini facciamo fatica oggi a compiere scelte importanti. Quanti, per esempio, scelgono un matrimonio per sempre? Questo forse è il punto della questione. Ma non sempre è possibile dirlo ad alta voce, perché sembra preferibile attribuire agli altri, nel nostro caso alla Chiesa “inadeguata ai tempi”, i problemi che invece ci riguardano da vicino.
don Gianni Antoniazzi
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Celibato dei preti e crisi di vocazioni
Inserito il 29 Luglio 2012 alle ore 07:59 da Don Gianni Antoniazzi
Il sacerdote più giovane che nell’ultimo biennio ci ha aiutati in parrocchia viene trasferito a Santa Barbara. Al momento nessuno prenderà il suo posto e Carpenedo perderà il cappellano.
A settembre don Stefano va a S. Barbara. Tutti ne sono al corrente: abbiamo dato l’avviso alle S. Messe di domenica scorsa, è stato scritto su Gente Veneta, sono girate le mail e, per gli appassionati di social network, la cosa è andata su Facebook. Al momento sarà cappellano di quella comunità ma col tempo ne diventerà parroco. Il Signore lo accompagni. Noi lo sosteniamo. Ha lavorato qui generosamente, ha creato legami, ha curato i chierichetti, la catechesi, ha risolto svariate questioni.
Il suo spostamento fa parte della vita del prete che poco alla volta assume responsabilità maggiori e diventa “padre” di una comunità.
Il problema, per noi, sta nel fatto che non sarà sostituito da alcuno per mancanza di vocazioni e perché vanno privilegiate comunità più bisognose.
È anche colpa nostra: negli anni ’50, la parrocchia ha ricevuto dalla diocesi anche 6 cappellani insieme. In più qualche prete la domenica si è sempre aggiunto per celebrare le messe. Poche invece le vocazioni nate qui. Due soltanto negli ultimi 50 anni: un sacerdote per la diocesi e uno per le missioni.
Certo, in 7 anni ci sono stati fin troppi cambi: don Armando, don Paolo, don Robert, don Marco, don Luigi, don Danilo, don Renato e padre Lino e ora don Stefano. Lo riconosco: Carpenedo avrebbe bisogno di stabilità e di un vicario parrocchiale: tanti, troppi gli impegni e le attenzioni da avere per uno solo. Ma sangue dai muri non se ne tira fuori, e la coperta della diocesi è troppo stretta. Ho già chiesto di avere il diacono che verrà ordinato prete l’anno prossimo. Ma mi hanno risposto che è già stato assegnato. Mi hanno proposto un sacerdote del Marcianum, di quelli che vengono dall’estero per il dottorato. Una presenza ricca, significativa. Ma a noi serve un servizio 24 su 24, uno che si dedichi alla gente, non uno che sta sui libri per la tesi.
Stando così le cose si riduce il mio tempo. Dovrò valutare a quali impegni diocesani rinunciare. Così pure chi in parrocchia cerca discussioni sterili o fomenta problemi inutili dovrà fare un passo indietro. Resta fermo il principio che la comunità cristiana non è portata avanti dai preti ma dallo Spirito di Dio. La nostra parrocchia sa di contare sulla sua incessante azione.
don Gianni Antoniazzi
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Perdiamo don Stefano e anche il Cappellano
Inserito il 23 Luglio 2012 alle ore 15:12 da Don Gianni Antoniazzi
Dato in Gosaldo il 21 luglio 2012
Cari amici, vi scrivo dalla montagna.
Nel mattino sono saliti i giovani del campo superiori. Nel pomeriggio sono scesi i ragazzi di seconda e terza media.
Vi prego di accogliere le mie parole con fede nel Signore.
Alle 11 di questa mattina mi ha chiamato mons. Mario Ronzini, delegato ad omnia del patriarca e mi ha comunicato che don Stefano è stato chiamato ad esercitare il suo servizio sacerdotale in un’altra comunità parrocchiale della diocesi: la chiesa di S. Barbara di Mestre.
A settembre egli prenderà servizio nella sua nuova comunità, ove sarà coadiuvatore del parroco don Gianfranco Pace, e con l’andar del tempo, diventerà poi parroco a sua volta.
Ci rallegriamo con lui per questo nuovo incarico ove potrà compiere altri passi di servizio nel nome del Signore.
Allo stesso tempo però esprimo una certa preoccupazione per la nostra parrocchia. Al momento infatti ci è stato detto che non sarà più possibile inviarci un altro giovane sacerdote che si occupi in particolare della pastorale dei ragazzi e dei bambini: troppo poche le vocazioni per far fronte a tutto.
Mentre prego il Signore perché la nostra comunità continui a crescere nella fede raccomando a voi di sostenere don Stefano in questo passaggio significativo, e chiedo al Signore il dono di nuove vocazioni al sacerdozio.
Nella speranza di rivederci presto.
don Ganni Antoniazzi, Parroco
Inserito in Notizie parrocchiali | Commenti disabilitati su Lettera del Parroco
Inserito il 22 Luglio 2012 alle ore 07:46 da Don Gianni Antoniazzi
Non ci sono solo fallimenti economici. Le esperienze più gravi sono le delusioni che vengono dal rapporto con chi doveva aiutarci.
È inevitabile: la vita di ciascuno è cadenzata da fastidiose delusioni. Mosè, per esempio, ne subì in gran numero.
Deluso dalla famiglia che l’abbandonò nelle acque del Nilo, concluse la sua giovinezza con un fallimento bruciante, allontanato dalla corte del Faraone.
Fu così provato dalle difficoltà da scegliere il lavoro solitario del pastore. Era balbuziente e per parlare coi potenti aveva bisogno della mediazione di Aronne: immaginiamo la sfiducia nelle proprie capacità. Più volte il popolo, liberato dalla schiavitù, lo contestò e si oppose al Dio che lui annunciava come salvatore: ricordiamo il voltafaccia del Sinai, di Massa e Meriba, le incessanti proteste.
Chiamato a condurre Israele nella Terra Promessa patì in questo caso l’ultima sua delusione: egli stesso non vi poté entrare ma la vide solo da lontano.
Eppure, al posto di protestare e chiudersi in una rabbia furiosa, profittò di queste esperienze per capire la propria fragilità ed affidarsi completamente al volere misterioso del suo Dio.
Così vale per ciascuno. C’è una delusione per se stessi, per la propria famiglia e comunità, per la politica e il lavoro, per lo sport e le amicizie. Riconosciamo che nulla ci soddisfa fino in fondo e ogni esperienza non restituisce quello che promette. Quando sopravviene lo scacco, allora ci troviamo in quello stato di attesa e di vigilanza che fu di Mosè per 40 anni.
Egli lasciò che la delusione, il dolore, la rabbia venissero a galla; non mascherò questi stati d’animo e non cercò vuote autogiustificazioni. Intuì che nella sua vita c’era il vuoto e lasciò che Dio lo riempisse di sé. E la delusione fu per lui una grande crescita.
don Gianni Antoniazzi
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Delusioni: tarpano le ali o fanno crescere?