Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La logica dello struzzo

Inserito il 18 Maggio 2022 alle ore 17:30 da Don Gianni Antoniazzi

Ci danno 200 euro per far fronte al caro bollette. In Italia, tuttavia, non serve l’ennesimo contributo versato a pioggia. La nostra gente cerca una politica solida e coraggiosa, che promuova la vita futura

La guerra fa sentire il peso sulle bollette e il governo ha deciso un contributo una tantum di 200 euro a chi guadagna meno di 35.000 euro l’anno. Lo prenderà anche chi riceve il reddito di cittadinanza. Non conta però il numero dei figli: 200 euro per chi non ne ha e sempre 200 euro per chi ne avesse anche 4.

Penso al film “Don’t Look Up” (non guardare in alto): alcuni scienziati individuano un meteorite che viaggia contro la Terra, ma i politici minimizzano la vicenda per seguire altri calcoli elettorali. Il film analizza la relazione fra i dati della scienza e le reazioni della politica. Alla fine, il meteorite ha la meglio e, fra la superficialità generale, finirà per impattare sul pianeta con esiti catastrofici.

In Italia avviene qualcosa di analogo. Il demografo Roberto Volpi ha pubblicato un libro dal titolo «Gli ultimi italiani – Come si estingue un popolo» (Solferino). Il testo spiega che, seguendo l’attuale tendenza, fra 80 anni gli abitanti in Italia saranno la metà, ma di fatto «niente resterà al suo posto, perché tutto decade, si impoverisce, invecchia, si sfalda», e dunque «stiamo andando incontro al disastro serenamente travolti dall’ordinarietà». Roberto Volpi non cerca pubblicità, ma studia con rigore.

Nel 2021 un altro demografo, Alessandro Rosina, in «Crisi demografica» (Vita e Pensiero) aveva lanciato un allarme simile suggerendo interventi e politiche «per un Paese che ha smesso di crescere».

Nel 2019 era uscito il testo «Italiani poca gente: il Paese al tempo del malessere demografico» (Luiss), scritto dal demografo ed ex presidente dell’Istat, Antonio Golini.

Insomma, siamo in caduta libera, ma al posto di occuparci di questo si pensa a prendere qualche voto nelle prossime votazioni e si elargiscono 200 euro. Se arrivassero anche a me li destinerei a una famiglia numerosa. Il lago della popolazione italiana si sta asciugando rapidamente. Non voglio fare lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia.

don Gianni

Davvero cerchiamo la pace?

Inserito il 11 Maggio 2022 alle ore 19:13 da Don Gianni Antoniazzi

La guerra non nasce dal caso o dal destino ma dal cuore dell’uomo. Come un grande fiume raccoglie i corsi d’acqua affluenti così la guerra è frutto delle tensioni sociali di un popolo intero

Prima premessa. Il pensiero del Papa è chiaro: la guerra non ha senso. Con le armi non c’è un vincitore ma ci perdono tutti. La pace, se imposta con la forza, porta presto ad un nuovo conflitto.

Seconda premessa. Papa Francesco viene tirato in ballo da molti: le sue parole sono una coperta comoda e ciascuno vorrebbe tenerla.

Terza premessa. Papa Francesco chiede sempre la fine della guerra in Ucraina, sia in privato che in pubblico. Domenica scorsa ha chiesto di pregare perché i responsabili delle Nazioni «non perdano il “fiuto della gente” che vuole la pace».

Finite le premesse. Di solito apprezzo molto il Papa per il coraggio. Mi piacerebbe che parlasse di più di Cristo, morto e risorto, ma mi sta bene così. Forse mi sbaglio, ma non vedo che “il fiuto della gente” voglia la pace. Nelle nostre famiglie le tensioni ci sono e non piovono dal cielo: spesso vengono per cupidigia o per invidia. Vedo che nutriamo bene la mala pianta della rabbia.

C’è chi se la prende coi fratelli, chi con la nuora o il suocero, chi coi colleghi o coi datori di lavoro, chi coi propri dipendenti, chi coi politici e chi coi preti. Mi pare che molta parte delle tensioni riguardi la cupidigia, la voglia di possesso. Ho sempre pensato che le guerre vengano dalla somma delle tensioni personali. A me pare tanto che anche le nostre persone che vengono dall’Ucraina desiderino la vittoria del loro popolo. E come dargli torto?

Insomma, senza escludere anche me dal numero, mi pare che ci sia da fare un gran lavoro sulla pace, ma non solo per i politici. Proprio per la gente. Credo che quando uno ha il cuore in pace riesce a mettere in pace un popolo. Forse dovremmo studiare molto di più l’esempio di Gandhi che troppo in fretta abbiamo dimenticato.

don Gianni

La festa della mamma

Inserito il 5 Maggio 2022 alle ore 11:03 da Don Gianni Antoniazzi

Da sempre la comunità cristiana favorisce la maternità. Fu anche un sacerdote di Assisi a sostenere la Festa della Mamma, oggi divenuta un appuntamento quasi internazionale nella seconda domenica di maggio

In questa domenica, 8 maggio, ricorre la Festa della Mamma.

L’Apostolo Paolo cita una sola volta Maria. Ne parla ai Galati: “Nella pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio, nato da donna” (Gal 4,4-7). Una frase ricchissima. Per entrare nel tempo, Gesù ha fatto l’esperienza comune a tutti: abitare 9 mesi nel grembo materno. Lì, come ciascuno, ha conosciuto il battito del cuore che diventa il ritmo dolce della vita. In quel luogo ha sperimentato il calore umano che avvolge e difende. Lì, come tutti, è stato nutrito circondato dalla vita di una donna fatta dono.

Anche l’evangelista Luca, all’inizio del Vangelo, si esprime in questo modo: “Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo” (Lc 2,16-21). Il linguaggio della Bibbia non dice “concepito nel pensiero” o “nelle discussioni accademiche”. E non si ferma dicendo “fu concepito” e basta. La scrittura aggiunge: “nel grembo” che è la prima casa, quella dove ciascuno mette radici profonde.

L’esperienza della maternità, dunque, va sempre sottolineata con ogni vigore. È forse uno degli eventi che più richiama il volto del Padre. Dio, infatti, dal nulla dà vita all’essere. Il grembo materno rinnova questo miracolo: è lì che la vita dal niente fiorisce e si sviluppa.

In questi mesi di rabbia, la maternità e il grembo femminile diventano l’antidoto perché l’umanità non precipiti nella barbarie.

don Gianni

Serve uno Stato laico

Inserito il 27 Aprile 2022 alle ore 19:43 da Don Gianni Antoniazzi

La fede cristiana promuove un ambiente civile, aperto, libero e sereno. I cristiani pregano per i governanti e collaborano al bene comune, ma non mescolano la fede con gli interessi di un partito

Durante il pranzo, don Mario ha mostrato un manifesto che gli era stato consegnato. Era la condanna del comunismo della curia di Piacenza (decreto Santo Uffizio 1949), espressa con linguaggio e mentalità a me sconosciuti (sono uscito dal seminario nel 1992 e il pianeta era ormai un altro). In quel foglio si legge la distanza fra la Chiesa italiana e il Partito di sinistra, a sostegno dell’allora Democrazia Cristiana. A tavola c’era anche don Vincenzo, che in America latina ha respirato un clima diametralmente opposto.

Poco dopo, alla televisione, si vedevano le immagini di Putin che ha partecipato alla Messa della Pasqua ortodossa. Ha ricevuto la “benedizione” del vescovo di Mosca e, a sua volta, l’ha ringraziato per la vicinanza alla Patria.

Queste alleanze fra “trono e altare” sono più frequenti di quanto s’immagini. Non aiutano in alcun modo la fede. Già nel 313, con l’editto di Costantino, la comunità cristiana è stata ferita: ha perduto la sua libertà, il suo entusiasmo, la sua carica profetica e la sua capacità di annunciare per intero il Vangelo. L’adesione al battesimo è diventato un atto formale per appartenere a Roma.

Noi cristiani abbiamo bisogno di uno governo laico nel senso più alto e nobile. Certo: non laicista, cioè non aggressivo a priori verso la fede, anzi disponibile a incontrare le varie sensibilità umane.

I cristiani, da parte loro, devono lavorare con passione per la politica, ossia per il bene comune. Ciascuno lo farà secondo la propria sensibilità e il proprio orientamento.

Grave però pensare che la comunità intera, la Chiesa nel suo insieme, possa stabilire un’alleanza con un singolo partito: ne scadrebbe la vita sociale e quella di fede.

don Gianni

Le celebrazioni pasquali

Inserito il 20 Aprile 2022 alle ore 19:32 da Don Gianni Antoniazzi

A Pasqua si è rinnovato il dono di grazia che ci riconcilia col Padre e ci rende comunità di fratelli. Stavolta abbiamo avuto anche due battesimi di adulti e due di bambini. Facciamo il punto alla luce della fede

Abbiamo celebrato le Palme, la Settimana Santa e la Pasqua. È importante lasciare traccia di quanto si è fatto e utile riferire qualche opinione personale.

Anzitutto c’è stato il segno di una forte ripresa. Dopo due anni scanditi dal Covid abbiamo per esempio consegnato alle famiglie il segno dell’ulivo benedetto. Questo gesto è stato compiuto con passione e allegria. È stato gradito da chi lo ha ricevuto e ha riempito il cuore di chi ha l’ha organizzato e portato a termine.

È stata ripresa la Via Crucis. È stata una liturgia del tutto diversa dal passato: prima della pandemia sembrava un rito stanco, quasi obbligatorio o ripetitivo. Quest’anno è stata realizzata con grande passione, guidata dai laici e condotta dal canto corale di tutti. Una sorpresa che ha dato molto conforto.

Anche durante il Triduo, appuntamento più prezioso, la partecipazione è stata qualitativamente del tutto diversa dal passato e insieme anche numerosa. Le celebrazioni in chiesa sono state solenni.

Pesa un po’ l’assenza di parecchi giovani. Dobbiamo lavorarci. È uno dei compiti che c’è stato consegnato dall’assemblea. Tuttavia, non possiamo certo lamentarci delle assenze, anche perché in questi giorni di ferie molte famiglie hanno profittato per fare una breve vacanza (più che in passato!): in molti c’è stato il desiderio di muoversi.

In genere, comunque, sembra di aver visto una marcata adesione alla fede. Va segnalato che fino a prima della pandemia, in occasione delle feste pasquali, molti parenti che abitano lontano rientravano a Carpenedo. Quest’anno non è stato così. La Messa di mezzogiorno ne è stata la prova.

don Gianni

Buona Pasqua

Inserito il 13 Aprile 2022 alle ore 20:32 da Don Gianni Antoniazzi

La celebrazione Pasquale è il centro della fede. L’augurio rivolto ai credenti, ma valido per tutti, non può che essere la prima parola pronunciata da Gesù risorto nel Cenacolo: shalom

Il Cero Pasquale è simbolo del Risorto. Gli antichi ammiravano questa struttura maestosa per il tempo, prodotta in cera d’api. La sua fiamma costante e la luce intensa erano segno di una vita permanente.

Negli ultimi tempi, qui in parrocchia, si è chiesto a qualche artista di decorare questo segno e, quest’anno, l’immagine di Claudio Trevisan (pubblicata sulla copertina di lettera aperta del 17 aprile 2022, NdR) è significativa. Vi è raffigurata la croce che esprime la condizione umana e l’amore di Cristo.

Sul versante umano spesso ci troviamo a vivere da crocifissi. È frutto delle nostre scelte. Sul versante divino, Cristo che ci ama desidera stare là dove noi ci troviamo. Anzi: sale in croce al posto nostro. Sul Cero c’è poi una colomba con un ramo d’ulivo. È segno di shalom, di pace, cioè di una vita felice, gioiosa, ricca di soddisfazione. È il dono del Risorto per gli uomini.
Tutta l’immagine del Cero è composta di rettangoli multicolori, quasi un puzzle costituito dalle diverse identità umane. Nel suo insieme, il Cero acclama che la luce viene da chi si spende per gli altri. Chi invece non vuole consumarsi risulta inutile.

L’augurio di Pasqua è quello di trovare pace nei rapporti, seguendo poco per volta l’itinerario suggerito da questo “segno” solenne.

don Gianni

Pasqua e giudizi ingannevoli

Inserito il 6 Aprile 2022 alle ore 20:40 da Don Gianni Antoniazzi

Con questa domenica, 10 aprile, inizia la Settimana Santa in preparazione alla Pasqua. La morte e la risurrezione di Gesù sono fatti interpretati in modo diametralmente opposto da chi ha fede o meno

In questi giorni, man mano che l’esercito russo indietreggia, appaiono immagini sconvolgenti: si scoprono fosse comuni, corpi di persone inermi con le mani legate dietro la schiena e freddati con un colpo alle spalle. Vengono alla luce luoghi di tortura e soprusi di ogni tipo, su innocenti e donne indifese. C’è chi interpreta queste immagini attribuendole alla violenza delle milizie russe altri invece attestano che si tratta di un montaggio creato ad arte.

Questa opposta interpretazione della storia ha radici lontane. Già al tempo di Gesù, in occasione della sua ultima Pasqua, c’erano capi del popolo, scribi, farisei, anziani che lo accusavano di ogni crimine. Altri invece acclamavano «Osanna al figlio di Davide» e trovavano in lui il volto di Figlio di Dio.

Anche nella storia personale spesso emerge questa fatica: ci sono persone che ci accolgono e ci stimano, altre ci respingono senza una ragione esatta.

Nel Vangelo ci sono due episodi: nel momento del giudizio, Pilato si lava le mani e rinuncia alla decisione. C’è poi il ricco epulone che, giunto agli Inferi, chiede il segno della risurrezione di un morto perché i fratelli si ravvedano. Come se per giudicare sia necessario un segno forte. Abramo risponde che «hanno Mosè e i profeti, se anche un morto risorgesse non si convinceranno».

Come a dire che non mancano le occasioni per capire la realtà. Basta essere responsabili e aperti alla vita per intuire dove sta la verità.

don Gianni

Ultimi passi per Pasqua

Inserito il 30 Marzo 2022 alle ore 19:42 da Don Gianni Antoniazzi

La Pasqua si sta avvicinando rapidamente. Forse, trascinati dalle vicende di questi mesi, non abbiamo ancora potuto raccogliere i pensieri e cominciare il cammino di conversione. Nulla, tuttavia, è perduto.

Domenica prossima, 10 aprile, la Chiesa celebra la festa delle Palme. È una tappa preziosa perché dà inizio alla Settimana Santa e porta alla Pasqua di risurrezione, il 17 aprile. Questi appuntamenti non si possono vivere in modo distratto e superficiale, come fossero semplice folclore. È necessario essere attenti e cercare il Risorto.

Purtroppo, quest’anno viviamo un contesto del tutto particolare: la pandemia mantiene la pressione sulle nostre vite quotidiane e, più ancora, il recente conflitto alle porte dell’Europa ci preoccupa per le conseguenze che può avere in futuro. Molti si avvicinano alla Pasqua senza poter raccogliere i pensieri e senza compiere il dovuto cammino di conversione. Nulla è perduto. La grazia di Cristo ci raggiunge lì dove siamo. In questa settimana e nella prossima, abbiamo l’occasione di rimetterci in cammino.

In questi giorni c’è il grande dono della riconciliazione. Per tutti è importante riprendere il ritmo di preghiera, l’ascolto della Scrittura, rinvigorire la carità e il digiuno. È sufficiente aprire le porte all’amore del Padre. Da parte mia penso sempre al ladrone che, nella tradizione, abbiamo chiamato “buono”. Secondo il racconto dei Vangeli, negli ultimi istanti ha profittato della sua condizione per rivolgersi a Gesù. Ciascuno di noi può sentirsi nella sua condizione e confidare che la Pasqua di quest’anno, pur vissuta all’ultimo momento, sia un dono di gioia e di vita completa.

don Gianni

La grande sfida: riconciliarsi

Inserito il 24 Marzo 2022 alle ore 15:47 da Don Gianni Antoniazzi

La Quaresima è un cammino di servizio a Cristo e ai fratelli. È una strada di preghiera, di digiuno e di carità. C’è però anche la bellezza del perdono fraterno dato e ricevuto come un dono dal Padre.

Il Cristianesimo è l’unica “religione” (leggi fede!) che chiede di “uscire” dalla religione, per essere a servizio dell’umanità. Come diceva il vangelo di domenica scorsa: siamo “alberi di fico”, piantato nella vigna perché la fecondità della Pasqua riempia di frutti tutta la vigna.

Così il Cristianesimo si distingue da ogni religione per la capacità di uscire da sé stessi e andare verso gli altri. La grande sfida è trovare l’accordo coi fratelli. Per questo il Cristianesimo è un vero umanesimo (nel senso non laicista): realizza per intero l’uomo (“Ecce Homo”, diceva Giovanni); ecco l’uomo: colui che ama gli altri, offrendo la vita.
La grande conversione viene dalla rabbia del Venerdì Santo che ci rende nemici, alla Riconciliazione della Pasqua che ci trasforma in fratelli.

Di natura siamo anzitutto animali. Se vogliamo diventare compiutamente umani dobbiamo dominare le forze dell’istinto. Ci abitano libido e pulsioni: la rabbia ci aliena e ci toglie libertà. È dunque prezioso porre segni di riconciliazione concreti. Non teorici. Non vaghi. è per questo che invitiamo i giovani e gli adulti ad aderire alla grande occasione della Riconciliazione che si terrà in questi giorni: per i giovani il 29 marzo alle 20:30. Per gli adulti il 6 aprile alle 20:45.

Per la Quaresima noi pensiamo ai sacrifici: niente burro a tavola o nutella sul pane, ma è la libertà dalle passioni a darci la postura di uomini e donne liberati.

don Gianni

Carità e 28 euro al giorno

Inserito il 17 Marzo 2022 alle ore 08:43 da Don Gianni Antoniazzi

C’è da accogliere chi scappa dalla guerra in Ucraina e si sta parlando di eventuali 28 euro al giorno per risarcire le spese di chi si convenziona con le prefetture. Qualcuno pensa già che sia un tesoretto da spartire

Parrocchia, Fondazione Carpinetum e Associazione il Prossimo hanno realizzato un primo nucleo ove accogliere chi scappa dalla guerra in Ucraina. Si tratta in genere di mamme con bambini. Molte famiglie si stanno rendendo disponibili per un’accoglienza diffusa (al momento i numeri non sono stratosferici).

Qualcuno già ipotizza che tutto questo sia accompagnato da una cifra di 28 euro al giorno per persona. In internet e in alcuni giornali (La Verità) si calcolano gli affari che potrebbero contrarre coloro che si convenzionano con le prefetture, entrano nella rete Cas e godono del risarcimento spese.

Ebbene ci teniamo a dire che le attività svolte da parte nostra non rientrano in alcun modo in questo orizzonte: non chiediamo né percepiamo alcun contributo, né in passato l’abbiamo mai avuto. Non disprezziamo affatto chi prende questi soldini. Anzi: riteniamo che sia una lodevole iniziativa del Governo incoraggiare anche con questo strumento l’accoglienza.

Da parte nostra, però, non siamo in grado di gestire le dinamiche che ruotano attorno a questioni economiche. Spieghiamo. Ciò che viene fatto nel contesto della carità genera vita e crea pace. Se una persona capisce di essere accolta gratuitamente fa il possibile per rialzarsi; l’affetto ricevuto la rigenera; intuisce che intorno ci sono fratelli e trova speranza per l’avvenire.

Quando invece di mezzo ci sono soldi cambiano le leve e noi non siamo ancora capaci di manovrarle… nel senso che mai vorremmo dare l’impressione ai nostri amici dell’Ucraina di essere “usati” per secondi fini. Non vogliamo in alcun modo che sia inquinato lo scopo di quest’opera.

Siamo certi che se l’ambiente resta quello della carità evangelica la vita e l’energia non mancheranno mai. Abbiamo toccato con mano che, se entrano in campo altre logiche, nessuno è mai soddisfatto e non c’è forza a sufficienza per annunciare il Vangelo.

don Gianni

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