Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Oltre la soglia del tempo

Inserito il 28 Ottobre 2020 alle ore 16:30 da Don Gianni Antoniazzi

In questa domenica i cristiani celebrano con gioia la festa dei Santi e domani, lunedì 2 novembre, ci sarà la memoria dei defunti. È il compimento della Pasqua e della Pentecoste, eventi per la nostra salvezza

Nei primi due giorni di novembre la chiesa ci invita a contemplare due realtà: i fratelli “santi” che, per grazia del Padre, hanno raggiunto la pienezza della loro persona; insieme a questo dono ci sarà poi la preghiera per i defunti in genere, perché Dio possa far breccia col suo amore anche nel cuore di chi attende la piena realizzazione di sé. In ogni caso rifletteremo sul mistero della morte, esclusa dalla scena presente. Per chi ha fede, essa non è un dramma ma il passo verso il compimento.

Certo, quando una persona ci lascia soffriamo per il distacco. Ella però non viene meno. La Pasqua ci garantisce che oltre la tomba c’è la risurrezione. La Pentecoste pone nelle nostre mani lo Spirito del Risorto, seme della vita in Dio.

Nascondere la morte dal nostro sguardo non ci aiuta a trovare serenità e pace; al rovescio, trasforma le scelte quotidiane in illusioni, perché ogni progetto solo umano è come l’erba del campo che sarà falciata. La prospettiva del Vangelo, invece, non illude, è ragionevole, dà una speranza certa e indirizza la vita su valori duraturi.

don Gianni

Rispettare davvero l’ambiente

Inserito il 21 Ottobre 2020 alle ore 18:40 da Don Gianni Antoniazzi

Cresce il rispetto per l’ambiente e le sue risorse. La Bibbia per prima insegna la cura per la “casa comune” Papa Francesco ha dedicato un’enciclica a questo tema: “Laudato si’”. Manca ancora un po’ di concretezza

Questa (la copertina di lettera aperta della settimana, NdR) è la famosa tempera su tavola dal titolo “Città ideale”, custodita alla Galleria Nazionale di Urbino. L’opera, commissionata dal duca di Urbino Federico da Montefeltro (1422-1482), è di autore ignoto. Interessante notare che all’epoca la città ideale non prevedeva né un animale, né un albero… neanche un filo di verde. Ad indicare che il rispetto del creato non è un valore antico andato perduto ai nostri tempi. No: è una virtù tutta da costruire. Decisivo che non resti un’idea astratta, un’ideologia, ma riesca a raggiungere la realtà.

Ne parlo perché in canonica è arrivata una bolletta sorprendente: nell’ultimo anno € 3.600,00 di acqua per il solo edificio del patronato (consumi della canonica a parte). Una cifra vertiginosa. E bisogna tener conto dei mesi di chiusura. Il grande aumento dei consumi è stato registrato fra fine giugno e il mese di luglio, quando di per sé le attività erano a Gosaldo e qui c’era una presenza più contenuta di ragazzi. Forse qualcuno si è dimenticato aperto qualche rubinetto…

Al di là della spesa, pesante, dobbiamo imparare una maggiore attenzione per il creato: non è possibile sprecare così le risorse. Un racconto narra di una bambina che voleva cambiare il mondo. Le dissero di cominciare da un impegno semplice: non sbattere le porte di casa.

Inutile scendere in piazza per l’Amazzonia. Ricordiamoci intanto di chiudere i rubinetti.

don Gianni

Responsabile di mio fratello

Inserito il 15 Ottobre 2020 alle ore 08:48 da Don Gianni Antoniazzi

In questa domenica celebriamo la Giornata missionaria mondiale. Una volta dall’Italia partivano migliaia di sacerdoti per recarsi in zone remote del pianeta. Adesso vengono dall’estero a dare una mano fra noi

Per tradizione, nella Giornata delle missioni, si pensava alle “terre lontane”, dove non si conosceva il Vangelo. Qui è diverso: i nostri adulti non conoscono il Signore Gesù e la sua proposta di uomo nuovo. Certo: la maggior parte chiede il Battesimo, la Comunione e la Cresima per i figli. Non sempre, però, con l’intenzione di incontrare il Signore. Spesso c’è l’obiettivo di adempiere a una tradizione e di compiere un’iniziazione sociale. È cambiato dunque l’orizzonte.

Che senso ha, allora, la missione? Bisogna fare proseliti fra noi? Neanche per sogno! Si tratta piuttosto di dare agli altri la gioia che abbiamo ricevuto gratuitamente. Essere missionari significa non relegare la fede all’ambito privato e personale, come a dire: “La fede è affare tuo”. È necessario avere a cuore che altri possano incontrare il Signore. “Sono forse io responsabile di mio fratello?”, domanda Caino a Jahvè, interrogato della sorte di Abele. La nostra risposta dev’essere diversa: «Eccomi, manda me» (Is 6,8), ha risposto Isaia a Dio, preoccupato per il popolo; “Fratelli tutti”, ha appena scritto papa Francesco.

Con questa pandemia capiamo che non si può vivere ciascuno per conto proprio, ma insieme, avendo cura gli uni della salute degli altri. Bene, serve essere responsabili anche della fede altrui: da qui inizia una missione piena di gioia e di vita.

don Gianni

Il lupo di Gubbio

Inserito il 7 Ottobre 2020 alle ore 15:51 da Don Gianni Antoniazzi

Papa Francesco ha proposto una nuova enciclica dal titolo “Fratelli tutti”. Vi si legge anche una nuova proposta per guidare la realtà sociale, economica, politica e civile indossando lo sguardo del Vangelo

Alzi la mano chi ha approfondito l’enciclica “Laudato si’”, quella di papa Francesco sul creato. Già le persone “del settore” non si sono peritate più di tanto a leggerla, figuriamoci la gente poco abituata al linguaggio di fede

Così pure il nuovo documento “Fratelli tutti” rischia di rimanere carta morta, se nessuno la affronta. Nasce da una citazione di San Francesco, al quale nessuno era estraneo. Da uomo di pace, pur in un clima di crociate, visitò il Sultano d’Egitto (Malik-al-Kamil). Un’apertura straordinaria, visto l’ambiente culturale e i mezzi di trasporto a disposizione.

Qui però va ricordata un’altra esperienza condotta dal Santo d’Assisi a pochi passi da casa. Il Frate fu chiamato dalla gente di Gubbio a risolvere il problema delle razzie di un lupo feroce. Francesco, al posto di andare contro l’animale, scelse di parlargli con dolcezza. Lo chiamò “fratello lupo” e gli disse anche: “Io so perché fai questo, perché c’avevi fame”. Con carità creativa, e qui sta il colpo di genio, Francesco aiuta Gubbio ad “adottare” il lupo, così che l’animale, al posto di compiere grandi razzie, finisca i suoi giorni sfamato dalla città.

Questa è la vittoria sulla paura, questa è la pace possibile. È la capacità di andare oltre il linguaggio dei valori. È la voglia di scovare soluzioni sostenibili. Grande Francesco. L’enciclica respira questo stile: merita di essere conosciuta.

don Gianni

Libertà o rispetto?

Inserito il 30 Settembre 2020 alle ore 16:44 da Don Gianni Antoniazzi

In questi giorni è stato contestato un testo scolastico: un bambino di colore parla in modo sgrammaticato. Sembra giusto: noi Italiani partiamo dal rispetto per tutti e la libertà di espressione è un valore secondario

Mentre la Francia canta ogni forma di libertà, in Italia abbiamo l’attenzione per ogni persona umana.

Per esempio, è scoppiata la polemica circa un testo scolastico per le elementari: fra le immagini un bambino di colore diceva parole sgrammaticate: “Quest’anno io vuole imparare italiano bene”. Il manuale di letture “Le avventure di Leo” per la classe di seconda elementare edito dal Gruppo Editoriale Raffaello è dunque passato sotto il mirino dell’associazione “Educare alle differenze” che ne ha fatto un caso sui social.

In Francia invece prevale la libertà di espressione. Significativo il caso delle vignette satiriche di un famoso settimanale che continua a offendere i sentimenti religiosi. In quel caso i francesi parlano di diritto alla satira e alla libera espressione.

Forse sarebbe meglio riconoscere che questi vignettisti hanno superato il confine e sono passati sul versante della rabbia, della violenza, dell’insulto, privi di equilibrio e razionalità. Cosa viene prima: la dignità delle persone e il rispetto per la loro opinioni, anche religiose, oppure la voglia di vendere qualche copia in più di un giornale che offende la sensibilità altrui? Al solito, si nasconde la povertà umana sotto una patina di cultura di bassa lega.

don Gianni

Sempre pronti

Inserito il 23 Settembre 2020 alle ore 15:12 da Don Gianni Antoniazzi

Sarà il clima autunnale, sarà la fatica della ripresa, ma di fatto i segnali di fiacca si moltiplicano e talvolta soffocano l’iniziativa di chi avrebbe buone intenzioni. L’emergenza sanitaria impone di combattere la pigrizia

L’apostolo Paolo ammonisce i cristiani di Tessalonica: “chi non vuol lavorare neppure mangi” (2Tess 3,10). Alcuni, infatti, pensavano che in pochi giorni ci sarebbe stata la fine del mondo e avevano smesso di lavorare. A costoro l’Apostolo comanda di mangiare il proprio pane e di stare in pace. Chi per pigrizia, aveva smesso di lavorare, avrebbe dovuto attendere il Signore nel digiuno.

La situazione si sta ripetendo: col pretesto del Covid-19 ci stiamo mettendo a riposo. I segni di pigrizia sono parecchi. Per esempio: abbiamo pubblicato il calendario della parrocchia chiedendo ai gruppi di fare altrettanto. In 3 settimane nessuno ha risposto, se non per organizzare il servizio alle Messe delle 9:30 e delle 12:00. “È un peccato non far niente dal momento che non si può far tutto” (Churchill). Anche nel rispetto delle norme sanitarie c’è un po’ di pigrizia.

Qualche giorno fa una persona è venuta in chiesa ed è andata a sedersi. Durante la Messa ha cominciato a tossire. Ci sarebbe la regola di uscire subito e invece, per tossire con più facilità, questa persona ha pensato bene di togliere anche la mascherina, lasciando molti sbigottiti.

Questa negligenza è figlia di pigrizia. Sta bene allora una frase di Confucio: “La pigrizia cammina così lenta che la povertà non fa grande fatica a raggiungerla”. In effetti stiamo diventando così lenti nelle nostre attività che presto, sulla porta di casa, troveremo la povertà.

don Gianni

Il diacono Franco è tornato alla casa del padre

Inserito il 19 Settembre 2020 alle ore 14:55 da Don Gianni Antoniazzi

Cari amici, oggi la figlia del nostro diacono Franco ci ha informati che è andato in cielo.
Noi sappiamo che è accolto dal Padre del Signore Gesù. Con questa speranza certa ci stringiamo alla famiglia e partecipiamo al lutto che li ha colpiti.

Le esequie del nostro diacono Franco saranno celebrate in parrocchia giovedì 24 settembre alle ore 10.30. Presiederà il Patriarca Moraglia.

Coraggio e gentilezza

Inserito il 16 Settembre 2020 alle ore 17:56 da Don Gianni Antoniazzi

In questo periodo stiamo osservando un’aggressività insolita, frutto di debolezza e isolamento prolungati. Forse il Covid-19 ha fatto anche regredire alcune facoltà così da far emergere la parte pre-umana di noi

Martedì scorso, don Roberto Malgesini, sacerdote di 51 anni, è stato ucciso a Como, sotto la sua abitazione. È stato accoltellato da un tunisino senza fissa dimora, di 53 anni, con problemi psichici. L’assassino si è già costituito, ma il fatto continuerà a far discutere. In questo clima da campagna elettorale, l’episodio resterà nella cronaca per il tema dell’immigrazione e della sicurezza. Col tempo, però, speriamo si possa far tesoro anche della gentilezza e del coraggio di quel prete, che ha pagato con la vita la sua vocazione.

Gentilezza e coraggio sono qualità rare in questo momento: quasi assenti nell’ambito della politica e dei social, nel giornalismo moderno e nella convivenza civile. Il Covid-19 ci ha isolati e forse imbruttiti. Dobbiamo riprendere uno stile di coraggio e gentilezza. Il primo non indica un cuore spavaldo e incosciente. No: il coraggio conosce la paura ma, di fronte ai rischi, usa intelligenza ed equilibrio, senza scappare. Così la gentilezza non consiste solo in buone maniere, garbo e cortesia. Essa è anche combattiva, ma vive i momenti di tensione in modo costruttivo, senza distruggere l’altro. È la virtù di chi sa proporre le proprie idee e va sempre incontro all’avversario, trasforma un possibile conflitto in un’occasione per crescere insieme.

Speriamo che don Roberto di Como resti in mente per questi valori, non per meri pretesti elettorali. Ci insegnerebbe a cominciare col piede giusto i mesi che ci stanno davanti.

don Gianni

“Piuttosto che niente meglio piuttosto”

Inserito il 9 Settembre 2020 alle ore 18:11 da Don Gianni Antoniazzi

Qualcuno ancora viene poco a Messa. Non tanto per paura del contagio quanto perché manca ancora la gioia di un incontro libero con i “fratelli” di fede. È una difficoltà passeggera: anche se zoppi possiamo camminare

L’Eucaristia è un incontro vero col Signore e coi fratelli. Guai se mancasse la dimensione verticale o quella orizzontale del rapporto col Risorto e col prossimo. In questo periodo, non per volontà della Chiesa, la seconda è affievolita. C’è da tenere la mascherina, rispettare le distanze e manca la festa con canti e saluti affettuosi. È un momento passeggero ma pur sempre pesante. La celebrazione mantiene comunque il suo significato pieno.

Nella vita può capitare di restare per qualche periodo con le stampelle, ma non per questo si è morti, né si smette di essere se stessi. Anzi: è normale vivere, prendere decisioni, attivarsi anche quando le circostanze non sono del tutto agevoli. Così è nella fede: anche se per qualche tempo la situazione non è ottimale, non per questo bisogna trascurare il rapporto col Signore. Quello normale con i fratelli è solo rinviato. Gesù per primo ha celebrato l’ultima cena senza un rapporto sereno coi presenti: i 12 erano divisi, anche fra loro. La comunione col Risorto ha ricomposto i legami.

Così è anche oggi: mantenere il legame col Signore ci predispone sempre ad un legame più vero fra noi: lo ripristineremo appena possibile. I giovani fanno sicuramente più fatica, dal momento che per loro è fondamentale il rapporto di gruppo. Sarà nostro impegno ricuperare anche con loro.

È importante però che gli adulti non assumano le logiche degli adolescenti: il Vangelo va vissuto anche se al momento ci manca un po’ la gamba forte della vita comunitaria.

don Gianni

Ripartire dal fondamento

Inserito il 2 Settembre 2020 alle ore 21:19 da Don Gianni Antoniazzi

Quando l’ambiente diventa impegnativo e le condizioni più faticose è importante avere un riferimento solido, una base vera che sostiene la vita. Nei prossimi mesi il cammino di fede punta all’essenziale

L’anno pastorale è alle porte. È un appuntamento di grazia, carico quest’anno di incertezze. Non sappiamo, infatti, se ci sarà stabilità o se invece dovremo misurarci con nuove limitazioni. Anche le incertezze sul mondo della scuola concorrono a disorientare ragazzi e bambini.

In questo contesto di fragilità è bene ricuperare il fondamento più solido. Bisogna riconoscerlo, talvolta la fede cristiana si è dispersa in rivoli marginali: il servizio sociale, la recita di giaculatorie, la venerazione delle immagini, gli adempimenti morali, la pratica del digiuno o lo svolgimento di processioni.

Il Vangelo propone un fondamento chiaro: incontrare il Signore e restare con Lui, come tralci nella vite, sceglierlo come Pastore e Salvatore, uniti anche ai fratelli nella frazione del pane.

Il centro è questo: l’incontro col Signore nel pane della Scrittura, dell’Eucaristia e della carità fraterna. È questo che dobbiamo riproporre, il resto passa in secondo piano: i progetti di catechesi, le attività di uscite, campi e momenti di festa devono convergere verso l’incontro con Gesù, il vivente nell’Eucaristia.

don Gianni

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