Inserito il 9 Luglio 2015 alle ore 18:05 da Don Gianni Antoniazzi
Il mondo delle immagini si è completamente rinnovato. Quello che si vede da una parte del pianeta può essere ripreso, trasmesso e commentato da chiunque con pro e contro
Durante il campo elementari, ogni giorno un animatore trasmetteva in diretta da Gosaldo alcune immagini delle attività dei ragazzi. Qualcosa di simile si è fatto anche durante un campo lupetti dello scorso anno.
Parto da qui per dire che, in linea generale, la nostra vita quotidiana sta per finire sotto gli occhi di tutti. Dicono che oramai Internet ci riconosca anche di spalle e così possiamo essere “inseguiti” in ogni momento. Ciascuno ha in tasca un telefono. Far foto e video è semplicissimo. Le immagini possono essere trasmesse con un semplice gesto. Possiamo essere ripresi nelle forme più strane e, fuori dal contesto, diventare oggetto di commenti.
Per me nessun problema, proprio nessuno. Certo: una foto, isolata dalla vita quotidiana, può essere fraintesa. Viene la tentazione di controllarsi in ogni circostanza per paura che qualcuno abbia da ridire. C’è il pericolo di non essere più se stessi. Ma subito una persona buona mi ha aiutato a capire che i commenti arrivano comunque, anche senza foto. Continuerò dunque a fare quello che ritengo opportuno, anche il pagliaccio, se serve, davanti ai ragazzi e ai bambini. Chi ha un animo buono non tarderà a dare l’interpretazione più benevola e non si lascerà distrarre nel costruire il bene.
don Gianni
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Inserito il 1 Luglio 2015 alle ore 19:15 da Don Gianni Antoniazzi
La zona a traffico limitato di Mestre, così com’è adesso, non giova a molto. Né ai residenti né al Comune di Venezia. Va rivista quanto prima. Guai ad averne una qui!
In campagna elettorale il sindaco Brugnaro ha scritto nel programma di eliminare la Zona a traffico limitato in centro a Mestre. Qualche giorno fa, sui giornali, qualcuno ha rilevato che la ZTL non si può toccare perché assicura al comune 2 milioni di euro l’anno grazie alle contravvenzioni. Non interessa dunque il benessere della gente o la qualità di vita al centro. Non importa se l’area circostante Piazza Ferretto sta diventando uno spazio per nullafacenti e malviventi. Non interessa se gli anziani temono di uscire di casa e i giovani vanno a vivere altrove. L’importante è assicurare un’entrata al comune! Un’entrata teorica, tra l’altro, perché si dice che pochi paghino, vista la crisi. Ma il Comune guadagna di più con le multe oppure restituendo nuova vita a Mestre e alle sue attività, anche economiche? Da questo sindaco, imprenditore capace, i cittadini attendono un’idea brillante per sollevare in fretta le sorti del centro. Nelle sue cose Luigi ha mostrato vivacità e bravura: 750 dipendenti e centinaia di milioni di fatturato all’anno. Quella stessa genialità è attesa dal bene comune. Non serve togliere i luoghi d’incontro che sono fondamentali alla città. È necessario però proporre al più presto nuova linfa a Mestre anche attraverso una nuova viabilità più dinamica. Tuttavia, se ai residenti del centro piace la ZTL non obietto in alcun modo. Qui a Carpenedo, però, conosco il pensiero della gente. Ogni tanto qualcuno propone l’idea di istituire una zona a traffico limitato in parrocchia. Non è proprio il caso: decreterebbe la morte del quartiere.
don Gianni
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Inserito il 24 Giugno 2015 alle ore 19:16 da Don Gianni Antoniazzi
Le parrocchie, soprattutto quelle vicine fra loro, dovrebbero sempre mostrare un affetto fraterno e un sostegno vicendevole. Diversamente il Vangelo non sarebbe credibile
Venerdì scorso, 19 giugno, c’è stato un gesto prezioso. Per noi era la festa dei Patroni Gervasio e Protasio. Nella vicina parrocchia di Santa Maria Goretti, all’inizio della S. Messa il parroco ha ricordato la nostra comunità e ha invitato i presenti ad esserci vicini. In un altro momento ha suggerito una preghiera per noi, preti e laici. Ha ricordato poi anche la sagra e ha invitato a partecipare. Nessuno glielo aveva chiesto. L’ho saputo per sbaglio da una persona presente alla celebrazione. In questo fatto sincero e nascosto leggo la fraternità proposta dal Vangelo: specchio di molti gesti non pubblicizzati, testimonianza di un’apertura piena gli uni agli altri, senza interessi personali. Chi dà dei beni fa moltissimo. Chi dà se stesso fa di più. Ci sono seguaci di Cristo che lo testimoniano con gesti veri. Molti lavorano di furbizia, qualcuno con saggezza, pochi con generosità libera, gratuita, senza cercare soddisfazioni. Ecco: scrivo perché si sappia che la fiamma del Vangelo non è spenta.
E poiché le anime generose non amano i complimenti, concludo qui, che è già troppo.
don Gianni
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Inserito il 17 Giugno 2015 alle ore 19:09 da Don Gianni Antoniazzi
Dopo gli scandali e un periodo di amministrazione controllata dal prefetto abbiamo ora un nuovo sindaco. Esprime la città intera, non il voto di qualcuno. C’è da accoglierlo con speranza
Un uomo sconosciuto alla politica è stato eletto Sindaco di Venezia. Comunque la si pensi bisogna riconoscere che non gli mancano energia, capacità e voglia di mettersi in gioco. Tanto più che accanto a lui non c’era uno sprovveduto, ma Felice Casson che gode di larga stima, fatto che gioca a maggior onore di Brugnaro. Complimenti.
Abbiamo conosciuto pochi pastori e troppi mercenari. Auguro a Brugnaro di stare lontano da costoro. Cattivi maestri sono coloro che disprezzano le istituzioni, delegittimano gli avversari, non sopportano le critiche, alimentano le lodi del capo, chiedono atti di fede in un progetto proprio e non creano consenso. Se anche un giorno avessero il merito di tirarci fuori dalla crisi questo non sarebbe ancora sufficiente: alle nuove generazioni bisogna trasmettere un esempio di uomo, una forma di giustizia, un rispetto dei processi democratici. La crisi è un fatto antropologico prima che economico. Bisogna tenersi lontani da mercenari che disprezzano il bene.
La politica ha poi bisogno di sapienza e civiltà. L’ignoranza è il suo veleno. Una civiltà matura esige equilibrio e saggezza. Altrimenti è barbarie. Venezia deve ritrovare energia nella sua “cultura” umana e cristiana così che la politica possa dare a ciascuno la gioia di una buona convivenza. Questo il mio augurio al lavoro di Luigi Brugnaro.
don Gianni
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Inserito il 10 Giugno 2015 alle ore 15:06 da Don Gianni Antoniazzi
Fino a 50 anni fa la gente aveva il gusto di incontrarsi la sera. La sagra era un punto d’incontro privilegiato per conoscere gente nuova e rafforzare la vita. Forse oggi ne abbiamo più bisogno di allora
Da giovedì 18 a lunedì 22 c’è la sagra di Carpenedo. Invitate parenti, amici e conoscenti a festeggiare. Ci fa bene stare insieme. Diamo spazio a questi appuntamenti.
Le cose belle e sane chiedono di essere contemplate e vissute più che spiegate. La sagra di Carpenedo propone tutte le sere musica, ballo, da mangiare, qualche gioco per i più piccoli e molte altre attrattive. Quest’anno ci saranno anche le mitiche frittelle della Pasticceria Ceccon, i gelati, complessi importanti, ricchissimi premi alla lotteria e tanto altro da scoprire.
don Gianni
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Inserito il 5 Giugno 2015 alle ore 22:37 da Don Gianni Antoniazzi
Tanti prestano molta più attenzione all’estetica e non solo nei mesi estivi: spendono energie, fatica e tempo nella cura dell’aspetto esteriore e trascurano l’essenziale
David Bainbridge, biologo di Cambridge, scrive che quando un uomo osserva una donna, ne valuta anzitutto l’intelligenza, segno di responsabilità per la famiglia futura. Altre presunte caratteristiche femminili, ritenute di solito importanti, avrebbero un peso molto più relativo. Al massimo, secondo il biologo britannico, gli uomini guarderebbero la simmetricità del corpo, segno di giovinezza e salute.
Chiudo l’argomento perché un cenno è più che sufficiente. Da sempre insisto sul fatto che la bellezza, quella che seduce il cuore e lascia una traccia indelebile ad ogni età, consiste nell’amore di una persona che sa condividere il “mio” dolore. Questo incanta l’animo, non certo gli zigomi o le forme dei fianchi. Al posto di spendere tanta energia, tempo e soldi per l’estetica, poi così marginale e fatua non sarebbe meglio prestare attenzione alla proposta del Vangelo e viverla con più passione? È giusto che il corpo sia pulito e ordinato. Corretta l’attenzione alla salute. Tuttavia la bellezza, quella vera, viene da un cuore secondo Dio.
don Gianni
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Inserito il 27 Maggio 2015 alle ore 17:55 da Don Gianni Antoniazzi
Siamo la società del ritardo e della corsa. Burocrazia e pigrizie pubbliche rallentano opere e aiuti. Ma anche rabbia e distrazioni inutili ci fanno perdere tempo prezioso
Sta per finire il tempo della scuola. Presto si apre quello scandito dai ritmi dell’estate. Viviamo comunque di corsa, ammalati dalla patologia del tempo che non è più nostro.
Per l’accelerazione continua dei ritmi non abbiamo tempo né per la memoria del passato né per vigilare il futuro. Ci sentiamo schiacciati sul presente. È una sensazione diffusa: attraversa tutte le età della vita.
I ritardi sono molteplici: dai mezzi di trasporto alle decisioni per la vita, dall’ingresso a scuola agli appuntamenti con gli amici. Sembra che oramai facciamo fatica ovunque. Anche in chiesa la domenica tanti arrivano un poco in ritardo, qualunque sia l’orario per l’inizio della preghiera. Sempre in debito di tempo rischiamo di perdere le radici: quelle della famiglia e del nostro popolo, ricco di esperienza e di cultura. Viviamo il tempo come una realtà spezzata anche dentro noi stessi: perennemente scalzati dalla nostra profondità. Meglio sarebbe togliere di mezzo ciò che ci ruba il tempo senza riempirlo: la molteplicità degli svaghi virtuali, la serie di interessi smodati, l’incredibile ventaglio di relazioni superficiali costruite sui social-media. Il Vangelo ha insegnato un’austerità nel possesso. L’uomo moderno ha bisogno di essere austero anche nel tempo. Non si vive quando ci sono tanti impegni, ma quando ci sono quelli veri.
L’estate deve restituirci spazi di profondità, di raccoglimento e di preghiera, così da essere noi soggetti e non vittime del passare dei giorni.
don Gianni
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Inserito il 21 Maggio 2015 alle ore 19:01 da Don Gianni Antoniazzi
Sabato prossimo, alle 16.00 del pomeriggio, quasi 70 ragazzi di prima media riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Li porto nel cuore come figli carissimi.
Mentre passano gli anni sembra che i candidati ai Sacramenti siano anche migliori delle generazioni precedenti. In effetti la pasta è ottima: molto dipende dalla nostra educazione. Loro hanno compiuto un cammino prezioso. Accompagnati dalla fede degli adulti ricevono il dono dello Spirito e si accostano per la prima volta all’Eucaristia: grandi anche davanti a Dio.
A pagina 2 (di lettera aperta, NdR) ne ricordo i nomi, uno per uno, così che ciascuno possa anche pregare concretamente per quelli che conosce di più. Fin qui tutto bene. La sfida però nasce dopo questa tappa. Subito comincerà l’estate, una vera divinità col codazzo dei suoi sacerdoti e dei suoi riti. Si deve andare al mare e in montagna, se possibile bisogna fare un viaggio all’estero, in ogni caso non deve mancare il sonno prolungato, soprattutto la domenica: per pregare il Signore la sveglia sarebbe sempre troppo presto, mentre per la spiaggia partire alle 6.00 sarebbe già tardi.
Insomma i prossimi mesi metteranno a dura prova la fede di questi giovanissimi e passeranno sopra di loro come un aratro su un prato da golf. Io mantengo la fiducia, perché il Signore parla al cuore di ciascuno. Il seme del suo amore ha radici così profonde che anche il più lontano fra gli atei non riesce a soffocare. Ciascuno poi ha le proprie responsabilità. Serve preghiera, entusiasmo; servono giovani che diano testimonianza e adulti aperti al servizio. Una comunità di fede piena. Qui talora zoppichiamo un tantino, io per primo.
don Gianni
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Inserito il 13 Maggio 2015 alle ore 18:24 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica prossima, 24 maggio 2015, celebreremo la Pentecoste, LA festa più solenne dell’anno liturgico insieme alla Pasqua
Essere cristiani della Pentecoste significa saper riconoscere l’opera dello Spirito nella vita di tutti.
Non sempre la vita parla di santità. Ci sono gli spazi dell’egoismo, della fragilità, della cupidigia, della vergogna. Ma in ciascuno c’è del buono. Chi è nello Spirito lo mette in luce. Guai quando metà dei nostri incontri sono spesi a parlar male degli altri, la destra della sinistra e viceversa, gli scout della catechesi e viceversa. È la Babele del tempo presente. Lo Spirito, invece, unisce.
Siamo nello Spirito quando non lucidiamo le sacrestie e non ci accontentiamo del funzionamento, della disciplina, della regolarità, “dell’amministrazione della cenere”. Occorre il coraggio di strade nuove, scottarsi con la brace, stare nella piazza del mondo e gettare la nostra dignità nelle mani della provvidenza di Dio, senza volerci garantire il futuro.
Siamo dello Spirito quando riconosciamo la presenza di Dio anche oltre la Chiesa. Dio è superiore e ha le sue partite personali. Non possiamo chiudere lo Spirito nelle nostre idee piccine e private. C’è da rispettare la libertà di Dio, non il nostro capriccio di stare al centro.
don Gianni
Sabato 23 maggio, alle ore 20.45 c’è la solenne veglia di Pentecoste. È la più importante celebrazione della S. Messa del giorno di Pentecoste. Tutti siamo invitati a partecipare.
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Inserito il 29 Aprile 2015 alle ore 17:32 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica 3 maggio si celebra la giornata di preghiera a sostegno del Seminario. È una invocazione rivolta a Dio per i 18 giovani che intendono dedicare la vita al Signore e alla Chiesa
Riferisco anzitutto qualche numero. Attualmente in seminario ci sono 18 seminaristi: 1 al primo anno; 4 al secondo; 4 al terzo (anche il nostro Gianpiero); 2 al quarto, nessuno al quinto e 6 al sesto (qui c’è Davide Rioda). Uno diventa sacerdote: l’attuale diacono Pierpaolo. 5 di questi vengono da fuori diocesi. Trent’anni fa avremmo detto: 18 seminaristi cioè 18 preti. Ma oggi è tutto da vedere. Siamo una società fragile e instabile. Essere prete significa giocarsi la vita intera in una proposta non scontata. Si entra in seminario per capire e col tempo solo qualcuno diventa prete. Questo è un fatto da ricordare. Perché le parrocchie domandano il parroco come fosse un diritto senza capire che oramai preti non ce ne sono quasi più.
Spazio ai laici, dicono i benpensanti. Vero, ma il vecchio rettore del seminario, mons. Cilia, ha visitato per qualche settimana una diocesi del Brasile con 700.000 abitanti e 29 preti, tra diocesani e religiosi, giovani e vecchi (anche di 96 anni); molte parrocchie superano i 50.000 abitanti. Ha toccato le conseguenze della scarsità dei preti. La Messa è ridotta a tre o quattro volte all’anno con estreme difficoltà nella catechesi e una conoscenza della fede del tutto superficiale. Da parte mia ritengo che un buon laicato quasi spontaneamente esprime vocazioni al matrimonio e alla vita consacrata. Qui mi pare il cuore della crisi che non riguarda la fede e le vocazioni, ma ben più in generale l’uomo e la fragilità delle sue scelte.
don Gianni
Domenica 3 maggio, tutte le offerte raccolte andranno a favore dei nostri seminaristi
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