Inserito il 2 Marzo 2014 alle ore 13:22 da Plinio Borghi
La lezione di economia che ci viene oggi dalla liturgia e dal vangelo in particolare cade a proposito, nello stesso momento in cui il nuovo Governo si accinge ad affrontare questa, tutto sommato, nuova esperienza, sempre che riesca ad uscire sempre indenne dalla “fossa dei leoni”. Chi ha seguito quest’ultima fase politica si è reso conto che il nodo più difficile da sciogliere è stato proprio quello dell’Economia, sia per l’aspetto strategico sia per la scelta del nuovo ministro.
In che modo una “linea” che ti dice di non pensare al domani, perché non sarai tu a determinarlo, che ti invita a non preoccuparti del vestito o del cibo, quando hai un Dio che sa dare un look siffatto ai gigli del campo e il necessario per sopravvivere anche al più piccolo degli uccellini, che ti sollecita ad una giustizia che non è di questo mondo può essere compatibile con l’esigenza dei programmi di governo, la rigidità di una contabilità o i vincoli di un patto di stabilità? Sembra piuttosto una spinta a vivere alla giornata, tanto nulla puoi fare più di quello che è già stabilito.
Niente di più falso: questa è la conclusione di chi non vuol leggere. In realtà Gesù intende farci alzare lo sguardo dalle nostre preoccupazioni contingenti, le quali non solo ci offuscano le alternative, ma ci limitano anche le prospettive. È uno stimolo alla pianificazione a lungo respiro, l’unica che può garantire risultati socialmente interessanti oltrecché spiritualmente appaganti, risultati che poi assolveranno anche alle esigenze del quotidiano. Viceversa correremmo il rischio di impelagarci in mille problemini contingenti, che già ci hanno condotto nella palude in cui ci troviamo, tanto per usare la similitudine del nuovo premier, senza lasciarci una benché minima valvola di sfogo.
Ce la faremo stavolta? Sì, se risulteremo amministratori fedeli, come ben precisa San Paolo e se sapremo confidare nel Signore, unica roccia cui aggrapparsi, come recita il salmo responsoriale. Intanto a Renzi suggerisco di pregare così, parafrasando la colletta di oggi: “Padre santo, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci lasciamo dominare dall’avidità e dall’egoismo, ma operiamo con piena fiducia per… il bene del Paese”. Al di là dei giuramenti formali, sarebbe già un buon primo passo avanti.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su La lezione di economia…
Inserito il 23 Febbraio 2014 alle ore 12:29 da Plinio Borghi
Siamo esterrefatti di fronte all’escalation della sopraffazione e della criminalità, per la quantità dei casi e la loro modalità. La gratuità di certi gesti efferati non ha motivazioni, nemmeno le più turpi e becere. La nostra razionalità può concepire assalti in grande stile per rastrellare il caveau di una banca o gli arredi preziosi di una villa, ma un massacro barbaro e truculento per quattro spiccioli, una letale aggressione per un po’ di sesso, una devastante spedizione punitiva per gelosia o per eliminare barboni e stranieri scomodi, un femminicidio solo come affermazione della propria pseudo superiorità, un bullismo sempre più pesante anche fra ragazzine, le adolescenti che spacciano o si vendono per droga, i bambini che si pestano per un cellulare, ecc., ecc., è troppo anche per una fervida e distorta immaginazione. Qualcuno potrebbe obiettare che fatti del genere sono sempre esistiti e che è solo il livello di informazione ad essere cresciuto. Non è vero. È vero invece che un tempo solo in certi ambiti e da certe categorie di persone ci si poteva aspettare fenomeni analoghi, ma la gran parte della gente comune viveva con discreta tranquillità, frutto di una società moralmente strutturata e basata su principi generali scontati, non necessariamente legati a fattori religiosi. La deriva ha origine proprio dal progressivo sgretolamento di questi principi, magari a causa di un’evoluzione distorta di cultura e benessere. E qui torna a fagiolo la buona novella di duemila anni fa, sempre viva e attuale anche in questa nostra realtà. È un messaggio che invita a porgere l’altra guancia, a lasciare anche il mantello a chi ti ruba la tunica, ad amare anche il proprio nemico. Dice: “Ma ad essere remissivi ci si rimette sempre!”. No, la nostra cultura cristiana è nata da stuoli di martiri, Cristo in testa, e i grandi trasformatori sono sempre stati i pazienti, come Buddha, e i non violenti, come Gandhi. San Paolo oggi ci dice che noi siamo tempio di Dio e che se ci distruggiamo eliminiamo anche Lui, per cui “Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio”. È impellente lavorare sulla nostra presunzione e sul nostro egocentrismo, se vogliamo aspirare ad una società normale.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su Siamo esterrefatti…
Inserito il 16 Febbraio 2014 alle ore 12:42 da Plinio Borghi
L’osservanza della legge dovrebbe assolvere due scopi: costituire elemento fondamentale del vivere civile ed essere garanzia della libertà del singolo. Ho usato il condizionale, perché purtroppo spesso così non è. E’ sotto i nostri occhi, infatti, l’eccesso di garantismo a favore dei rei e non altrettanto per le vittime e gli onesti. La lunghezza dei processi penalizza l’innocente; la facilità con la quale si rimette in libertà chi si è macchiato di gravi comportamenti non agevola né redenzione né prevenzione, anzi incentiva l’emulazione e, specie se accompagnata dalla totale incertezza della pena, danneggia chi ha subito, il quale viene posto nella condizione di essere vessato ancora (è all’attenzione in questi giorni l’emblematico comportamento sull’assurdo caso di stalking alla nota presentatrice Leofreddi). Fare giustizia dovrebbe essere, al pari di tante altre professioni, una missione, e invece l’interpretazione soggettiva delle leggi finisce per minare alla radice il loro fine primario. Mi ricordo che un tempo il mio lavoro comportava l’applicazione di leggi che, se mal interpretate, potevano arrecare forte danno a qualcuno o produrre benefici a chi non ne aveva diritto. Ebbene, mi è capitato perfino di voler acquisire vecchi atti parlamentari pur di capire quali fossero le reali intenzioni del legislatore. Fanno così anche i nostri giudici oggi o si trincerano dietro la giurisprudenza, in una sorta di autoreferenzialità? Né più né meno di quello che facevano scribi e farisei ai tempi di Gesù. Giusto oggi il Maestro avverte che non è venuto a cambiare le leggi, ma a dar loro la vera interpretazione, proprio per sottrarle a quella soggettività che spesso favorisce la litigiosità da un lato e chi le applica dall’altro. Il vangelo non lascia maglie troppo larghe e ce l’abbiamo a portata di mano. Ma va inteso con sapienza, come ci indica San Paolo, quella sapienza che viene dallo Spirito Santo. Il Seràcide gli fa eco e conferma l’incipit di questa meditazione: “Se vuoi osservare i suoi comandamenti, questi ti custodiranno”. E soprattutto ricordiamoci che siamo chiamati a insegnare agli altri il giusto approccio, altrimenti, lo dice Gesù stesso, saremo destinati a essere piccoli nel Regno. Peggio, se daremo brutti esempi ne saremmo esclusi.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su L’osservanza della legge…
Inserito il 9 Febbraio 2014 alle ore 12:50 da Plinio Borghi
L’animazione, come ho avuto sempre modo di sostenere anche per lunga esperienza diretta, è quel “quid” che non dovrebbe mai mancare nelle gite, nelle riunioni conviviali, nei meeting, nei pellegrinaggi, nelle assemblee eucaristiche e quant’altro. Naturalmente non dappertutto con le medesime caratteristiche: ci mancherebbe altro che durante una Messa ci si mettesse a raccontare barzellette o che ad un convegno scientifico si desse la stura a canti goliardici! E’ anche ovvio che il tutto debba essere sapientemente dosato per non correre il rischio di sottrarre attenzione e protagonismo all’argomento clou. Purtroppo mi è capitato, e non di rado, di assistere a cerimonie o di partecipare a viaggi di gruppo senza il supporto di un minimo di animazione: una noia mortale, accompagnata dal rischio di perdere attenzione e tensione e di svilire il senso dell’iniziativa. Queste considerazioni capitano a fagiolo in questa fase del percorso liturgico, nella quale Matteo (cap. 5) inquadra il nostro ruolo di cristiani nella società: essere sale della terra, essere luce che rischiara il mondo (vangelo di oggi). Senza sale, il cibo, per quanto succulento, ti cade dalla bocca; se la luce si mette sotto il letto non illumina un bel niente. Ma guai a esagerare col sale (leggi: malattia di protagonismo), pena il dover buttare il piatto. Idem per la luce: deve risplendere, non abbagliare, altrimenti nessuno vede più alcunché. Bisogna allora essere di esempio e di insegnamento, affinché anche gli altri ne rimangano attratti e si comportino di conseguenza. Sì, ma come? Il vangelo di domenica scorsa (che ha lasciato il passo alla “Candelora”) ce l’avrebbe indicato mediante il cosiddetto discorso della montagna: beati i poveri in spirito, beati gli afflitti, beati i miti, beati gli assetati di giustizia, beati i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati.. Tutti atteggiamenti contro tendenza per questo mondo, direi provocatòri. Gesù lo sa, perché aggiunge: “Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia”. Ma solo così saremo sale e luce, perché solo essendo segno di contraddizione sproneremo chi si adagia a seguire pedissequamente la corrente.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su L’animazione…
Inserito il 2 Febbraio 2014 alle ore 13:12 da Plinio Borghi
Il fascino di questa festa mi deriva da una serie di aspetti, dei quali il trionfo delle luci (da cui “la Madonna Candelora”) è solo l’ultimo. Il più immediato è l’osservanza delle regole civili e religiose da parte di Maria e Giuseppe. Già s’è visto il viaggio per ottemperare al censimento e la conseguente nascita perigliosa. Ora c’è il rispetto della tradizione di offrire a Dio il primogenito e di riscattarlo, sebbene non ce ne fosse bisogno, giacché si tratta proprio del Figlio stesso di Dio. Anche Gesù si comporterà in modo analogo col battesimo, come abbiamo contemplato tre domeniche fa. Si affaccia poi oggi la bella figura del vecchio Simeone, esempio di un’attesa, ma non un’attesa passiva, deludente, incerta e rassegnata, bensì di un’attesa vibrante, ansiosa, fatta di certezza e di speranza. Simeone rappresenta quello che dovrebbe essere per ciascuno di noi il transito in questo mondo: una tendenza verso quello che ci aspetta e ci è stato promesso. Dovremmo vivere sempre in tiro, come le corde di un violino e “suonare” per ampliare al massimo la sinfonia che ci è stata affidata, senza incorrere nella tentazione di allentare lo strumento o di accontentarci del risultato raggiunto. Ma il grande vecchio ci insegna anche la soddisfazione dell’abbandono alla volontà del Signore, prorompendo in uno dei canti più belli che un uomo di fede possa proferire: “Ora lascia che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza..”. Lasciatemi dire che in latino queste parole sono pura poesia e di una suggestione unica. E qui s’innesca un altro flash. Mentre le pronunciava Simeone teneva in braccio il Bambino e la liturgia si perita di sottolineare che il vecchio sosteneva il bambino, ma era il bambino che reggeva il vecchio. Non è un gioco di parole, ma il senso unico della nostra esistenza: portare Cristo (carità e missionarietà) ed essere sorretti da lui. Debbono concorrere entrambi i presupposti, per non vanificare ogni sforzo. Starà a Lui, quando non ce la facciamo, di aiutarci, come recita il famoso adagio di quello che, rivisitando in sogno la sua vita, vede quattro impronte sulla battigia, ma per lunghi tratti solo di due e si rivolge al Signore rimproverandogli di non essergli stato sempre vicino, come aveva promesso. Al che il Signore gli risponde: “Le due impronte sono le mie ed era quando, nei periodi più duri per te, io ti portavo in braccio”.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su Il fascino di questa festa…
Inserito il 26 Gennaio 2014 alle ore 12:48 da Plinio Borghi
L’annuncio del Regno è contemplato nel terzo dei misteri della luce, inseriti nella recita del Rosario da Giovanni Paolo II e che comprendono appunto le parti intermedie fra i periodi forti. Nei primi due misteri si contemplano il battesimo ed il miracolo alle nozze di Cana, negli ultimi due la trasfigurazione sul Tabor e l’istituzione dell’Eucarestia; nel terzo la predicazione della lieta novella (accompagnata dai segni), che inizia proprio da oggi, dove prima e terza lettura prendono spunto dalla profezia di Isaia, quando parla di “grande luce” apparsa nella terre di Zabulon e di Neftali, che erano oppresse dalle tenebre. Bene ha fatto allora il Pontefice ad aggiungere ai gruppi di misteri che affrontavano solo i tempi forti e la resurrezione col suo epilogo pure questo aspetto, il quale, analogamente agli altri, non è relegato alla storia, ma si perpetua nella storia della salvezza, che ci coinvolge ancora oggi e continuerà a farlo finché non sarà conclusa l’avventura dell’uomo sulla terra. Se così non fosse, le sacre scritture avrebbero perso da lunga pezza la loro attualità. Anche di questi tempi le tenebre fanno del loro meglio per offuscare la luce e lo fanno in mille modi e per mezzo di mille inganni, molti dei quali si insinuano attraverso il relativismo, il permissivismo, il modernismo, ecc., nel tentativo di far passare per normale evoluzione le storture di questo mondo. Uno dei veicoli più praticati che usano per prevalere è la divisione al nostro interno e non a caso ogni anno abbiamo dedicato il periodo appena trascorso alla preghiera per l’unità dei cristiani: non sono stati annunciati regni diversi o differenziati, ma un unico Regno per tutti. Lo ribadisce S. Paolo proprio oggi: “Siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.. E’ forse diviso il Cristo?”, nel nome del quale tutti siamo stati battezzati. Un altro veicolo è l’odio verso chi pratica altre strade alla ricerca della verità: ebrei e musulmani ne sono i principali destinatari. Infine il veicolo dell’esclusivismo, la pretesa di appropriarsi della verità e di averla solo noi in tasca. Per queste tenebre c’è ancora bisogno di una “grande luce”, che ci viene solo dal Vangelo, nella certezza e con la forza che ci derivano da quel che disse Gesù stesso: non prevarranno.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su L’annuncio del Regno…
Inserito il 19 Gennaio 2014 alle ore 13:06 da Plinio Borghi
Giovanni il precursore è anche oggi alla ribalta, sebbene domenica scorsa avessimo concluso il tempo forte del Natale, e c’è per testimoniare ciò che durante il battesimo aveva visto: i cieli aprirsi, lo Spirito scendere sotto forma di colomba e la voce del Padre rivelare che Gesù era il Figlio amato nel quale si compiaceva. Il Battista indica il Messia che viene verso di lui come “l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. In due parole sintetizza la destinazione sacrificale del Salvatore e lo scopo della sua venuta fra noi: farsi peccato (come direbbe San Paolo) per riscattarci dal peccato stesso. C’era bisogno di questa ulteriore azione di Giovanni (il Maestro aveva già iniziato la sua predicazione) e perché il vangelo ce la propone? Beh, alla prima parte della domanda si può rispondere che il fedele messaggero è scrupoloso e non ritiene esaurito il suo ruolo, tanto è vero che anche dalla prigione in cui verrà successivamente rinchiuso, prima di essere decapitato, invia i suoi discepoli per accertarsi che quello sia veramente Colui che doveva venire o se dovevano aspettarne un altro (l’abbiamo letto nella terza d’Avvento). Alla seconda parte la risposta è affidata alle altre due letture: nella prima il Signore dice ad Isaia “Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”, cioè a tutti; nella seconda Paolo si definisce apostolo di Cristo e afferma che non solo lui, ma anche il fratello Sòstene e tutti quelli che sono stati santificati in Cristo Gesù sono chiamati ad esserlo. In sostanza il messaggio della pericope di oggi è che ognuno di noi, chi nel ruolo di genitore, chi in quello di educatore o di responsabile o di semplice compagno di strada, è chiamato ad essere un Giovanni Battista. E come tale, testimone del Cristo e latore della buona novella, affinché la luce della fede non abbia mai a spegnersi, sia trasmessa con convinzione, ancorata a certezze da dimostrare non a parole, bensì attraverso l’esempio concreto, tanto credibile quanto trascinante, al punto di diventare talmente contagioso da innescare un’epidemia a livello mondiale. Se alla fine della nostra avventura terrena vi avremo contribuito, potremo dichiarare: “Missione compiuta!”.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su Giovanni il precursore…
Inserito il 12 Gennaio 2014 alle ore 13:07 da Plinio Borghi
La dignità del Battesimo sembra scaduta in una società secolarizzata e di livello culturale più elevato. Oh, non è che un secolo fa se ne fosse più consapevoli, ma le tradizioni, gli usi ed i comportamenti degli altri ci condizionavano, anche in campo religioso, per cui nessuno, dal ricco al povero, dal più dotto al più sprovveduto, si sarebbe mai sognato di trasgredire le regole, né gli passava per la testa di addurre motivi per farlo. Oggi invece sembra quasi trend uscire da questi vincoli e reclamare la propria individualità nelle scelte. Per gli altri sacramenti è un’altra questione, ognuno è libero di servirsi come crede dell’uso della ragione, ma nel Battesimo a farne le spese sono i più piccoli e indifesi. “Decideranno da soli quando saranno grandi”, è la frase che si sente addurre più spesso a giustificazione. E perché dare al neonato un nome e un cognome imposti? E se quando è grande non li gradisse (caliamo un velo pietoso su certi nomi, poi!)? E perché non privarli delle eventuali agiatezze familiari, rinviando all’età matura l’uso delle ricchezze? Vorrei proprio vedere se costoro, in possesso di titoli nobiliari altisonanti, ne priverebbero i loro pargoli! E allora perché sottrarli alla dignità del Battesimo, dell’appartenenza a tutti gli effetti alla comunità cristiana in cui sono nati e si apprestano a crescere? Perché aspettare che si sentano pesci fuor d’acqua, prima di correre frettolosamente ai ripari? Forse la risposta sta nel fatto che pure noi adulti difettiamo sempre più della nostra dignità di battezzati e dell’orgoglio di esibirla, malgrado gli immigrati di altre fedi, dai quali siamo invasi, non si peritino per niente di nascondere il proprio credo, anzi. Gesù, l’unico a non avere alcun bisogno di essere battezzato, oggi ci dà una lezione esemplare: va anch’egli al Giordano e convince un Giovanni Battista recalcitrante ad eseguire, proprio “perché conviene che adempiamo ogni giustizia”, dice, cioè pure Lui si adegua. Si compie così la seconda delle tre manifestazioni che stiamo celebrando in questo periodo, la prima, l’Epifania, e la terza alle nozze di Cana, che in origine erano concentrate in un’unica festività. Ebbene, vogliamo buttare alle ortiche questo regalo, perché ci sentiamo superiori allo stesso Maestro, o incominciamo a ridargli valore e come tale farne dono il più presto possibile ai nostri figli?
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su La dignità del Battesimo…
Inserito il 5 Gennaio 2014 alle ore 12:33 da Plinio Borghi
Il Natale continua fino all’epilogo, che è la manifestazione per antonomasia: l’Epifania del Signore. Ormai a tutti è nota la nascita del Salvatore, perfino a Erode, informato dai Magi giunti dall’oriente ad adorare il nuovo Re dei Giudei. Si sa che per questi è stata una lunga ricerca e il monito che ci lasciano è chiaro: se alla base della nostra fede non c’è la ricerca costante, continua e puntuale della verità, qualsiasi rivelazione passa inosservata e non ci porterà mai ai piedi di quella culla per poter toccare con mano quel Dio che, pur di redimerci, si è fatto carne sacrificale. Diciamocela tutta: cercare impegna ed è scomodo, anzi, sovente siamo portati alla pigrizia di accettare il mistero così com’è, perché compiere lo sforzo di penetrarlo vuol dire capirlo e ciò comporta un coinvolgimento totale. Non a caso la liturgia della seconda domenica dopo il Natale ci apre uno spaccato sulla Sapienza, quella che abbiamo invocato durante le antifone maggiori della novena e che esce dalla bocca dell’Altissimo, alla quale abbiamo chiesto di illuminarci e senza la quale ci è inibita ogni comprensione. Ebbene, questa Sapienza, dice il Siracide, ha ricevuto l’ordine dal Creatore di piantare la sua tenda in mezzo al popolo eletto per renderlo degno della sua predilezione, perché fosse pronto ad accogliere il Figlio che avrebbe preso fisicamente dimora fra noi. Evidentemente non è stata percepita, se il prologo del vangelo di Giovanni, letto il giorno di Natale e riproposto in questa domenica, sottolinea che non l’hanno riconosciuto: “Venne fra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto”. Il problema persiste ancor oggi, se viviamo la nascita di Gesù in modo asettico, episodico e indifferente, senza che l’evento incida minimamente sulle nostre abitudini, sulle nostre chiusure, sulla nostra passività di fronte ai problemi che assillano il mondo. Il dolore ed il rammarico espressi dal Papa mentre accenna alla fame e ai bambini che soffrono, sentimenti che spengono per un attimo la gioia che esprime quando parla del Natale, sono emblematici e provocano le nostre coscienze. Affinché questa Epifania lasci traccia e il tempo forte della liturgia appena vissuto provochi un rilancio del nostro impegno di uomini, preghiamo con San Paolo: il Padre della gloria ci dia uno spirito di Sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di Lui.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su Il Natale continua…
Inserito il 29 Dicembre 2013 alle ore 12:54 da Plinio Borghi
Una particolare suggestione caratterizza la festa della Santa Famiglia quest’anno: Papa Francesco ha voluto un Sinodo proprio per affrontare a largo spettro la problematica che investe la famiglia, fondamento di ogni società e comunità, in tutto il mondo e sotto qualsiasi fede o regime. La Chiesa cammina al passo con i tempi e poiché la crisi di valori che sta imperversando investe in primis proprio le basi sulle quali poggiano i rapporti, occorre porvi rimedio e fissare i paletti di riferimento, pena l’abbandonarsi alla mercé delle mode e dei venti che tirano. E siccome il sinodo è per antonomasia un’assemblea, dove si assumono insieme decisioni e orientamenti, questa volta il Pontefice ha voluto allargare la partecipazione a tutti i fedeli, per tastarne il polso e verificarne gli orientamenti. L’ha fatto attraverso un questionario inviato a tutte le parrocchie. Chi ha avuto la pazienza di leggerne almeno le domande si è reso conto che nessun aspetto è stato trascurato, dai rapporti all’interno della famiglia alle coppie divorziate e risposate, dai sacramenti e la trasmissione della fede alla difficoltà di vivere gli affetti malgrado devianze e spinte contrarie, dai nuclei etero a quelli omosessuali, con particolare riferimento ai figli adottati da quest’ultime, dalla capacità di vivere l’attesa al ricorso alla convivenza tout court, e così via. La Santa Famiglia, che la liturgia di oggi ci propone, non ha nulla di astratto e si cala ancora nella nostra realtà. Pure la famiglia di Gesù non è esente da problematiche piuttosto pesanti e sappiamo bene perché, né ha eluso complicazioni sociali: la fuga in Egitto raccontata dal brano del vangelo odierno non è che un esempio fra i tanti. Ma detta famiglia è detta santa non solo per la presenza di Gesù, ma per aver saputo intuire e seguire il progetto di Dio, anche contro le leggi ebraiche e le convenienze di allora. Il messaggio è che, al di là di tutti gli ostacoli, si metta davanti il disegno e la volontà di Dio e così anche la nostra sarà una santa famiglia. E siccome tutte le famiglie ruotano attorno al ruolo della donna, moglie e madre, invochiamo Maria, che festeggiamo il primo dell’anno come Santissima Madre di Dio, perché vegli su di noi, ci aiuti a compiere le scelte giuste, protegga i nostri vacillanti sentimenti e ci riservi un 2014 ricco di risorse e di pace. BUON ANNO A TUTTI.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su Una particolare suggestione…