Inserito il 1 Luglio 2021 alle ore 21:33 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica scorsa sono iniziati i campi estivi a Gosaldo. La gioia nasce dalle relazioni umane e dai valori del Vangelo. Lo splendore dell’ambiente sostiene però in modo deciso la crescita e la pace di tutti.
Fra questi monti ci si riconcilia con la vita. L’occhio vede un panorama che da solo distende mente e cuore. Tutta la persona trova una pace serena. Le voci dei ragazzi festanti riempiono di vita i boschi e i prati. La casa, forte e ben composta, assolve ad ogni necessità dei nostri gruppi. La cucina completa la gioia dei ragazzi. Davvero questo luogo è un incanto, un apice della vita parrocchiale, una ri-creazione delle energie, anche del corpo.
C’è da domandarsi perché mai la gente del posto non abbia colto tanta bellezza e abbia scelto di lasciar morire il paese e le sue frazioni. Nel 1960 Gosaldo era un riferimento per il turismo: in quel tempo è esplosa l’edilizia. Ora sembra quasi spento. Le ragioni sono molte: c’è Luxottica che ha dato stipendi migliori a chi lasciava i boschi, c’è la voglia di vivere in città, confortati da numerosi servizi, c’è però anche il fatto che si possono apprezzare questi luoghi a patto di non avere la rabbia nel cuore gli uni verso gli altri.
I nostri gruppi sono sereni e tanta bellezza intorno la si apprezza anche perché il cuore dei ragazzi è pieno di entusiasmo.
don Gianni
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Inserito il 23 Giugno 2021 alle ore 13:32 da Don Gianni Antoniazzi
Da questa domenica riprendono i campi in montagna. Ce ne saranno quattro a Gosaldo e, di seguito, quelli scout. Concludono i chierichetti. La ripresa è una gioia. Confidiamo di esserne all’altezza
Con la pandemia alcune attività si sono ridotte. Lo scorso anno, per esempio, abbiamo fatto soltanto tre campi a Gosaldo e, durante l’inverno, tutto è stato sospeso. Ora riprendiamo con i ritmi del passato, anzi, con più impegno: i partecipanti a Gosaldo sono più numerosi di prima. Speriamo di avere ancora la forza per queste attività.
Servirebbe la presenza di un prete più giovane con una mentalità vicina ai ragazzi. Fino agli anni 2000 il cappellano era dedito alla crescita dei giovanissimi. Oggi quella specie è estinta e, chi ha ormai varcato la soglia dei 50 anni, ha qualche timore nel riprendere le attività dei campi. C’è la paura di arrivare a fine estate sfiniti, c’è la fatica di affrontare esperienze nuove con mentalità e culture che, dopo il Covid, sono radicalmente cambiate.
Questi timori non sono frutto di pigrizia. Constatano la realtà: a me manca di sicuro l’elasticità, la prontezza e lo scatto della giovinezza. Adesso, a darci coraggio e vigore, è l’incontro col Signore Gesù e la voglia di fare un servizio al bene comune.
don Gianni
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Inserito il 16 Giugno 2021 alle ore 21:17 da Don Gianni Antoniazzi
Il Virus mette a dura prova le relazioni, la prudenza, la maturità e la stabilità delle nostre strutture Il Centro Infanzia non è esente da queste dinamiche e ha dimostrato fin qui robustezza completa
Giovedì scorso, mentre stavo falciando erba a Gosaldo, è arrivata la telefonata per avvisarmi che c’era un bambino positivo al Covid al nostro Centro Infanzia.
L’ULSS era già stata allertata e tutta la classe era stata messa in quarantena. In pochi istanti la situazione era diventata pesante. A causa della quarantena una coppia avrebbe saltato le ferie. Un’altra coppia avrebbe dovuto rinviare addirittura il matrimonio con tanto di invitati dalla Sicilia. Il lettore immagina la tensione fra famiglie e all’interno della struttura.
La notizia in un balzo è arrivata a tutta la parrocchia. Subito sono state disposte le verifiche per i compagni di classe della persona interessata e con sorpresa è risultato che nessuno aveva contratto il Virus. Dopo un giorno l’allarme è rientrato, perché si è trattato di un falso positivo.
Ora che siamo sereni, possiamo constatare che all’inizio c’è stata qualche fragilità nel verificare e diffondere la notizia. Non solo. Da principio era stata attribuita la responsabilità al Centro Infanzia mentre alla fine ne è risultato del tutto estraneo, anzi, Il Germoglio ha mostrato una struttura granitica capace di far fronte a molte tensioni. L’ambiente mostra di essere all’altezza dei requisiti sanitari. In modo particolare la direttrice ha conquistato sul campo il proprio ruolo mostrando coi fatti di esserne pienamente all’altezza.
La nave procede sicura, Il capitano tiene fermo il timone. Dispiace che non tutti abbiano la stessa maturità.
don Gianni
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Inserito il 9 Giugno 2021 alle ore 16:14 da Don Gianni Antoniazzi
Nei mesi della pandemia si sono diffusi i più vari strumenti di informazione. Per una parrocchia è diventato quasi impossibile trovare un modo uniforme per comunicare con tutti. Serve fantasia.
Negli ultimi 18 mesi molti hanno acquisito dimestichezza con i più moderni mezzi di comunicazione. Se prima della pandemia l’informazione passava da giornali, televisioni e radio, adesso abbiamo trovato i mezzi più sofisticati. Chi ascolta la radio scarica dal web l’ultimo notiziario. Molti sfogliano i giornali su Internet, ma in fretta hanno scoperto siti gratuiti più aggiornati. Altri adoperano i canali di Telegram, oppure usano Instagram o Facebook. I professionisti lavorano con Twitter, ma c’è chi semplicemente sfoglia WhatsApp.
Le strade del dialogo si stanno moltiplicando. C’è da perdersi fra mille rivoli. Negli anni ’90 una parrocchia dialogava con tutti sia dal pulpito che attraverso il foglietto settimanale. Dopo questa pandemia serve una quantità di strumenti molto più ampia e fantasiosa. È finito l’impero della carta stampata e della televisione. Un articolo come questo verrà letto forse dal 5% dei parrocchiani. Non disperiamo. Il mondo cambia e, come è stato in passato, ci adegueremo anche noi.
don Gianni
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Inserito il 27 Maggio 2021 alle ore 08:49 da Don Gianni Antoniazzi
Qualcuno sostiene che questo sia un tempo di inganni e che sia rivoluzionario chi ha il coraggio di indagare la verità. In tutti i periodi storici, però, c’è stata la tentazione di fermarsi in superfici.
Lunedì mattina una signora ha chiamato per avere informazioni. Domandava se davvero cerchiamo volontari. Subito ha aggiunto il motivo della sua richiesta: da voci riferite, aveva sentito che in parrocchia e ai Centri don Vecchi non era gradito il servizio degli anziani. Aggiungeva anche l’età: chi avesse superato gli 80 anni doveva lasciare lo spazio ad altri.
Non è stato possibile dialogare a lungo con questa persona perché intorno c’era la pressione di altra gente e telefonate in arrivo. Tuttavia abbiamo chiarito all’istante che non solo è gradito l’aiuto di tutti, ma che i nostri volontari sono appunto per lo più gente in pensione e anziani che hanno ancora voglia di rendersi utili: sono la parte decisiva dell’esercito che sta muovendo le strutture di carità. Soltanto nei momenti più aspri del contagio Covid abbiamo chiesto a chi più era esposto di non venire a far servizio in mezzo alla gente. Per il resto abbiamo sempre accolto tutti a braccia aperte.
Al di là del tema specifico la signora che ha telefonato ha fatto un passo decisivo per tutti: prima di dar retta alle voci ha scelto di andare alla fonte e di informarsi di come stessero davvero i fatti. Ecco dunque una persona che merita fiducia. In effetti molti si fermano alla superficie: leggono e credono passivamente di aver capito, ascoltano una voce e ne fanno un monumento. Costoro spesso si ingannano e non sempre in buona fede. No: questa è una persona che va alla fonte, chiede e si informa con chiarezza. Meritava una risposta più adeguata della breve telefonata: per lei questa settimana c’è la prima pagina di lettera aperta.
don Gianni
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Inserito il 19 Maggio 2021 alle ore 14:18 da Don Gianni Antoniazzi
Il 23 maggio, la Chiesa celebra il dono dello Spirito del Risorto. Nella celebrazione del mistero si rinnova per noi l’effusione di Pentecoste. Il Padre offre ai suoi figli una vitalità feconda e stabile
Il dono dello Spirito di Gesù è pilastro della comunità cristiana, della vita di fede e della fraternità che ci unisce. Il Padre lo effonde su tutti coloro che aderiscono alla proposta del Signore. In ogni uomo di buona volontà lo Spirito opera il prodigio di un amore pieno e sincero. Anche di fronte alle continue tensioni che animano la storia presente ciascuno può aprire il cuore alla speranza. Sappiamo che il Signore lavora per l’unità. Pur in mezzo alla fatica, la vita di tutti può essere piena di senso quando è condotta dallo Spirito.
Nel giorno di Pentecoste, a coloro che partecipano all’Eucaristia, sarà consegnato un segno essenziale che allude alla fantasia, alla novità e alla varietà dei colori dello Spirito. La Forza del Risorto compone fra noi l’unità vera, non quella di Babele fondata sulle categorie della forza umana. È la forza dolce dell’Amore di Cristo che permette l’incontro di lingue diverse e la pace fra gente lontana.
don Gianni
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Inserito il 12 Maggio 2021 alle ore 21:06 da Don Gianni Antoniazzi
Dieci anni fa Papa Benedetto ha visitato Venezia e il Triveneto. Era il 7 e 8 maggio 2011
Lettera aperta ricorda quell’incontro: per alcuni aspetti resta attualissimo, per altri è del tutto superato.
Proprio dieci anni fa Papa Benedetto ha visitato Venezia. Era il 7 e 8 maggio 2011. Mi aspettavo qualche memoria sui giornali, almeno sulla stampa cattolica. Forse rischiamo di dimenticare quell’evento, per molti aspetti prezioso e per altri fragile.
I messaggi del Papa restano di estrema attualità. Invito, per esempio, a rileggere il discorso in Basilica alla Salute, la sera dell’8 maggio, di fronte al mondo della cultura. Il Pontefice ha commentato il nome della Repubblica Serenissima, la condizione liquida della città e dell’ambiente sociale. Ha profetizzato il problema della salute e ha indicato valori ancor oggi poco compresi. Quei riferimenti profondi meriterebbero di essere ripresi.
Per contro vi sono stati momenti che risulterebbero oggi anacronistici. La visita fu accompagnata da una solennità, talora appariscente. Papa Francesco ci ha oramai abituati ad uno stile diverso. Forse l’attuale Pontefice sarebbe andato di più a piedi e avrebbe preferito celebrare l’Eucaristia senza un palco così ampio.
Ogni memoria andrebbe comunque ripresa senza timore. In quell’evento, la nostra città ha comunque ricevuto un dono sublime.
don Gianni
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Inserito il 29 Aprile 2021 alle ore 17:28 da Don Gianni Antoniazzi
Il primo maggio mette al centro il tema del lavoro. Noi cristiani guardiamo con passione a tale necessità. Ne va del futuro anche di Mestre. Il Vangelo ci chiede di aver cura di tutta la persona.
Mestre sta attraversando un momento quantomeno delicato. C’è anzitutto da guardare all’estate. Non è detto che il turismo possa riprendersi già nei prossimi mesi. La presenza della variante indiana ci obbligherà alla massima prudenza. Potrebbero passare anni prima di rivedere in questa zona i turisti da ogni parte del mondo.
Il problema però è più vasto. Non possiamo immaginare che la città si regga semplicemente sul turismo. A livello lavorativo i nostri giovani hanno bisogno di consistenti diversificazioni.
Nell’incontro organizzato da “Dialoghi per la città” lunedì 26 aprile si è ribadito con forza quando sia importante per un ambiente biologico la multiforme diversità delle specie. La natura supera meglio i problemi, vince le difficoltà, si rigenera man mano che cresce la bio-diversità. La stessa cosa va detta per la nostra economia e per il lavoro dei nostri giovani. È decisivo riuscire a diversificare. Il turismo da solo non basta. Occorre anche l’industria, il commercio, l’agricoltura, il terziario…
Il cambiamento necessario non verrà da una progettazione statale, regionale o locale. Anzi, di solito esso nasce quando crollano le realtà più ampie e si muove l’iniziativa popolare. Talvolta le migliori opportunità lavorative sono nate in tempo di crisi sulla spinta quasi improvvisata di alcune figure geniali. Il Signore ci doni giovani di questo tipo.
don Gianni
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Inserito il 22 Aprile 2021 alle ore 14:56 da Don Gianni Antoniazzi
Molti sognano di conoscere il futuro. Al momento sarebbe importante sapere cosa accadrà nei prossimi mesi. Stiamo gradatamente uscendo dall’incubo Covid o avremo come lo scorso anno una parentesi fino a ottobre?
Non è facile interpretare il momento presente. Ci sono aperture graduali; secondo alcuni stiamo uscendo dalla pandemia e, gradatamente, stiamo imboccando la strada della normalità, altri la pensano al contrario.
La comunità cristiana di Carpenedo avrebbe molteplici appuntamenti. Non è facile scegliere. Servirebbe un oracolo con la sfera di cristallo. Di solito, a maggio, c’è la preghiera del Fioretto: sarà proposta, pur con le attenzioni di sempre. Aumenta invece di molto il numero di ragazzi e giovani che giocano in patronato. Su questo useremo austerità anche se non mancheranno le reazioni. Se volessimo fare la sagra di giugno dovremmo partire adesso, ma tutti ritengono saggio soprassedere per non dare cattivo esempio e correre il rischio di assembramenti. Vorremmo invece mantenere ferma la proposta del Grest, alle condizioni del passato, visto l’esito dell’anno scorso.
È definitiva la proposta dei campi a Gosaldo con tamponi rapidi alla partenza e restano fermi anche i soggiorni ad Asolo per adulti e anziani: la villa è grande, studiata con regole Covid e potrebbe fare il pienone.
Conserviamo la speranza di celebrare bene la Pentecoste (23 maggio) con la sua veglia solenne (22 maggio); manteniamo anche le cresime del 2 giugno pur con almeno due turni visto che parliamo di 72 ragazzi.
Queste e altre decisioni dovranno tuttavia fare i conti col “fenomeno Sardegna”: siamo infatti appena al 20 aprile. Quell’isola è passata da bianca a rossa in 3 settimane. A giugno, in Veneto, saremo liberi o arriverà la “doppia variante” indiana che pare molto più dura del Covid stesso? Navighiamo a vista come si è sempre fatto. Ci prepariamo al meglio e prenderemo quel che viene.
don Gianni
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Inserito il 14 Aprile 2021 alle ore 18:02 da Don Gianni Antoniazzi
Un detto cinese sostiene che “essere fraintesi è un attimo; essere capiti… non basta una vita”. Vale anche per la fede e soprattutto per la Chiesa che in questo periodo è più fraintesa. Basterebbe la buona volontà per spiegarsi.
Domenica un gruppo di giovani era giunto in patronato quando i campi erano già occupati. Si erano sistemati in disparte a passare del tempo. Avevano messo un po’ di musica col cellulare e se ne stavano vicini alle biciclette, non si capiva bene se per restare o andarsene altrove. Passati pochi minuti hanno preso la strada per l’uscita.
Prima di allontanarsi del tutto hanno fatto qualche commento a voce alta. Dicevano che in patronato tutto era nuovo, che si vedeva che la parrocchia era ricca, che i sacerdoti stanno bene. E commentavano anche la durezza con cui noi preti trattiamo i laici volontari e dipendenti. Brontolavano che non era permesso che una persona dovesse raccogliere la spazzatura da terra la domenica pomeriggio. In effetti c’era uno che, in tuta da lavoro, guanti e mascherina sistemava alcune cose vicino alla pompeiana.
Scrivo adesso per risolvere l’equivoco. Quel tale ero io. Chiedo scusa se davo il cattivo esempio e non rispettavo il riposo domenicale; se ero vestito da lavoro invece che da prete come al solito. Solo che la parrocchia non è propriamente “ricca”. Certo: tanta, tantissima gente è generosa e aiuta, anche oltre il dovuto. Tuttavia, le necessità sono sempre così urgenti e numerose che non si riesce a far fronte a tutto. In questo periodo, poi, stiamo vivendo con un bilancio ridotto, ma non ci lamentiamo perché molti si trovano anche in situazioni peggiori. Cerchiamo di aver cura del patronato proprio perché chi non sa dove altro trovare accoglienza possa avere qui uno spazio adeguato.
Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina. In questo periodo però c’è già molta tensione ed è meglio se ci abituiamo a pensare con benevolenza: già questo sarebbe un buon passo. È vero poi quel che dice il Vangelo: qualcuno non cambia idea neppure se un morto risorge.
don Gianni
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