Inserito il 1 Agosto 2018 alle ore 20:39 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica scorsa sono nati all’ospedale dell’Angelo Alessandro e Leonardo, figli di Alice Campello e del calciatore Alvaro Morata. Un esempio vivissimo: invito la comunità a gioire per questo lieto evento
Da anni c’è un calo di nascite. Qualcuno dice che è l’esito di una crisi economica persistente. Basta però pensare ai nostri bisnonni che in una situazione decisamente più austera hanno formato famiglie con 12 o 15 figli. A mio modesto parere vale il rovescio: in una società opulenta non c’è spazio per i bambini che domandano sacrifici, attenzioni, costanza nell’educazione, stabilità nei rapporti e compromettono il futuro legando in modo stabile le coppie. Soprattutto le persone benestanti scelgono di attendere a lungo prima di mettere al mondo dei figli: prima girano il mondo, pensano alla carriera, fanno le esperienze più varie e, giunte al limite, cercano un bambino, se arriva.
Un anno fa, in occasione del loro matrimonio, ho scritto un articolo poco felice sulla coppia Campello Morata. Un uomo maturo non ha timore a dire che si è sbagliato. E dunque sono qui a felicitarmi con questi coniugi che, nonostante la loro condizione agiata, nonostante siano circondati da una realtà mondana, grazie alla loro formazione anche famigliare, un anno dopo il matrimonio hanno già dato alla luce una coppia di gemelli. È un vincolo meraviglioso, un esempio per molti fra noi. La nostra natura trabocca di energie: si può seguire il lavoro, gli impegni, la vita quotidiana può essere vivace anche con uno o più figli in famiglia. Essi ci realizzano e non diminuiscono la vita.
don Gianni
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Inserito il 25 Luglio 2018 alle ore 18:03 da Don Gianni Antoniazzi
Facciamo attenzione a come spendiamo il denaro. A Carpenedo pare che gli ipermercati raccolgano consenso fra la gente. C’è però chi la pensa diversamente: che abbia ragione? Proviamo ad imitarlo
La Nuova Venezia del 22/7 racconta di un pescivendolo che a Olmo di Martellago ha chiuso i battenti per mancanza di clientela. Accusa i giovani che preferiscono pesce surgelato nei supermercati piuttosto che quello fresco nel negozio. Gosaldo sta morendo per ragioni analoghe: dopo la pizzeria e qualche negozietto, anche il bar e altre piccole attività sono in difficoltà. Il paese sembra deserto. Per le spese si va ad Agordo “perché si risparmia e c’è più scelta”. Non manca poi la novità degli acquisti in Internet e da quest’anno, appena sotto la Malga dei Faggi, parcheggia un furgone per la consegna di quella merce.
Ma c’è anche chi va contro corrente e sceglie di tornare al negozio sotto casa. Per esempio: durante i campi c’è stato un cuoco davvero attento ai consumi. Non va al supermercato né in Internet. Fa le spese nei piccoli negozi di quartiere e sostiene di spendere la metà. Compra quel che serve di giorno in giorno. Non si lascia sedurre dall’esposizione del superfluo. Non butta niente, il suo frigo è vuoto e in casa non ci sono dolci o riserve per l’ingordigia. Dice di aver guadagnato non solo in qualità, convenienza e salute, ma anche nei rapporti umani: oramai i commercianti lo conoscono e partecipa alla vita del territorio. Che abbia ragione? Dispiacerebbe vedere Carpenedo ridotta come Gosaldo. Prima di arrivare a quel limite direi di fare tutti i nostri tentativi e tutte le riflessioni del caso.
don Gianni
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Inserito il 18 Luglio 2018 alle ore 19:02 da Don Gianni Antoniazzi
I fatti avvenuti nella grotta della Thailandia sono stati seguiti in tutto il mondo con molta apprensione. C’è stato anche un morto fra i soccorritori. Non è male riflettere sulla condotta del responsabile: l’allenatore.
Abbiamo seguito i fatti della Thailandia con 12 ragazzi finiti dentro una grotta per la scemenza del loro allenatore, che li ha accompagnati nel pericolo nonostante i cartelli raccomandassero di non entrare. Una stupidaggine, grande come una casa, che ci ha mantenuti col fiato sospeso.
Bisogna riconoscere, però, che il responsabile di questa vicenda, un allenatore di 25 anni, ha subito chiesto scusa ai genitori riconoscendo il proprio sbaglio. Ha aggiunto soltanto che sarebbe uscito per ultimo dalla grotta. Ha insegnato ai ragazzi l’arte della sopravvivenza e della concentrazione per aiutarli a superare l’angoscia. Ha rinunciato alla propria razione di cibo per sostenere i più giovani. Non ha mai fatto mancare la speranza. Anche se ha compiuto uno sbaglio grave, figlio della giovinezza, ha mostrato in fretta la fibra dell’uomo.
Maturo non è chi gode di perfezione: tutti sbagliamo 70 volte al giorno. La persona matura, però, paga per primo e resta al proprio posto tirandosi fuori per ultimo dalle difficoltà. Che differenza fra questo tipo di persone e molti italiani, anche di Chiesa, che ritengono di essere grandi perché riescono ad evitare la responsabilità degli sbagli! Pensano poi di doversi togliere per primi dagli impicci lasciando gli altri a pagare il peso per le loro scelte o mancate decisioni.
Quanta differenza fra questo minuscolo allenatore diventato uomo e la nostra cultura, da giuristi latini e imprenditori anglosassoni, così fragile in questo momento storico! Gramellini, in uno scritto del Corriere del 10 luglio scorso, ha messo in evidenza che l’allenatore Ekke fu educato dalla nonna: ne tengano conto le nostre nei riguardi dei nipoti.
don Gianni
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Inserito il 11 Luglio 2018 alle ore 19:40 da Don Gianni Antoniazzi
Da sempre la comunità cristiana pone l’accento sulla crescita integrale delle nuove generazioni
Stando continuamente accanto ai più giovani si comprende che è questo il bene più prezioso.
In passato, per diventare adulti bastava ripetere le scelte dei genitori. Oggi i ragazzi crescono in una realtà più complessa: se il papà ha trascorso una vita in banca non è detto che anche i figli possano farlo; se i genitori hanno frequentato la scuola o hanno lavorato in ospedale non è detto che anche i nipoti possano godere delle stesse opportunità. Alle nuove generazioni non basta ripetere un percorso. Il loro mondo cambierà di continuo, di decennio in decennio. In questo contesto la ricchezza più preziosa è la formazione, se con questo termine intendiamo l’insieme dei valori che anche in passato ha permesso di affrontare la vita e di superare le trasformazioni più dure.
A Carpenedo abbiamo ragazzi capaci. Purtroppo noi adulti ci limitiamo a proporre per loro l’attività sportiva, quella scolastica, alcune competenze lavorative e poco altro. La vita però chiederà loro sapienza e coraggio, stabilità, disponibilità al cambiamento insieme alle virtù che hanno permesso alle generazioni precedenti di superare le guerre e le carestie. Il Vangelo racconta di Gesù che insegnava: non ha messo al primo posto il possesso dei beni o di titoli scolastici – a suo tempo c’erano le scuole rabbiniche – ma la sapienza. A noi ha lasciato il suo Spirito di vita. E la sfida decisiva si gioca ancora sulla maturazione, soprattutto dei giovani.
don Gianni
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Inserito il 4 Luglio 2018 alle ore 20:15 da Don Gianni Antoniazzi
In parrocchia si lavora per offrire l’incontro personale con Gesù. Apparentemente il Grest non ha dato molti frutti in questo senso, ha rafforzato però il legame di fiducia con le famiglie. Non è poco
Da ragazzo domandavo ai miei genitori quale fosse il guadagno per le loro fatiche. Vedevo la mamma affaticarsi nell’orto, nei campi e nel giardino. Il papà invece, pur sfinito per la giornata negli allevamenti, se ne andava in stalla a sistemare le mucche. Se chiedevo quale fosse la loro ricompensa, rispondevano che quando si lavora per i soldi nessuna opera è ben pagata; se invece si vive per passione prima o poi arriva un guadagno imprevisto.
Torniamo a noi. La parrocchia lavora per aiutare la gente ad incontrarsi con Gesù. Penso al Grest e al lavoro in montagna. A che pro? Se guardassimo al risultato immediato ne saremmo sconfortati. È importante allora mantenere visione più ampia, paziente e matura. Si capisce che, per esempio, si è stabilita una fiducia reciproca, necessaria all’annuncio del Vangelo. Il Grest, i campi e ogni altra attività, se vissuti non per dovere ma con passione, creano fraternità e legami intensi, nei quali soltanto si innesta l’annuncio della fede in modo stabile.
don Gianni
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Inserito il 27 Giugno 2018 alle ore 19:27 da Don Gianni Antoniazzi
In questi giorni tanti commentano il risultato elettorale. Nei giornali il dibattito è ampio. Vincitori e vinti cercano di capire questo difficile momento storico. Su tutto ha vinto l’astensionismo ma non se ne parla
Non è facile interpretare un risultato elettorale anche perché non sempre si riconoscono vincitori e vinti. I giornali dedicano spazio alle dichiarazioni dei protagonisti e ciascuno interpreta i risultati a proprio favore. Quasi mai però si fa parlare l’esercito di chi non ha votato. Eppure costoro sono diventati ormai il vero partito di maggioranza assoluta. Così, per esempio, al posto di discutere sul calo del PD, sarebbe urgente capire il crollo dell’affluenza.
Io non ho competenze per parlare, ma anche un cieco capisce che si diffonde rapidamente la mala pianta della sfiducia. È un problema perfino nella Chiesa ed è inutile annunciare Gesù risorto se non c’è stima fra chi parla e chi ascolta. L’unica vera ricchezza di una parrocchia è la fiducia conquistata in decenni. Tutti devono meritarla: animatori, capi scout, catechisti e gente che presta servizio in ogni ambito.
L’attuale sfiducia è un virus che spegne le relazioni: diventa faticoso affidarsi ai colleghi, agli amici, ai famigliari, alla Chiesa e, più ancora, alle istituzioni civili e politiche. E visto che la vita si regge sulla stima reciproca sarebbe urgente riflettere su questo argomento prima che sui programmi dei partiti o sui contenuti della fede.
La legge scout comincia così: “La guida e lo scout pongono il loro onore nel meritare fiducia”. Sta qui il nostro futuro.
don Gianni
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Inserito il 21 Giugno 2018 alle ore 20:05 da Don Gianni Antoniazzi
Se le leggi conferissero vigore e salute, l’Italia sarebbe fra i Paesi più vitali del pianeta
Siamo invece fra i più vecchi. Talvolta le norme invece di migliorare, peggiorano l’esistenza
Un anno fa, in una piazza a Torino, trentamila persone seguivano la finale di Champions di calcio. Poco dopo le 22, quattro balordi hanno spruzzato peperoncino. Volevano rubare, profittando della confusione. La gente è scappata e, nel panico generale, in 1.500 sono rimasti feriti mentre una donna, Erika di 38 anni, è morta. Una commissione ha indagato gli organizzatori sui requisiti di sicurezza e in pochi mesi è stata confezionata una legge così gravosa da rendere opprimente l’organizzazione di un evento pubblico.
Per la sagra, appena conclusa, è stato un tormento: si è calcolata la superfice del terreno, il numero di presenze, gli accessi, le vie di fuga, gli estintori, le distanze perimetrali e adempiuti altri requisiti. In caso di incidente qualcuno avrebbe comunque potuto obiettare qualche inadempienza, in ogni caso la responsabilità sarebbe rimasta al parroco.
C’è da chiedersi: nell’ultimo periodo chi organizza eventi adempie a tutto? E di questo passo, fra 15 anni, qualcuno avrà il coraggio di proporre una festa per la vita del quartiere o dovremo chiuderci in un’esistenza privata e virtuale? E dunque: questo tipo di leggi sono fatte per la vita o soltanto sull’onda dell’emozione, quasi per raccogliere consenso e voti?
Se fosse possibile, metterei una regola per coloro che le leggi le scrivono e le applicano senza discuterle: che diano al Paese tanta vita quanta ne tolgono col loro operato. don Gianni
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Inserito il 13 Giugno 2018 alle ore 15:50 da Don Gianni Antoniazzi
C’è una serie tv che va per la maggiore negli Usa e che in Italia è trasmessa con traduzione simultanea. È un romanzo ambientato in una società spaventosa, che passa un messaggio del tutto fuorviante.
Si chiama “Le ancelle” (originale: The Handmaid’s Tale) ed è l’ultima serie televisiva seguita da giovani e giovanissimi. Nasce dalla scrittrice canadese M. Atwood.
In un futuro non lontano la natalità precipita a causa di malattie, inquinamento e lassismo. Dopo una guerra civile, un regime totalitario “cristiano” prende il comando nel territorio dove c’erano gli Stati Uniti. La vera ricchezza sono i figli e le poche donne fertili, le “Ancelle”, per legge devono assicurare la discendenza alle famiglie d’élite. Esse vengono istruite dalle “Zie”, che trasmettono il pensiero della vita. In questa società iper-tradizionalista è condannato ogni tipo di diversità sessuale, mentre la polizia segreta (gli “Occhi”) scovano eventuali ribelli. Fra i perseguitati ci sono anche i cattolici, troppo progressisti rispetto ai puritani del potere.
Si tratta di un romanzo “distopico”, contrario cioè di “utopico”, che immagina la società più spaventosa e sgradevole. Si tratta di un delirio completamente sbagliato perché ogni chiusura porta alla morte, non assicura di certo la vita. Al rovescio: è l’apertura all’altro, stabile e fedele, la condizione feconda per generare.
Interessante però che qui in Italia questa serie televisiva goda di tanta popolarità Forse c’è il desiderio di una società conservatrice o la paura perché siamo lo stato più vecchio del mondo. Comunque sia, più che al romanzo, bisogna prestare attenzione alla mentalità integralista che lo circonda e al consenso che gli viene tributato nel nostro Paese.
don Gianni
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Inserito il 6 Giugno 2018 alle ore 19:30 da Don Gianni Antoniazzi
Una comunità ha sempre bisogno di ritrovarsi insieme. La reciproca conoscenza genera fra le persone legami di simpatia, di affetto e più ancora di fiducia. L’incontro è la base per la vita.
Il Vangelo ricorda alcuni eventi religiosi, come la Pasqua o la Pentecoste. Indica anche feste umane quali il matrimonio o la nascita di un bambino, una guarigione o un fatto singolare. L’uomo dà il meglio di sé nella festa, in pace e in fraternità. Sono principi di sempre. Anche il nostro quartiere ha bisogno di festeggiare e, per tradizione, a metà del mese di giugno lo facciamo con una sagra. Ricorre la solennità dei Patroni, Gervasio e Protasio. Quest’anno sarà dal 13 al 18 giugno. È un’occasione per ritrovarci come amici. È un modo semplice per dare corpo alla nostra vita sociale.
Vi invito tutti a non mancare. Già stanno facendo di tutto per toglierci ogni spirito di serenità e di fiducia. Non lasciamoci tarpare le ali della voglia di essere una famiglia. Vi sollecito, nel limite del possibile, a partecipare compatti a questo evento e, chi ha letto fino in fondo queste righe, si senta spinto a portare anche amici e parenti.
don Gianni
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Inserito il 30 Maggio 2018 alle ore 20:18 da Don Gianni Antoniazzi
Mentre la vittoria ha cento padri, la sconfitta è sempre orfana. In questi giorni di sbandamento politico per la nostra povera Italia si assiste a un continuo “scarica barile”. Invece tutti dovremmo dare una mano
Il 2 giugno del 1946, gli Italiani preferirono la Repubblica alla Monarchia. C’è un episodio che don Mario Ronzini racconta volentieri. Prima di quel Referendum la gente di un paesino disperso andò dal parroco a chiedere come votare. Il sacerdote non si sbilanciò, ma rispose che se in famiglia c’era confusione si usava dire che era diventata una “repubblica”.
Veniamo a noi: visto che dal 4 marzo ad oggi non sono ancora stati in grado di fare un governo, è facile contestare la confusione che regna sovrana nelle menti illuminate di chi si propone alla guida della Patria. Il Signore Gesù però non ha mai fatto una sterile contestazione di piazza. Così noi cristiani non ci lasciamo sedurre dalla contestazione, ma, con lavoro e passione, continuiamo a offrire ogni contributo possibile al bene comune dell’Italia.
In occasione della Festa della Repubblica invito tutti a voler bene alla nazione e dire una preghiera per i nostri governanti. È urgente ritornare ad un clima costruttivo. Non posso pensare che lettera aperta raggiunga tutta Italia, ma spero almeno che qualcuno fra noi diventi propositivo. Come durante la Messa chiedo di partecipare, cantare ed essere responsabili nella fede, così è anche per questo Stato: esprimo fiducia nel Presidente e nelle Istituzioni e supplico il Signore affinché tutti ci sentiamo soggetti e protagonisti, per il futuro nostro e dei nostri figli.
don Gianni
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