Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Ognissanti e defunti

Inserito il 25 Ottobre 2017 alle ore 14:16 da Don Gianni Antoniazzi

Nei prossimi giorni, l’uno e il due novembre, la Chiesa celebra la solennità di tutti i Santi e ricorda la memoria dei fedeli defunti. Siamo invitati a vivere intensamente i due appuntamenti.

La vita non si esaurisce nel tempo, ma ci prepara al giorno senza tramonto di Cristo Signore. Nessuno è escluso da questo dono pasquale. Alcuni ci spiegano che, nel momento della nascita, il feto è spaventato. Allo stesso modo l’uomo è atterito quando giunge la propria morte, eppure con essa entra nelle nozze eterne. Forse questa fede non risponde alle verifiche da laboratorio. Tuttavia, anche se non è dimostabile, è fondata sull’evento di Cristo e resta più che ragionevole. Ha senso dunque stare presso le tombe con animo lieto, vista la sorte dei nostri cari. E d’altra parte, se da risorti fossimo visibili nel tempo e nello spazio, saremmo ancora sottoposti alla fragilità. L’uomo ha il desiderio di infinito. Dio stesso ha posto questo sentimento, che non ci illude, ma ci conduce alla pienezza.

don Gianni

Un corso per sposarsi

Inserito il 18 Ottobre 2017 alle ore 19:39 da Don Gianni Antoniazzi

Nella nostra comunità tante realtà sono ripartite e adesso è il momento di annunciare una delle iniziative più feconde: il corso fidanzati. Per coltivare il senso delle nozze cristiane.

Qualcuno sostiene che fino alla fine degli anni Ottanta molte coppie si sposavano in chiesa, indotte a questo passo dai genitori o dalla tradizione. Di fatto, e fino alla metà degli anni Novanta, il numero dei matrimoni era elevato e ci si doveva prenotare in largo anticipo per sperare di trovare posto in questa chiesa.

Poi abbiamo assistito al declino: tanto rapido quanto difficile da spiegare. Pare che il matrimonio, così come era vissuto, fosse oramai una specie di palcoscenico, privo di una vera e propria convinzione profonda. Crollato il palco non è rimasto niente, se non la voglia di seguire i sentimenti personali. Per molti anni anche in questa parrocchia abbiamo avuto poche celebrazioni, riservate per lo più a qualche coppia maturata in seno alla comunità cristiana.

Finalmente in quest’ultimo periodo c’è stata una certa ripresa. Per carità, l’incremento è stato lieve e non basta una rondine per far primavera. C’è però una nuova consapevolezza: chi chiede il matrimonio non intende dare un tributo alla tradizione, ma lo immagina come una ricchezza per il rapporto di coppia. Si avverte che la decisione è profonda e matura. In molti casi fiorisce dalla fede. Quasi mai è dettata dall’ossequio verso la madre della sposa, che pure mantiene un ruolo importante. Molti cercano una proposta definitiva, fedele, aperta alla vita, secondo la visione del Vangelo.

Per coloro che dunque volessero approfondire la proposta cristiana dell’amore o avessero l’idea di sposarsi entro il prossimo anno, c’è un corso per fidanzati che inizia a gennaio, sarà di sabato sera, alle 20.45, insieme alle coppie delle parrocchie vicine. Le indicazioni sono all’interno di Lettera aperta di questa settimana.

don Gianni

La partecipazione alla Messa

Inserito il 12 Ottobre 2017 alle ore 12:10 da Don Gianni Antoniazzi

Affrontare il tema dell’Eucaristia significa toccare il cuore della fede: l’incontro reale con il nostro Signore e Salvatore. Con delicatezza propongo delle riflessioni che sarebbe giusto completare nei vari gruppi.

Il Vangelo converge verso l’Eucaristia, incontro con Cristo e con la sua Pasqua. Lui ha comandato: “Fate questo in memoria di me” e ha chiarito che i tralci slegati dalla vite non possono portare frutto. Il parroco, pur responsabile di molti ambiti, ha come primo il compito di curare l’Eucaristia: essa è più preziosa di qualunque attività. Finite le vacanze estive, si fa fatica a riprendere la frequenza alla Messa in parrocchia: la chiesa si riempie, ma chi conosce i gruppi nota ancora le assenze. Domenica scorsa, per esempio, parecchi bambini sono stati impegnati in tornei sportivi e, al saluto di Marco Zane, hanno partecipato pochi giovani rispetto alle potenzialità. Sia nella catechesi che fra gli scout troppi ancora mancano. Resta poi il problema dei ritardi, non solo alla Messa delle 9.00, che inizia presto, ma persino a quella delle 12.00. Ci sarebbe anche da riflettere sulla maturità della celebrazione: alcuni si complimentano perché le liturgie sono vive, ma vi sono occasioni dove l’assemblea resta quasi in silenzio. Infine alcuni gruppi restano piuttosto lontani dall’Eucaristia. Restare lontani da Cristo è rimanere senza frutto. Pensiamoci.

don Gianni

Meno TV ma giù i costi delle case

Inserito il 4 Ottobre 2017 alle ore 19:59 da Don Gianni Antoniazzi

Un anno fa il parroco di Castello di Godego esortava i fedeli: «Basta tv e datevi da fare»
Oggi è boom di nascite, ma le famiglie vanno aiutate anche sul piano della residenzialità.

Cari lettori, ho sentito alla televisione questa notizia che ho verificato di persona. Un anno fa il parroco di Castello di Godego, comune di 7 mila abitanti situato fra Castelfranco Veneto e Riese Pio X, durante un’omelia ha commentato i dati nazionali sulle nascite esortando i parrocchiani ad avere più figli. Da allora il comune è andato in controtendenza. I dati sono chiari: da gennaio a settembre di quest’anno ci sono stati 51 battesimi (40 i funerali) contro i 46 di tutto il 2016 (con 52 morti) e i 45 del 2015 (con 56 morti). Ci sono già quattro bambini in lista per novembre, a cui se ne aggiungeranno altri. Qualcuno parla di semplice coincidenza. Resta prezioso però educare le coppie alla bellezza dei figli, con scelte di generosità consapevole, sostenute dalla speranza nel futuro.

Su questi temi Carpenedo è in difficoltà. I funerali superano di gran lunga il numero dei battesimi, che si riducono al lumicino se dovessimo considerare soltanto i figli dei residenti.

È vero che, a differenza di Castello di Godego, Carpenedo è abitata prevalentemente da coppie di anziani mentre i giovani degli anni Ottanta sono andati a cercare casa altrove. È vero che alcune famiglie stanno ritornando nel quartiere perché desiderano stabilire qui la loro dimora. È anche vero, però, che in questa zona di Mestre il costo degli immobili resta ancora molto alto.

A Carpenedo, il prezzo di un appartamento è ben più alto che in altre parti della città. Con il risultato che qui quasi 270 alloggi sono ancora vuoti. Lo scrivo grazie ai dati della benedizione delle famiglie. Forse è il caso di cambiare le parole di don Gerardo e al posto di chiedere meno televisione domandare qui costi più accessibili alle giovani famiglie.

don Gianni

Il Papa e i militari

Inserito il 27 Settembre 2017 alle ore 17:25 da Don Gianni Antoniazzi

La scelta di Giovanni XXIII come patrono dell’esercito suscita scandalo. Ma le forze armate non sono del demonio e il protettore è uno stimolo per la crescita, non per avallare le criticità.

Giovanni XXIII, il Papa buono, autore dell’enciclica Pacem in Terris, è stato proposto come patrono del nostro esercito. C’è stata una levata di scudi, quasi ad accusare le forze armate di essere in sé anti-evangeliche.

Riflettiamo bene. Ogni genitore difende i figli da un ingiusto aggressore e anche chi aderisce a Pax Cristi chiude con cura la porta di casa. Così lo Stato ha il dovere di organizzare una difesa adeguata a proteggere i cittadini inermi. In questo contesto l’esercito non è una demenza contraria al Vangelo. Anzi: se proteggesse i deboli avrebbe un suo valore.

C’è poi la questione per la spesa delle armi. L’allora presidente USA, Eisenhower, scriveva che “ogni colpo esploso, ogni nave da guerra inviata, ogni razzo sparato è un furto a coloro che soffrono la fame e non sono nutriti”. Giusto. Ma faccio la benedizione delle famiglie e vedo quanti soldi, anche i pacifisti, spendono in porte blindate e sistemi d’allarme. In proporzione anche lo Stato si sente autorizzato alla spesa militare.

Poi bisogna ammettere che nell’esercito purtroppo c’è anche gente con la testa calda, disposta ad andare in giro per il mondo come un Cow-boy nel far-west. Proprio per costoro starebbe bene papa Giovanni: li richiama al solo valore di custodire i deboli. Un antico proverbio indiano osserva che un esercito di pecore condotte da un leone sconfigge un esercito di leoni condotto da una pecora. Ecco l’importanza di un riferimento. Come un leone Papa Giovanni ricorda che altro è difendere il debole altro è far guerra; nessun combattimento riporta giustizia; e talora “intelligenza militare” è una contraddizione in termini.

don Gianni

Smartphone in parrocchia

Inserito il 20 Settembre 2017 alle ore 17:40 da Don Gianni Antoniazzi

Mentre riprendono le attività pastorali è opportuno precisare quale sia l’atteggiamento della nostra comunità sui dispositivi offerti a grandi e piccoli dal progresso tecnologico.

Abbiamo sempre il cellulare in mano e lo usiamo anche quando siamo in compagnia. Per le attività in parrocchia dobbiamo indicare delle regole. Per esempio: durante la Santa Messa la suoneria disturba. Chi ha bisogno di tenerlo si assicuri di lasciarlo in vibrazione. Chi non ha dimestichezza e riceve un telefono nuovo, prima di scaricare le immagini dei gattini da internet, impari a togliere la suoneria. Diversamente lo tenga spento o passi in sacrestia e glielo sistemiamo noi.

Per quanto riguarda la catechesi il telefono non dovrebbe neppure entrare in stanza. Il Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, vorrebbe permettere l’uso (e l’abuso) dei cellulari in classe, col pretesto di insegnarlo ai ragazzi. Affar suo: scelga l’albero cui impiccarsi. Se noi permettessimo i cellulari durante gli incontri, i ragazzi non avrebbero limiti al passatempo sui social. Se ci sono urgenze si usi il numero della canonica. La notizia arriverà tempestiva al diretto interessato.

Per i campi in montagna: fin quando non passerà la moda attuale, non potremo dare ai ragazzi il cellulare se non per qualche momento durante il giorno. Altrimenti al posto di vivere insieme starebbero a scriversi improperi sullo smartphone.

Quanto alla prima comunione e alla cresima, eviterei di regalare un telefono. Non darei mai il cellulare come premio, ma lo introdurrei nella vita dei ragazzi come un’opportunità di crescita, un’occasione per gestire la propria autonomia e dimostrare alla famiglia di essere più capaci.

don Gianni

Catechismo: cosa sì e cosa no

Inserito il 13 Settembre 2017 alle ore 18:55 da Don Gianni Antoniazzi

A Malcontenta il parroco ha sospeso la Cresima a causa di ragazzi troppo agitati, che hanno indotto pure le catechiste a dimettersi. Lì, come altrove, qualcuno discute anche la quota d’iscrizione d’inizio anno.

Don Giuseppe Beorchia, parroco uscente di Malcontenta, ha sospeso la catechesi di seconda media per “mancanza di rispetto, disinteresse totale e costante disturbo” da parte dei ragazzi. Anche le catechiste hanno ritirato la disponibilità al servizio e non c’è più un percorso di preparazione alla Cresima. Alcuni genitori hanno protestato, per la cattiva pubblicità che alcuni figli avrebbero ricevuto. Altri hanno fatto sapere di non condividere la quota di iscrizione di 25 euro per le “spese di catechesi”.

Mentre iniziamo le attività, chiariamoci su questi argomenti. Bisogna considerare che i ragazzi hanno 8 ore di scuola al giorno e non è facile aggiungerne un’altra per il catechismo: serve dunque pazienza. La nostra parrocchia, però, propone la catechesi alternativa al sabato mattina, quando si è più riposati. Teniamone conto. Va anche aggiunto che i gruppi piccoli aiuterebbero a smorzare le difficoltà di relazione. Ci servirebbero dunque più educatori. Pensiamoci.

Bisogna poi riconoscere che, nel momento della crescita, qualcuno può anche diventare incontenibile e non è previsto che i catechisti abbiano sempre la competenza educativa per far fronte a tutto. Senza mai negare ad alcuno i Sacramenti, dovremo forse chiedere a qualche famiglia un po’ di pazienza per organizzare un percorso adatto anche ai più vivaci.

Quanto all’offerta di iscrizione, qui da noi non domandiamo nulla perché riteniamo che l’educazione nella fede sia più opportuna se ogni cosa è gratuita. Se tuttavia una parrocchia chiedesse un’offerta annuale di 25 euro per le spese di cancelleria, riscaldamento, pulizia e quant’altro, senza lucro alcuno, non griderei allo scandalo. In fondo ci sono famiglie che spendono più di 500 euro l’anno per uno sport senza battere ciglio.

don Gianni

La droga uccide ancora

Inserito il 6 Settembre 2017 alle ore 20:21 da Don Gianni Antoniazzi

È già allarme per le sette morti da overdose accadute negli ultimi tre mesi nella nostra città
Tragedie che chiedono risposte immediate chiamando in causa anzitutto le famiglie e le scuole.

Una ragazza di 21 anni è stramazzata al suolo all’incrocio tra viale Vespucci e via Bissuola. Un uomo di 44 è stato trovato esanime nel letto di un hotel in via Trento, annientato dall’ultima dose fatale. Sono gli ultimi due casi di una strage provocata dagli stupefacenti, tornati a scorrere con sostanze tanto più potenti quanto pericolose: solo quest’estate sette persone hanno perso la vita perché tossicodipendenti.

C’è chi parla di droga-killer, come se non fosse responsabilità di chi sceglie se farne uso. Tante volte si ricorre a un linguaggio che fa confusione: chi muore è una persona solare, nell’energia dell’età giovane, alla ricerca della sua strada come tutti, stroncata improvvisamente. In realtà si dovrebbe avere il coraggio di chiamare ogni cosa con il suo nome e dire che questi ragazzi e questi adulti che muoiono con l’ultimo buco, si sono spenti poco per volta e non a caso.

Cosa fare? Forse una strada c’è. Di sicuro non è quella della legalizzazione. Guardiamo, piuttosto, a esperienze virtuose: ad esempio in Islanda hanno constatato che lavorando sulle famiglie e le scuole la dipendenza è scesa
in pochi anni dal 35 al 7%. I rapporti tra genitori e figli sono decisivi, come ha ricordato anche il Patriarca Francesco nei giorni scorsi. Noi adulti siamo chiamati a educare e responsabilizzare, accompagnando i ragazzi a credere in se stessi e nelle loro capacità.

Sempre con amore: perché solo questo cambia nel profondo.

don Gianni

Tornare rigenerati

Inserito il 30 Agosto 2017 alle ore 19:07 da Don Gianni Antoniazzi

Ormai nei prossimi giorni ricomincia la vita ordinaria: il lavoro, la scuola, le attività in parrocchia. La ripresa, talvolta non facile, per altri aspetti è il momento più carico di speranze e più fecondo.

La vacanza è un tempo prezioso per il riposo. Non è facile, però, tornare alla vita quotidiana: la prospettiva di un anno a ritmi frenetici, circondati da persone talora inopportune, non è propriamente felice. Eppure la ripresa contiene opportunità feconde e il Signore non ci abbandona nella fatica quotidiana.

Le ferie e il riposo possono aiutarci a cambiare la visuale e a osservare la realtà con gli occhi stessi di Dio per trovare nel lavoro, nella scuola, nella famiglia e negli affetti non delle continue fatiche, ma addirittura delle esperienze rigeneranti.

A pensarci bene, tutto sta nel modo in cui si scruta la realtà. La fede ci consegna lo sguardo di Dio e non c’è modo migliore e più vero per osservare la storia intorno a noi. Con gli occhi del Vangelo tutto diventa leggero, fecondo, quasi riposante.

La vacanza, quella vera, non dev’essere un episodio custodito in 15 giorni di svago. Prendiamo troppo sul serio la vita. Dovremmo imparare a non smettere mai di investire sul nostro tempo: Dio è il più appassionante compagno di gioco e con Lui la vita diventa una partita avventurosa.

don Gianni

Subire non è virtù

Inserito il 23 Agosto 2017 alle ore 16:27 da Don Gianni Antoniazzi

Negli ultimi due mesi in provincia di Venezia quattro donne sono state uccise per mano di compagni, mariti, ex coniugi o addirittura un figlio. Sono Sabrina, Mariarca, Anastasia e Sonia. Proviamo a riflettere.

Secondo una cattiva lettura del testo di Genesi, Eva sarebbe la causa del “peccato originale” e, per punizione, il Signore l’avrebbe sottomessa al maschio: “Verso il marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà”. Qualcuno dunque immagina che il “femminicidio” sia favorito dall’insegnamento di sottomissione, inculcato per secoli.

Di certo mia nonna viveva l’obbedienza al marito come una virtù, tuttavia il Vangelo indica sempre la pari dignità fra maschio e femmina: anche rischiando la vita, Gesù ha difeso una donna da chi prima l’ha usata e poi l’ha condannata (Gv 8). O forse qualcuno, leggendo qualche versetto di Paolo agli Efesini (Ef 5,21-33), immagina di costruire una famiglia prevaricando sul coniuge. Sia invece chiaro che la Chiesa suggerisce di mettersi al riparo dall’aggressività, fin dal primo gesto di violenza. La teologia biblica non permette alcuna violenza contro la donna.

Suggerisco di riflettere invece sui risultati di una certa educazione sessuale, poco improntata ad edificare l’amore come dono di sé e ancora molto succube degli istinti naturali. Durante la rivoluzione culturale del ’68 si citava lo psicologo Wilhelm Reich, considerato il profeta del liberismo sessuale. Insegnava che la repressione subita da bambini nella sfera della sessualità genera impulsi distruttivi negli adulti: “La repressione sessuale è alla base di una civiltà patriarcale e autoritaria, in tutte le sue forme” (Psicologia di massa del fascismo). Meglio dunque lasciare libertà alle tendenze naturali. Tuttavia l’istinto porta l’uomo alla prevaricazione, all’egoismo, al dominio dell’altro.

Forse è necessario riconoscere che quegli adulti, oggi così violenti, non sono stati educati a sufficienza negli affetti e a vivere l’amore come dono di sé, sempre.

don Gianni

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