Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

C’è chi non delude

Inserito il 7 Giugno 2017 alle ore 18:30 da Don Gianni Antoniazzi

Niente ferisce e avvelena quanto una delusione. È un dolore che nasce dalla speranza svanita. La delusione apre gli occhi e chiude il cuore. esiste però Qualcuno che non delude. Basta scommetterci

Sabato scorso molti si aspettavano un grande risultato dalla partita fra Juve e Real Madrid. In Piazza San Carlo a Torino, per esempio, c’erano 30.000 persone a pregustare la festa. Anche qui a Mestre qualcuno ha fatto rinunce importanti per seguire l’evento in compagnia di amici. È stata una delusione cocente, sotto molti aspetti. Mestre stessa sembrò ammutolita.

Ma ben altre sono le delusioni che ci portiamo dentro: un acquisto che alla prova dei fatti risulta diverso dalle attese; una persona su cui s’era mal riposta la fiducia; le dipendenze dall’alcool o dal fumo, dalle droghe leggere o pesanti: promettono un sollievo e lasciano la cenere.

Il Signore non delude. Mai. Non risponde come vorremmo. Non sempre rispetta i tempi e le logiche umane. Proviamo però a mettere alla prova il Vangelo, con coraggio e intelligenza, passione e perseveranza. Talora sembra di aver sbagliato, ma sempre sperimenta l’intervento di Dio, puntuale più di quanto ci saremmo aspettati.

don Gianni

Non disturbiamo la Fede

Inserito il 31 Maggio 2017 alle ore 22:45 da Don Gianni Antoniazzi

Dopo la morte del piccolo Francesco, ad appena 7 anni per un’otite curata con farmaci omeopatici, qualcuno si chiede se è vero che le scelte dei genitori siano state suggerite da un cammino di fede da gruppi spirituali

La fede cristiana riconosce a ciascuna scienza la competenza che gli è propria e non dà indicazioni circa il modo migliore per curarsi dal male. Un cristiano sa che Dio è vicino a chi soffre e capisce che ogni medico, con la sua opera e la sua ricerca, continua l’opera di salvezza di Cristo.In tanti secoli la medicina, con metodi sempre più efficaci, ha individuato farmaci e cure adatte a fronteggiare la malattia. L’omeopatia fa riferimento a medicine non sempre collaudate. Vi sono pareri diversi, anche contrapposti tra chi ne sostiene l’efficacia e chi la nega. L’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2009, ha dichiarato che, «per malattie particolarmente gravi, l’utilizzo dell’omeopatia al posto delle terapie convenzionali e collaudate scientificamente, è rischioso per la salute e la vita». Le terapie omeopatiche non sono alternative alla medicina collaudata, ma eventualmente complementari. In ogni caso la diffusione dell’omeopatia non è in alcun modo legata né a gruppi di fede né all’opera del maligno. La cura delle malattie deve nascere sempre nel dialogo col medico che da anni conosce la famiglia e il paziente.

don Gianni

Uno spirito di uguaglianza

Inserito il 24 Maggio 2017 alle ore 18:50 da Don Gianni Antoniazzi

La solennità di Pentecoste, con la Pasqua, fonda il cammino di fede cristiana. Per questo la parrocchia propone con passione e insistenza la Veglia dello Spirito

So che sabato 3 giugno l’attenzione di molti andrà alla partita di Champions League fra la Juventus e il Real Madrid. Inizierà alle 20.45: neanche farlo apposta, in sincronia esatta con la Veglia di Pentecoste che celebreremo in parrocchia.

La chiamiamo Veglia ma è la solenne celebrazione dell’Eucaristia (valida anche per la domenica) nella quale Dio per noi rinnova il Dono per eccellenza, quello del suo Spirito, cioè della Sua Vita, per renderci poco per volta uomini nuovi, conformi al Cristo Salvatore.

Per questo Dono che ci rigenera Cristo è morto. In questo Dono la Pasqua raggiunge il suo compimento. Ciascuno di noi l’ha ricevuto e può ancora domandarlo al Signore. Ci rende partecipi tutti allo stesso modo di doni straordinari senza i quali nessuno di noi sarebbe quello che è.

Perciò sabato sera la proposta è di lasciare da parte il mondo col codazzo delle sue celebrazioni e dei suoi santuari: rinunciamo pure alla partita in diretta e celebriamo la Pentecoste, noi che siamo del Cristo. Il Signore a noi può dare molto più che una vittoria di pallone.

don Gianni

Prima infanzia dimenticata

Inserito il 17 Maggio 2017 alle ore 19:30 da Don Gianni Antoniazzi

Non ho esperienza per parlare se non il contatto quotidiano con la vita. Ma i numeri sono numeri Ho imparato che la logica del politicamente corretto e della mediazione a ogni costo non dà risultati

Il 16 dicembre il Governo ha approvato un prestito ponte di 20 miliardi per le banche. Sono 360 euro a testa, compresi i bambini. Di certo gli istituti di credito guardano al bene comune (!?) e incoraggiano l’iniziativa degli imprenditori. Anche di fronte a scandali come Bot-Argentina, Parmalat e Cirio hanno preservato i cittadini (l’ironia non riguarda certo i dipendenti che portano la croce)! Non ci piove.

L’Italia è fanale di coda nella crescita dell’Europa: se vogliamo salire dobbiamo sostenere le banche! O no?

Guardandoci intorno, però, vediamo che Francia, Germania, Inghilterra e altri Paesi del Nord, per favorire la crescita, hanno investito sulla prima infanzia e offrono ogni sostegno per le nascite. Perché non pensarci, visto che siamo il Paese più vecchio del mondo? In fondo il boom demografico degli anni ‘60 ha sostenuto l’economia.

In questo momento Roma spende appena 760 milioni per la prima infanzia, cioè lo 0,2% del PIL. Il Veneto invece è “avanti”. Nel 2016 la Regione ha ridotto del 14,7% alcuni finanziamenti per l’infanzia. Nel 2017 taglierà di nuovo quel che rimane della stessa cifra. Le banche da noi hanno fatto “frullallero frullallà”. Non si possono spendere altri soldini per cose di poco conto. Bisogna favorire questa ripresa? Il Comune di Venezia non è da meno: ha tagliato i fondi per la prima infanzia del 15% e quasi ogni giorno viene “applaudito” sui giornali per stabilità e qualità del servizio.

Mi vengono in mente due citazioni: «Vera superstar è un uomo o una donna che alleva sei figli con 150 dollari alla settimana» (S. Haywood); «I poveri pagano per tutti: non sappiamo proprio dove abbiano preso tutto questo denaro» (Z. S. Stanojevic).

don Gianni

Festa della mamma

Inserito il 10 Maggio 2017 alle ore 19:10 da Don Gianni Antoniazzi

Rivolgiamo il nostro augurio alle mamme e alle donne che, donando se stesse, creano la vita. «Si cammina meglio nella vita quando abbiamo la mamma vicina» (Papa Francesco, in una parrocchia il 26/05/2013)

In Italia la festa della mamma è stata introdotta nel 1957 da un parroco in periferia di Assisi. Esisteva in Inghilterra già dal 1600. Era celebrata la IV domenica di Quaresima, quella “Laetare”, quando i bambini che vivevano lontano dalla famiglia per imparare un mestiere o fare servizio potevano tornare a salutare la mamma.

Le relazioni oggi sono cambiate e talora sono entrate in crisi. è successo con la figura del padre e abbiamo dovuto ripensare il rapporto con Dio. Mentre invece quella materna, così diversa dagli anni ’50, è rimbalzata all’idea di Chiesa quale comunità che genera figli alla fede.

Essere madre è l’evento vitale che domanda fatica nell’adolescenza dei figli. Così per la Chiesa, soprattutto locale: è contestata e soffre lungamente la crescita e l’accordo fra figli minori e maggiori.

Tornerà il sereno, ne siamo certi, come accade con ogni rapporto materno. Va ricordata anche Maria, che per noi è Madre. Nessuno più di Lei, infatti, ha partecipato della Croce di Cristo.

don Gianni

Chiedere diritti. E i doveri?

Inserito il 3 Maggio 2017 alle ore 20:03 da Don Gianni Antoniazzi

Il 1° maggio si è parlato di diritti civili per donne, lavoratori, disoccupati e giovani. Gli argomenti strappano l’applauso, ma bisognerà anche indicare chi ha il dovere di assicurare i benefici promessi dal palco

Diritti ne hanno tutti. Prima le donne che più vengono umiliate, ma anche i bambini, gli animali, la terra. Concordo e sottoscrivo.

Chi però dal palco proclama diritti, dovrebbe anche chiarire a chi spetta il dovere di concedere benefici. Se, per esempio, fosse lo Stato a dover assicurare il bene dei cittadini, quale speranza potremmo ancora avere? Già l’apparato pubblico non ha le forze per pensare a se stesso, già è indebitato oltre misura, come potrà assicurare i diritti altrui? Ci sono forse entità ancora sconosciute che ci verranno in soccorso?

Avrei piacere di capire l’argomento, perché qualche diritto ritengo di poterlo avere anch’io: mi metterei in coda per averlo, se davvero esistesse. Sono dunque arrivato alla conclusione che sarebbe più opportuno parlare di doveri che abbiamo gli uni verso gli altri. Le nostre parole avranno meno consenso, ma faranno crescere la vita sociale del Paese.

don Gianni

Maria: donna coraggio

Inserito il 27 Aprile 2017 alle ore 18:55 da Don Gianni Antoniazzi

Il nostro tempo è frequentato da pavidi che di fronte al pericolo non rischiano la propria immagine, ma abbandonano i deboli. Maria insegna a tutti, pure a genitori e uomini di Chiesa

L’Angelo le ha detto: “Non temere!” e Maria, la ragazza ancora acerba, non ha più avuto timori. Ha messo a rischio il rapporto con Giuseppe, ha partorito in condizioni precarie, ha subito l’espatrio in Egitto e, al rientro in patria, ha creato col marito una nuova attività per la famiglia. Ha ascoltato senza patemi le parole di Simeone, che per lei profetizzava la spada, e non si è persa di coraggio quando il Figlio, iniziata la vita pubblica, ha incontrato incomprensioni, clamori e pregiudizi. Ha affrontato il processo, la condanna e la morte del Figlio innocente. Ha sfidato la violenza delle guardie, l’arroganza dei capi e le urla della folla per stare in piedi, umile e fiera, sotto la croce. Ha sorretto gli apostoli, non ancora colonne della Chiesa, ma gattini impauriti, chiusi e tremanti in un cenacolo sprangato. Ha cambiato l’immagine di donna, ha sfidato le tradizioni dei potenti, ha tenuto lo sguardo su Dio. Ha avuto il coraggio dell’umiltà, ha sperato contro ogni speranza. Ha mostrato che la storia cambia non con le armi e la rivoluzione, ma con la mitezza di un amore costante. Non ha ruggito le sue rabbie, ma ha capito che il nuovo giorno le avrebbe fatto giustizia. Donna che stordisce chi, per non avere rischi, esiste senza vivere. Donna di “coraggio” che smaschera le autorità incapaci di condurre il proprio gregge perché inadatte ad assumersi il carico del buon pastore. Questa è la Donna di Maggio. Con lei ci raccogliamo in preghiera.

don Gianni

Acqua in un secchio bucato

Inserito il 19 Aprile 2017 alle ore 19:40 da Don Gianni Antoniazzi

Sarà l’effetto del “reddito di inclusione”. Il benessere nasce da una persona ricca di valori, cultura, stabilità e coraggio. Il primo aiuto dev’essere allora di tipo umano e riguarda la formazione

Forse qualcuno non sarà d’accordo con le mie affermazioni, ma è necessario aprire la discussione. Parto da qui: lo Stato deve lottare contro la povertà dei suoi cittadini perché ciascuno abbia il necessario per una vita dignitosa. Su questo non discuto.

Venerdì scorso, però, è stata approvata a palazzo Chigi un’intesa per il “reddito di inclusione”. È un’azione di contrasto alla povertà. La regola prevede un sostegno “fino a 485 euro al mese” per ogni nucleo famigliare che viva sotto una soglia economica e abbia requisiti specifici.

Per qualcuno si tratta di campagna elettorale in vista delle elezioni. Forse l’intenzione è buona ma resta da capire cosa sia la povertà. Essa nasce quando in una famiglia mancano gli strumenti culturali, i valori e lo stile di vita necessario ad affrontare le fatiche quotidiane dell’esistenza. Si arriva all’indigenza anche per solitudine e per quella rabbia che talora coltiviamo nell’animo.

Per combattere queste miserie non è sufficiente un contributo economico, ma serve una vicinanza umana. Serve un’azione personale da parte di coloro che hanno più esperienza di vita e possono trasmettere la propria saggezza ai fratelli che si trovano nel bisogno.

La legge non tocca in alcun modo questi temi, che pure sono decisivi. Per questi motivi ritengo che il “reddito di inclusione” versi acqua dentro un secchio bucato. Chi riceve il denaro mensile avrà una ragione in più per restare seduto sulle proprie pigrizie. Lo sperimentiamo anche in canonica: quando al povero si dà del denaro al posto del cibo, la somma ricevuta vien spesa quasi sempre non per migliorare la propria vita, ma per togliersi uno “sfizio”: gioco o sigarette, alcool o altre dipendenze.

L’esperienza insegna che mettere soldi senza verificare se ci sia qualche capacità amministrativa non ha senso. C’è il rischio di rendere stabile o addirittura peggiorare la situazione iniziale. Per migliorare la vita è necessario un legame d’affetto e un esempio credibile da seguire.

Per questo è necessario che nel nostro gruppo della San Vincenzo possano entrare altri uomini e donne adulti che sostengano i poveri da vicino, senza dare troppo denaro se non quando si è certi di aver tappato, almeno in parte, i buchi più grandi nello stile di vita dei bisognosi.

don Gianni

La forza della mitezza

Inserito il 12 Aprile 2017 alle ore 19:56 da Don Gianni Antoniazzi

Nelle icone antiche il Risorto era un uomo mite in una mandorla di luce. Nell’arte recente è diventato un vincitore forte e muscoloso che abbatte le guardie. Meglio un tempo: Dio non spaventa, persuade con l’amore

Gli atti di terrore, anche in Europa, non si contano più. Chi li compie è certo di usarli per cambiare la storia. E, per contro, c’è qualcuno che immagina di adoperare i missili per riportare giustizia.

Nessuno però si converte perché viene aggredito. Cristo è stato mansueto e con questo stile ha cambiato i secoli. La sua mitezza non è stata debolezza, paura o rassegnazione, ma un seme fecondo che ha aperto i cuori alla pace. Con la sua Pasqua non ha espresso violenza sugli avversari: li ha amati fino alla morte. Per dare loro vita è risorto dalla tomba. Ancor oggi la sua proposta ravviva il cuore.

Sorrido quando gli storici ritengono che la “rivoluzione” francese abbia evoluto l’Europa. Non lo si può dimostrare, ma è stato più prezioso il cambiamento generato da milioni di famiglie che hanno cresciuto i figli con amore, senza fare notizia, con-formando l’animo dei giovani al Vangelo.

don Gianni

Né scarto né riciclo

Inserito il 5 Aprile 2017 alle ore 19:06 da Don Gianni Antoniazzi

Nei giorni pasquali Dio ricrea l’uomo. Nonostante le tante fragilità non veniamo semplicemente riciclati, ma ci fa diventare creature nuove, capaci di portare vita

Con le Palme si apre la “settimana maggiore” della fede. Contempliamo e riviviamo i gesti di Dio per la nostra salvezza: la passione, la morte e la risurrezione del Signore. Il testo di Genesi, con un linguaggio mitico, simbolico e sapienziale, narra la creazione in sette giorni, durante i quali dal nulla Dio trae l’esistenza.

Nella Settimana Santa, Cristo, col dono della sua vita, ci rigenera. Nonostante il male compiuto, non siamo messi da parte come spazzatura né considerati un riciclo di “serie b”.

L’amore di Dio ci rigenera del tutto per portare vita ed edificare il bene.  Chi accoglie questo dono ha con sé una speranza inesauribile.

don Gianni

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