Inserito il 25 Novembre 2012 alle ore 07:43 da Don Gianni Antoniazzi
Oggi si celebra Cristo, condannato dalla storia umana, ma Re e Giudice dell’universo. Sembra un mistero spaventoso ma é pieno di serenità.
La vita cristiana è un fallimento se alla fine non ci fosse il trionfo di Cristo; il cammino di Avvento ci prepara non solo alla prima venuta di Gesù (il Natale) ma anche a quella gloriosa alla fine dei tempi. A noi non basta che prima o poi qui in terra ci sia pace e giustizia: desideriamo questi doni per le generazioni di tutti i tempi: ce li può dare solo un giudizio conclusivo, appunto quello del Messia Risorto.
Da parte mia per certi aspetti temo il giudizio degli uomini: è segnato da rabbia, rancori, egoismo e fragilità. Non ho mai avuto paura però del giudizio di Dio. Lui ci conosce nell’intimo, come un Padre, non pesa solo i nostri risultati, guarda anche alle nostre intenzioni, non tiene conto degli sbagli, ci offre sempre la sua misericordia. Davvero il giudizio di Dio è la tappa che ogni uomo potrebbe desiderare: in un abbraccio d’Amore verrà alla luce, la verità più bella e profonda di ciascuno.
In quel giorno si respirerà soltanto aria di misericordia: chi però non avrà usato pietà e indulgenza dovrà temere quell’ora. Quell’atmosfera infatti sarà per lui un veleno di morte eterna. Non per una qualche cattiveria di Dio, ma per la chiusura del cuore orgoglioso.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Per fortuna viene il giudizio di Dio
Inserito il 18 Novembre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
È già iniziata ormai la frenetica attività commerciale in vista del Natale. In tempo di crisi abbiamo l’occasione per prendere le distanze dalla mentalità dello spreco.
L’attuale situazione economica può essere un’occasione felice per scoprire un uso migliore dei beni materiali e per andare alla radice del Natale che ci sta davanti. Vivere in sobrietà sarebbe un segno di giustizia prima ancora che di virtù (mons. Tettamanzi). È la capacità di accontentarsi di quanto si ha e di non sprecare. È anche un modo di vivere che distingue le necessità autentiche da quelle false, evita gli eccessi, sa dare il giusto peso alle cose e alle persone. Significa accettare un limite, sapere che tutto ciò che la mia possibilità tecnica ed economica mi consente di ottenere, non sempre deve entrare in mio possesso. Sobrietà é anche riconoscere il legame con le generazioni che ci hanno preceduto e con quelle che verranno. Ci prepariamo a contemplare un bambino nato nell’essenzialità totale. Quale migliore occasione per creare in noi un clima di sobrietà?
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Guardare al Natale in tempo di crisi
Inserito il 11 Novembre 2012 alle ore 07:46 da Don Gianni Antoniazzi
Preti e Chiesa non devono fondersi con la politica. Al rovescio è fecondo un distacco che aiuta la realizzazione di ciascuno. Ma, come cittadino, lasciatemi libertà di pensiero.
Voglio essere sacerdote di tutti e conservare la giusta distinzione fra vita di fede e attività civile, giustamente laica. Senza fare nomi di sorta esprimo però la mia viva preoccupazione per l’esito delle votazioni in Sicilia. Più del 50% non ha votato. Degli altri molti hanno fatto crescere un voto di protesta.
Vi dico le mie convinzioni più radicate: l’arte politica, il servizio al bene comune, resta per me l’espressione della più vasta carità fraterna. In questo momento storico, coperto di scandali, è necessario che alcuni uomini capaci, ispirati dal Vangelo e con libera coscienza, sostengano il timone della polis. Ma è anche doveroso che tutti i cristiani sentano il dovere di partecipare alla vita pubblica, almeno con l’espressione di un voto responsabile.
Gli araldi di sventura non giovano né al Vangelo né alla società. Nella Scrittura Divina la parola dei profeti edifica e sostiene, rincuora e protegge: l’uomo di Dio non è un contestatore sterile, che abbandona il popolo nelle difficoltà: quando viene la fatica mantiene il proprio posto e paga per il bene di tutti. Oggi non abbiamo bisogno di contestatori apocalittici né di venditori di fumo ma di persone capaci di umanizzare l’uomo proponendo iniziative costruttive a vantaggio del bene comune. Per queste ragioni mi spaventerei se, giunte per noi le votazioni, dovesse prevalere l’astensionismo o salire solo un voto di protesta: sarebbe un ulteriore segno di barbarie che avanza.
il parroco
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Prendiamo le distanze dal fenomeno Sicilia
Inserito il 4 Novembre 2012 alle ore 08:01 da Don Gianni Antoniazzi
Lanciamo una semplice proposta: che ciascuno possa portare l’acqua benedetta sulla tomba dei defunti, un modo cristiano per vivere la speranza.
In alcuni cimiteri del Trentino-Alto Adige c’è l’usanza di porre un recipiente di acqua benedetta presso ogni tomba. Chiunque, passando, può pregare e invocare la benedizione sui defunti. Un gesto pieno di fede ma anche dal valore profondamente umano.
Per noi latini “benedire” significa semplicemente “dir bene” di qualcuno o, al più, invocare la protezione e la grazia di Dio. Nella cultura semitica invece benedire significava riempire di vita (viene da barà = “creare” o “moltiplicare” sottinteso “vita”). Dio benedice Adamo ed Eva per farne progenitori dell’umanità. Benedice Abramo perché sia padre di una moltitudine. C’era per esempio la benedizione dei campi o del popolo perché avessero pienezza di vita (Gn 1,22; Dt 33,13; 2Sam 6,11 ecc…).
Alla benedizione compiuta con fede era legato il dono della Pace messianica e dell’esistenza completa. Questo gesto è prezioso e significativo anche verso i defunti. Negli anni ’60 i sacerdoti si fermavano in cimitero per dare la benedizione a richiesta su ogni tomba.
Faccio quindi una proposta: nel giorno dei santi e dei defunti in chiesa benediremo un gran numero di recipienti di acqua così che, chi vuole, possa recarsi sulla tomba dei propri defunti, dire una preghiera ed invocare la benedizione completa di Dio su di loro.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su La benedizione sui defunti
Inserito il 28 Ottobre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Giovedì e venerdì prossimi la Chiesa celebra la solennità dei Santi e la memoria dei fedeli defunti. Portiamo con noi la speranza certa nella risurrezione, così come annuncia il Vangelo.
Pensando di fare cosa gradita ai lontani, qualcuno “riduce” la fede ad una proposta di vita sociale, quasi un codice etico di filantropia. Nulla di peggio. Il Vangelo è un annuncio centrato su Cristo salvatore, che si è consegnato alla morte e il terzo giorno l’ha vinta per noi. La fine è dunque un passaggio ad una vita completa e non ci spaventa più. Certo essa, la morte, è in qualche modo un giudizio nel senso che rende definitive le scelte maturate nel tempo: pro o contro Dio. Dopo quella non c’è possibilità di cambiamento. Ma il giudizio è anzitutto incontro con la misericordia suprema che cancellerà la fragilità della storia e farà risplendere l’intenzione più profonda del nostro cuore. A meno che non siamo del tutto chiusi nel nostro egoismo la nostra persona sarà riempita della vita stessa di Dio.
E nel momento della risurrezione avremo la compagnia di ogni nostro caro che abbiamo incontrato e amato. Giusto dunque pregare per chi è morto: 1000 anni sono come il turno di veglia nella notte, come il sogno del mattino che subito svanisce. Presto saremo di nuovo insieme in un eterno presente che non conosce l’ansia dello spazio e del tempo.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su La Fede cristiana nella vita eterna
Inserito il 21 Ottobre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Ideologie e sistemi politici, anche moderni, dicono di cercare libertà: in realtà manovrano la vita personale. La fede in Cristo è diversa.
A mio parere c’è un principio evidente: le forze che si sono alternate nel governo della storia, hanno sempre finito per limitare la libertà dei giusti. Così pure le ideologie del passato hanno mostrato di non gradire l’altrui libertà di pensiero. La fede in Cristo cammina per strade diverse. Al giovane ricco che domanda di avere la vita eterna, Gesù risponde: “Se vuoi, va’, vendi, poi vieni e seguimi”. Quell’inizio è fondamentale. Il “se vuoi” regola il rapporto fra Dio e l’uomo: la fede è una proposta libera che domanda l’adesione volontaria di ciascuno.
Di più. Abbracciata la fede, la libertà cresce perché troviamo il perdono di Dio e siamo sollevati da tanti sbagli passati. Così, chi cammina nella fede, sente crescere man mano la propria libertà. Gli dei creati dalle mani umane, siano essi poteri di governo o ideologie filosofiche, piaceri della carne o dipendenze di varia natura, funzionano alla stregua del vitello d’oro (Libro dell’Esodo): chiedono di essere portati a spalla dal popolo. E rendono l’uomo sempre più servo.
Ecco a mio parere un indizio pesante per riconoscere la verità del Vangelo. Esso è la proposta più avvincente e completa, adatta ad ogni uomo. L’opera umana non ha mai fatto nulla di simile. Vale la pena rifletterci con la dovuta attenzione.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su La Fede e libertà umana
Inserito il 14 Ottobre 2012 alle ore 07:30 da Don Gianni Antoniazzi
Questa domenica si apre l’anno della fede. Desidero proporre in questo numero e nei prossimi, dei contributi per incoraggiare la riflessione comune.
Ogni giorno compiamo atti umani di fede e fiducia. I bambini lo fanno coi genitori. Noi adulti abbiamo “fede” in una quantità smisurata di fatti sociali, economici, fisici e meccanici senza i quali non potremmo vivere. Anche l’amore si fonda sulla fiducia: c’è il tempo del “fidanzamento”, nel quale ci apriamo all’altro e il matrimonio che col segno delle “fedi nuziali” dichiara una fede definitiva reciproca. Bisogna essere attenti a questi aspetti della fede “umana” senza i quali ogni “credo in Dio” risulta vuoto e la religione si riduce a una semplice appartenenza culturale.
Purtroppo però l’attuale crisi riguarda appunto la fiducia fra noi. Perché preferiamo la convivenza a un amore stabile? Perché escludiamo i genitori anziani dalla vita? Perché contestiamo tanta parte della Chiesa? Perché spesso manca la fiducia nell’altro. O meglio: manca quella in se stessi (di qui una profonda tristezza) e poi nel prossimo e infine in Dio.
Noi cristiani abbiamo visto e toccato l’amore perfetto nel crocifisso di Nazaret. Sappiamo che Dio ci ama senza riserve, nonostante gli errori. E dunque impariamo a darci fiducia: la compassione di Dio per le nostre fragilità è per sempre.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Si comincia dalla fiducia umana
Inserito il 12 Ottobre 2012 alle ore 19:33 da Don Gianni Antoniazzi
Da un anno lavoro accanto a don Armando per la Fondazione Carpinetum ed è opportuno che la gente sappia il mio pensiero a suo riguardo.
Chi ci vede insieme riconosce quali e quante differenze ci siano fra me e lui. Eppure considero don Armando come un padre e da lui, come da tanti, so di avere molto da imparare.
Senza nulla togliere a don Danilo, vedo che molta parte della parrocchia di Carpenedo porta ancora la sua firma: pastore infaticabile di questa realtà ha lasciato qui il segno di 40 anni di lavoro indelebile.
Tutt’ora, nonostante l’età, continua a vivere in modo essenziale, sta in un piccolo appartamento esattamente come gli ospiti dei don Vecchi, si affatica in un lavoro tenace e coraggioso e, pur superati gli 80 anni, continua a progettare e a scommettersi su cose sempre nuove. Davvero la sua opera è così intensa da destare l’attenzione di tutti: le sue idee, la sua personalità sono così vive e incisive da obbligare chi lo incontra a prendere posizione: può essere accolto, come spesso accade o anche respinto, così come avviene nella libertà di ciascuno. Non può essere disprezzato: mai.
Ha una tale conoscenza della realtà mestrina e delle sue fragilità che, al suo confronto, gli interventi stessi del sindaco sembrano talora opachi.
Da lontano ho sempre seguito la sua vita. E pur essendo un altro rispetto a lui, mi riconosco in debito anche per molti aspetti del mio sacerdozio. Il Signore lo mantenga.
don Gianni
Inserito in Varie | Commenti disabilitati su Don Armando
Inserito il 7 Ottobre 2012 alle ore 07:55 da Don Gianni Antoniazzi
Nella fede dei primi secoli il battesimo degli adulti era la grande occasione per ricominciare la vita. Nulla impedisce a noi di fare la stessa cosa.
Vengono momenti di insoddisfazione, quando il passato sembra infruttuoso, costellato di fallimenti, contraddizioni e privo di dignità. E ci sono attimi di disperazione nei quali il sonno della morte sembra un vantaggio.
Il Vangelo conosce questi sentimenti e ci insegna che la santità non consiste nel “non peccare” ma nel saper sempre ricominciare il cammino. Il cristiano mantiene lo sguardo fisso su Cristo risorto, che vince le nostre fragilità e porta a compimento il bene uscito dalle nostre mani. Gli ostacoli e i fallimenti sono quelle cose terribili che ciascuno vede quando toglie lo sguardo da questa speranza. Gregorio di Nissa insegnava: “Il ricominciare è la dinamica più perfetta della natura umana”. Non è mai troppo tardi: un monaco ormai anziano ripeteva che “Oggi è il primo giorno della mia nuova vita”. Vale per ciascuno. Inutile cercare le colpe del passato, meglio trovare il rimedio e ricominciare il cammino.
All’inizio dell’anno pastorale deve prevalere non la fatica ma l’entusiasmo della ripresa. Preziosa a questo proposito una celebre sentenza di Ford: “Sta a te: puoi credere di farcela o credere di non farcela. In entrambi i casi i fatti ti daranno ragione” (H. Ford). Ecco: sta a te.
don Gianni
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Commenti disabilitati su Ricominciare per sentirsi vivi
Inserito il 30 Settembre 2012 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Noi cristiani dobbiamo riflettere sugli atti di violenza del fondamentalismo religioso, riscoprire i valori profondi della ricchezza e della libertà del Vangelo.
C’è chi si allontana dalla fede perché ritiene che la religione sia causa di tensioni e rabbia fra i popoli. Da parte mia propongo qualche riflessione.
Primo. Sempre più capisco che le religioni non stanno sullo stesso piano. Il cristianesimo trova la sua icona nella lavanda dei piedi: Dio si china sugli uomini, affinché anch’essi si amino l’un l’altro. “Islam” significa invece “sottomissione” e indica il rapporto di superiorità fra Dio e l’uomo, fra il maschio e la femmina, fra il credente e l’eretico. La rabbia di questi giorni non solo manifesta l’ignoranza di molti ma porta a galla un’idea religiosa professata per secoli.
Va detta poi una seconda cosa. Non è possibile parlare di reciprocità fra religioni. È compito dei cristiani rispettare ogni uomo, indipendentemente dal proprio pensiero. La nostra società, figlia del cristianesimo, concede i diritti a ciascuno perché sa che è giusto. Non si può esigere una controparte perché chi viene da una diversa visione di Dio e dell’uomo non riconosce l’amore, la libertà e la giustizia come valori assoluti ma antepone altri principi.
Terzo. Noi cristiani dovremmo essere più sicuri di noi stessi e superare le paure: sia quella di testimoniare il Vangelo sia quella di ledere le opinioni altrui. Da una parte il timore ci irrigidisce e ci rende aggressivi, anche nei pensieri. Dall’altra la proposta di Gesù è una gioia così liberante da non temere confronti con i comportamenti di rabbia e rancore: i fondamentalisti sia di altre religioni sia dell’ateismo riconosceranno da soli la luce serena dell’amore di Dio.
don Gianni Antoniazzi
Inserito in L'editoriale di don Gianni | Un commento »