Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Siamo alla partenza

Inserito il 9 Settembre 2015 alle ore 18:11 da Don Gianni Antoniazzi

Ogni inizio porta con sé un vigore e una speranza che non hanno eguali. Domanda però coraggio e anche un po’ di incoscienza: se dovessimo calcolare ogni cosa finiremmo per non cominciare mai

«Avvicìnati lentamente al lavoro, ma comincia adesso e ciò che inizi portalo a termine». Sono parole di un poeta, filosofo e oratore greco del 600 a.C. (Biante).

Si è appena concluso l’ultimo campo estivo, quello dei chierichetti, e la vita della parrocchia riprende già il suo ritmo consueto. Questo passaggio porta con sé un po’ di tristezza, perché si conclude il tempo della vacanza, però inizia quello dell’impegno. Ma è come avere un figlio: c’è la fatica e la responsabilità, ma anche gioia, energia nuova, speranza e cambiamento di vita. Sono necessari poi anche coraggio e un po’ d’incoscienza: se stessimo a calcolare tutto non cominceremmo mai.

Certo si può cominciare un’opera sbagliata: straordinario non è l’uomo senza errori. Grande è colui che dopo ogni caduta ha la forza di cominciare di nuovo.

Pronti non lo siamo e non lo saremo mai. Chi comincia non conosce tutta la strada e, per certi versi, si comporta come dilettante allo sbaraglio. Tuttavia anche gli apostoli furono fragili. Ricordiamolo: furono dei dilettanti a costruire l’arca di Noè, mentre il Titanic fu realizzato da professionisti: eppure…

don Gianni

Imparare a mollare l’arco

Inserito il 2 Settembre 2015 alle ore 16:34 da Don Gianni Antoniazzi

Mi permetto anch’io di commentare le ferie del sindaco Marino che se ne sta ai Caraibi anche quando il suo Comune, Roma, vive situazioni delicate

Il sindaco di Roma, Marino, va in ferie ogni mese e mezzo e, per coincidenza, è riuscito a mancare dalla città ogni volta che nel Comune vi sono stati scandali, tensioni, omicidi eccellenti, situazioni di fatica.

A inizio ‘900 quasi non si sapeva cosa fossero le vacanze. Si era abituati a lavorare senza diventare matti fino in fondo. A noi manca questo ritmo sereno: un arco troppo teso non tira la freccia, ma si spezza. Un lavoro troppo intenso ci toglie il gusto per quel che facciamo e ci obbliga a scappare spesso dai doveri.

Il riposo viene da un cuore sereno mentre la rabbia ci mantiene in tensione. Vacanza è ritrovare pace con se stessi e le persone care. Nulla rigenera più che il perdono. Si dice che il sindaco di Roma resti in ferie per scrivere un libro sugli sbagli altrui: ebbene sia chiaro che tanta irritazione toglie energia, non conferisce riposo. Si torna più tesi di prima.

Ancora: si è sereni quando ogni cosa è al suo posto. Non si può fare un mutuo per andare in ferie (tra l’altro eviterei di portare sempre i soldi all’estero: in Italia abbiamo opere splendide). I debiti ci appesantiscono più di quanto ci rilassi la spiaggia dei Caraibi.

Da ultimo: un mese di ferie è un lusso per pochi. Senna, campione di Formula 1, lo faceva ogni anno. Ma prima di partire aveva vinto il campionato mondiale e quando tornava era sempre un secondo più veloce degli altri. Chi si prende un mese di vacanza dev’essere certo delle propri doti e altrettanto sicuro di non trovarsi rimpiazzato di fatto al suo ritorno.

don Gianni

Orari della Catechesi

Inserito il 27 Agosto 2015 alle ore 10:55 da Don Gianni Antoniazzi

Siamo ad agosto e forse molti non sono ancora rientrati dalle vacanze. Tuttavia è giusto dare subito l’orario della catechesi per elementari, medie e giovani in questa parrocchia.

Cercheremo di pubblicare ancora questo calendario (su lettera aperta, NdR) perché tutti ne siano a conoscenza. Si sappia però fin d’ora che è impossibile trovare un orario che vada bene a tutti. La parrocchia si sforza di fare il possibile e lo fa con largo anticipo organizzandosi coi catechisti e con le stanze. Di più è proprio difficile riuscire a fare. Le famiglie che hanno piacere di offrire una catechesi per i propri figli cerchino di tener conto di questi orari; diversamente si dovrà cercare qualche cosa di più confacente nelle vicine parrocchie del vicariato.

  • 2a elementare: giovedì ore 17.00
  • 3a elementare: giovedì ore 17.00
  • 4a elementare: lunedì ore 17.00
  • 5a elementare: lunedì ore 17.00
  • 1a media: lunedì ore 17.00
  • 2a media: giovedì ore 17.30
  • 3a media: venerdì ore 17.30
  • 1a-2a superiore: venerdì ore 18.30
  • 3a superiore: martedì ore 19.00
  • 4a-5a superiore: lunedì ore 19.00
  • Universitari: martedì ore 20.45

La trave e la pagliuzza

Inserito il 26 Agosto 2015 alle ore 16:57 da Don Gianni Antoniazzi

Ha ragione il Vangelo: tante volte chi vuol togliere la pagliuzza al fratello ha una trave nel proprio occhio. Un proverbio sardo usa parole colorite: “Su cacàtu si nde ridet de su pissiàtu”.

Elton John se l’è presa col Sindaco di Venezia che ha ritirato i racconti gender dalle scuole: «La meravigliosa Venezia sta indubbiamente affondando, ma non tanto rapidamente quanto il bifolco e bigotto Brugnaro».

Non si possono trattare argomenti così complessi per slogan. La vita chiede di essere compresa con preparazione, tempo e pazienza. Qui spendo una parola sul modo di questo intervento.

Primo: mi sarei rivolto al Sindaco con più riguardo. È stato eletto liberamente. Dare del “bifolco” a lui è offendere i veneziani.

Secondo: come puoi chiedere rispetto per le tue diversità se già mentre parli offendi chi la pensa in modo difforme da te? Otteniamo stima se noi  per primi abbiamo attenzione per gli altri.

Terzo: mi pare manchi il buon senso. Nella Corona e nel Parlamento d’Inghilterra non sono mancati gli scandali. Un inglese potrebbe essere più umile nel giudizio del Sindaco veneziano.

Ancora. Elton John ha dato visibilità mondiale e gratuita a Brugnaro in tutti i canali di comunicazione. Il suo gesto non pare proprio un atto di furbizia.

Detto questo vengo ai testi gender in questione. Se si fosse usata più prudenza al momento di proporli e altrettanta quando è stato deciso di toglierli forse oggi avremmo la possibilità di discutere più serenamente. Venezia in passato è stata città capace di dialogo (soprattutto a Oriente). Abbiamo perso questa dote? Questa fragilità è una pagliuzza fastidiosa che disturba la nostra vista. Vediamo di ricuperare i nostri talenti di saggezza ed equilibrio. È per il futuro di tutti.

don Gianni

Meno di un pesce rosso

Inserito il 19 Agosto 2015 alle ore 20:22 da Don Gianni Antoniazzi

Non è uno scherzo dell’estate. Uno studio di Microsoft, colosso dell’informatica, ha dato un esito stupefacente. Dobbiamo tenerne conto soprattutto coi ragazzi.

Un pesce rosso si concentra più a lungo di noi. Non è una scemenza strampalata. A dirlo è la potentissima Microsoft che studia come attirare l’attenzione.

Ha lavorato su un campione di duemila canadesi. In media l’essere umano tiene l’interesse su un concetto per circa 8 secondi. Il pesce rosso per 9. Il fatto più preoccupante è la tendenza. Nel 2000 il tempo di concentrazione medio era di circa 12 secondi e nei decenni precedenti la capacità era di gran lunga superiore. I ragazzi e i bambini di oggi sono iper-dinamici, non perché siano problematici, ma perché figli del nostro tempo. Bisogna precisare: la cosa non è un decadimento negativo della natura umana, ma un’evoluzione, un adattamento. Il nostro ambiente iper-stimolante propone continuamente immagini, suoni, messaggi, notizie e incontri. Tutto è fatto per attirare attenzione e il cervello ha imparato a fare più cose nello stesso momento, mentre ha smesso di seguirne una in modo stabile.

Certo, esistono diversi tipi di attenzione. Altro è l’impegno per la meditazione yoga, altro è guardare un cartone della Disney dove la proposta è più dinamica e più vicina alle nostre esigenze.

Per la nostra salute mentale Microsoft raccomanda di non controllare di continuo i vari dispositivi che abbiamo. Ce la faremo? Da parte sua la parrocchia dovrà tenerne conto con le nuove generazioni. Occorre uno stile più snello, dinamico, dove il linguaggio sia fatto di esempi, storie, episodi di vita concreta, con un ritmo vivace. Anche la predica dovrà essere più breve, gli incontri di catechesi più vari. Alla Messa del fanciullo sarà il caso di rinunciare ad una lettura: la Cei lo prevede da anni.

don Gianni

Saper dire un no fermo

Inserito il 12 Agosto 2015 alle ore 14:07 da Don Gianni Antoniazzi

Il “sì”, a tutto, è la caratteristica dei giovani. Il “no” è segno di maturità. Detto con eleganza è frutto di saggezza. Indicato con l’esempio è proprio di una guida

In Australia è nata una ditta che, a pagamento, si incarica di dire al partner che il rapporto è finito. L’idea è di un’ex infermiera, capace di trovare le parole opportune nelle situazioni più difficili. La ditta scrive un biglietto in nome di chi vuole troncare il legame. Dire un “no” alla persona amata è infatti uno stress faticoso. Meglio lasciarlo fare ad un professionista.

È un esempio, ma bisogna ammettere che è un problema dir “no” a qualcuno: che sia il figlio o un ragazzo di parrocchia, un educatore o un adulto al quale si doveva un piacere.

Da una parte non vogliamo deludere le persone care. Altre volte temiamo di essere maleducati. Per qualcuno c’è la paura dei conflitti seguenti. In altri casi sembra di perdere un’opportunità. Di fatto, però, dire sempre di “sì”, mostra una personalità scadente e ingenua.

In certe occasioni il “no” è fondamentale: dà orizzonti chiari, evita confusioni e drammi. Solo certi “no”, fermi e delicati, maturano in chi li riceve la convinzione di un interesse autentico. Alcuni metodi educativi, diffusi anche fra i cristiani, cercano di evitare il “no”. I risultati sono pessimi.
Impariamo a dire “no” e la bocca non stra-carichi la schiena.

don Gianni

Assunzione della Vergine Maria

Inserito il 5 Agosto 2015 alle ore 15:40 da Don Gianni Antoniazzi

Il dogma cattolico fu proclamato da Papa Pio XII il 1º novembre 1950, Anno Santo. È stata l’ultima verità dogmatica proclamata da un Papa.

Sabato prossimo noi discepoli     del Cristo celebriamo la solennità   dell’Assunzione di Maria nel seno del Padre. In lei vediamo il compimento pieno della nostra esistenza. Non siamo fatti per ciò che si consuma, per il tempo finito, per gli spazi limitati, per un amore corrotto dalla cupidigia o dalla gelosia. Siamo per un giorno “senza tramonto”, per la vita dell’Eterno, per un amore incondizionato, per un compimento totale. Chi guarda Maria capisce che non è data l’assunzione in Dio se non dopo l’esperienza della Croce e non è dato l’infinito senza prima aver cominciato a costruire da qui la proposta di Cristo. L’Assunzione è la festa della concretezza e della quotidianità del Vangelo, vissuto passo-passo, nelle scelte quotidiane.

don Gianni

SABATO 15 AGOSTO, LE S. MESSE AVRANNO IL CONSUETO ORARIO FESTIVO: 8.30; 10.00; 11.30 E 18.30. CI SARÀ ANCHE LA MESSA VESPERTINA DEL VENERDÌ SERA ALLE 18.30

Che neanche ci venga in mente

Inserito il 29 Luglio 2015 alle ore 19:21 da Don Gianni Antoniazzi

La Corte di Cassazione ha deciso che le scuole parificate di Livorno dovranno pagare l’ICI arretrato e poi l’IMU per importi davvero importanti. Sarà così anche da noi?

Spieghiamoci. Da un secolo la parrocchia ha il Centro Infanzia “Il Germoglio”. È nato per l’educazione dei bambini quando qui lo Stato dormiva. Oggi è una scuola parificata, conosciuta e amata nel territorio. Segue in tutto e per tutto le regole delle scuole pubbliche e, posti permettendo, accoglie chiunque faccia domanda, senza escludere chi si dovesse trovare in difficoltà. Segue i programmi ministeriali e cerca di avere qualche attenzione in più per le famiglie: orari alquanto flessibili, cura del cibo fatto in casa, attività facoltative e via dicendo. Non ha scopi di lucro: tutti sanno che qualche anno fa era in passivo (immaginavo addirittura di dover chiudere) ed ora, con immensi equilibri, è in pareggio ferreo. Il Centro Infanzia offre un servizio alla gente in nome di Cristo, cercando di sopperire a quei casi che il Comune non riesce ad accogliere. Le scuole (sia pubbliche che parificate) non pagano IMU. Lo stesso avviene per immobili di attività pubblica, politica, previdenziale, assistenziale, sanitaria, di ricerca, didattica, culturale, ricreativa e sportiva. Ebbene il Comune di Livorno ha imposto che le sue scuole parificate pagassero la vecchia ICI, sostenendo che uno scopo di lucro ce l’avevano, dal momento che una retta era pur pagata. Nei primi due gradi di giudizio ha avuto torto. Ma è andato in Cassazione e quella corte di giudici gli ha dato ragione: su quale base non è molto chiaro, dal momento che i colleghi precedenti avevano pur giudicato diversamente. I vescovi dicono che si tratta di una sentenza segnata dall’ideologia. Comunque sia, allo stato delle cose le scuole di Livorno dovrebbero pagare arretrati, multe, interessi e quant’altro: qualcuna avrà un importo di mezzo milione di euro. Come potranno fare? Cari amici anche un bambino mi capisce. Sono d’accordo che la scuola statale è migliore di quella parificata. Quando mai le cose pubbliche non sono migliori delle private? Tuttavia una scuola parificata costa all’Italia 600 euro per alunno all’anno.
Gli stessi alunni, nella scuola pubblica costano ai cittadini 13 (tredici!) volte di più. Se una scuola chiude chi ci guadagna? Prendiamo il nostro caso. Se dovessi pagare 40.000 euro in più all’anno non saprei come fare.

Col tempo dovrei pensare a chiudere. Il Comune di Venezia, per gestire i nostri 160 bambini avrebbe la spesa dei dipendenti, dell’amministrazione, ma anche l’onere di trovarsi uno spazio adeguato in questo territorio. Gli affitterei l’immobile dell’Asilo (l’unico a norma di legge e adeguato allo scopo nella zona). Statene certi però che saprei fare due conti. In fondo: perché la sede di un partito non paga IMU? Perché non è a scopo di lucro e tutti capiamo che i politici hanno una vita austera. Perché gli asili delle suore devono pagare l’IMU? Perché ci guadagnano e tutti sappiamo bene che le nostre suore fanno un vita da “ricco epulone”. Queste cose le scrivo solo per ipotesi. Conosco la saggezza del nostro Sindaco e della sua giunta. So quale sia la fatica del momento presente e sono qui a dare una mano per il bene comune, se serve. È bene però che queste cose siano scritte nero su bianco a mio disappunto per il Comune di Livorno e per le decisioni di una Corte Costituzionale che evidentemente non sa fare i conti e finge di non vedere quello che un’infinita schiera di cristiani sta cercando di fare, a livello di volontariato, per questa amata Italia.

don Gianni

La questione per la Vita

Inserito il 22 Luglio 2015 alle ore 18:48 da Don Gianni Antoniazzi

Si discute a lungo se accogliere forme di famiglia diverse da quella tradizionale. Noi cristiani abbiamo a cuore la vita, ma qui la società, nel suo complesso, sembra stanca.

Qual è il problema della vita nel nostro paese? Si tratta di togliere i libri gender? Si tratta di vietare i matrimoni fra omosessuali? No cari amici: si tratta anzitutto di guardare la realtà nel suo insieme senza continuare a discutere di dettagli. Le questioni ricordate sopra riguardano sì e no un abitante su 1.000. Altri paesi in Europa hanno già accolto le nuove forme di famiglia e le hanno regolate. Noi italiani non abbiamo ancora fatto questo passo (concordo!). Eppure bisogna avere il coraggio di riconoscere che le nazioni, apparentemente più lontane di noi dai valori tradizionali, hanno una natalità ben superiore alla nostra. E noi ci stiamo estinguendo mentre filosofeggiamo.

L’ostacolo alla vita non sono le forme di famiglia diverse dalla tradizione. Magari, basterebbe poco per porre rimedio. La questione è ben più vasta. Stiamo qui a filtrare le pagliuzze e intanto ingoiamo il cammello di una realtà durissima: i nostri giovani non hanno più figli. Nonostante l’ingresso di immigrati stia arginando il buco anagrafico, noi, in quanto stirpe di italiani, non ci riproduciamo più. Quando un popolo non ha più speranza lascia il passo ad altre civiltà più fresche. Dov’è il problema? È sempre successo così anche in passato.

Il nostro popolo sta morendo, ma viva Dio chiamiamo le cose col loro nome: questo non avviene per quattro scalmanati che rivendicano il matrimonio gay, ma per i 4.000.000 e più di giovani che potrebbero mettere al mondo dei figli e non lo fanno. Non ci sono condizioni opportune, si dice. Eppure questo momento non è peggiore della fine della seconda guerra mondiale. Eppure i nostri nonni han messo al mondo dei figli mentre a noi importa solo l’ultimo cellulare, la vacanza di pregio, e poco altro ancora. La mancanza di vita è nel seno della nostra vita di cristiani. Da noi ripartiamo a costruire.

don Gianni

Dov’è il cuore del messaggio?

Inserito il 15 Luglio 2015 alle ore 18:58 da Don Gianni Antoniazzi

Il viaggio di Papa Francesco in America Latina è fra i gesti significativi del pontificato moderno. Sempre accanto agli ultimi. Molti hanno cercato di mitigare questo evento.

Chi va in internet trova le parole di Papa Bergoglio in America Latina. Tanto profondi questi testi quanto superficiali le interpretazioni di certi uomini, anche di Chiesa. C’è chi ha provato a trasformare il Pontefice in un filomarxista e chi invece ha tentato di semplificare il suo pensiero per accusarlo poi di distanza dal Vangelo. Da una parte o dall’altra il desiderio è lo stesso: sminuire il pontefice e la forza del suo messaggio. Ma non ci preoccupiamo: i critici passano, le parole pronunciate per Cristo restano. Emblematico per esempio fu il regalo del crocifisso “falce e martello”, definito “sconveniente” dalla stessa radio Vaticana che forse in modo sbrigativo non ha compreso la ricchezza storica del gesto. è necessario capire l’annuncio del Santo Padre.

Certo: ha posto al centro gli ultimi e ha ricordato che una fede  senza solidarietà è falsa. C’è però di più: ha mostrato che la Chiesa è vicina a chiunque cerca di cambiare, anche se la sua vita non coincide col Vangelo. Non ha avallato posizioni estreme, ha teso una mano a chi è in cammino, anche fra noi.

don Gianni

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