Inserito il 16 Giugno 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Sempre più le vacanze corrispondono alle necessità dell’azienda più che alle esigenze personali. Tuttavia, complice il calendario scolastico, il tempo dell’estate rimane per eccellenza di ferie e riposo.
La vacanza, abitudine ignota ai contadini di un tempo, sembra un imperativo della società contemporanea.
C’è un’industria importante legata al turismo e alcuni fanno anche debiti per le ferie. Di per sé “vacanza” viene dal latino vacans, cioè: essere sgombro, libero, senza occupazioni, ma per molti è un’esperienza angosciante verso posti esotici o località che conservano comunque gli stessi difetti della città.
In questo modo superficialità, inquietudini, fatiche e tormenti non trovano risposte, con l’esito di tornare alla propria abitazione più stanchi di prima.
La vacanza diventa sensata quando invece si riscopre la propria umanità, si evita la superficialità e si dona tempo allo spirito.
Enzo Bianchi scriveva: «non si tratta di consacrare la vacanza a straordinarie imprese di solidarietà e altruismo, ma di apprendere l’arte di una solidarietà quotidiana, attenta al “prossimo” che ci sta accanto».
La vacanza è l’arte di creare spazi vuoti dentro sé ove i fratelli possano trovare dimora ed abitare. È la capacità di nutrire lo spirito di bellezza perché il dono agli altri sia più ricco e maturo.
don Gianni
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Inserito il 9 Giugno 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Chi frequenta le parrocchie del centro storico può confermarlo. Meravigliose le chiese. Sontuose certe liturgie, ma tutto parla di comunità in esaurimento.
Sono stato a Venezia per celebrare le nozze di due cari amici. Ho avuto modo di parlare col parroco della parrocchia che ci ospitava: 1750 abitanti, un record per il centro storico. Tuttavia quell’uomo mi ha confidato la sua amarezza: la domenica a Messa conta al massimo 100 persone (d’estate 25-30, non di più), 5 o 6 alla Messa feriale. Le altre attività pastorali sono un miraggio: catechismo, scout, coro, chierichetti, gruppi giovani o adulti e qualsiasi altra realtà che noi diamo per scontata lì è un sogno, che qualche volta si realizza solo unendo tutto il vicariato. Venti anni fa era una parrocchia decorosa. Poi tutti han cominciato a lasciare l’isola. Fra vent’anni, stando così le cose, i residenti saranno poche centinaia.
Ho ascoltato e mi son detto che nulla è per caso. Se si arriva a queste conseguenze è perché la città, a causa anche da scelte politiche, religiose, economiche e di trasporto, si è adagiata in un sonno mortale. Troppe le occasioni bruciate per poter risollevare ora la vita nell’isola. Ho pensato poi che non ci si può lamentare di Carpenedo (per me è un giuramento). Abbiamo un tesoro di vita e di iniziative che tanti invidiano e sognano. A noi il compito gravoso di capire il segreto di questa vitalità e di farla fruttare perché anche i nostri figli e nipoti ne possano godere.
don Gianni
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Inserito il 2 Giugno 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Negli ultimi mesi cresce il nervosismo, l’irritazione, la rabbia. Lo scorgiamo in molte occasioni. Il cristiano capisce che il cuore sereno è un dono dell’Altissimo.
Un proverbio dice “nella prosperità, cautela; nell’avversità, pazienza”. Dobbiamo riconoscerlo: nel passato più florido ci è mancata cautela, e per contro, nella crisi presente, diamo spazio a litigiosità, attacchi e polemiche continue. Non solo nei rapporti personali, ma anche sociali e politici, al punto che internet sembra un vomito di rancori.
Anche contro i credenti. I laicisti, capaci un tempo di dialogo franco, ora delegittimano la Chiesa e non le concedono spazi e talora il cristianesimo è detto intollerante, aggressivo. Certo, a volte c’è fondamento nelle accuse: la salvezza è da Cristo, non dall’uomo. Ma stupisce la malvagità nel raccontare le colpe dei cristiani. È quasi una rivalsa che si nutre di accuse enfatizzate.
Ebbene: chi è di Cristo deve avere pazienza. La Scrittura ci ricorda che Dio stesso è “lento all’ira e grande nell’amore” (Es 34,6). Gesù si dice “mite”, perché ha cambiato la storia non con l’aggressività, ma amando anche il nemico. Capiamo dunque perché la pazienza ha un dente di ferro che mastica i sassi: perché la rabbia incrudisce la gente, mentre l’amore cambia nell’intimo.
Quale atteggiamento possono assumere i cristiani? Non devono meravigliarsi di questo “incendio di persecuzione” ma seguire il consiglio di Pietro: “non siate sorpresi dell’ostilità… non avete ancora subito persecuzioni fino all’effusione del sangue!”. Tempo e pazienza fanno più che forza e dispetto e la calma resta signora nel cuore che sa guardare e sentire in grande la realtà.
don Gianni
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Inserito il 26 Maggio 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
L’albero che cade è il tonfo di una sconfitta, come un amico che lascia, un evento che scuote. Bisogna ascoltare il botto senza però perdere di vista la moltitudine della vita che fiorisce intorno.
«Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce» (Lao Tzu). Questa antica sapienza è quanto mai attuale. Vi sono eventi che destano clamori spropositati, attirando l’attenzione per alcuni giorni e poi cadono nell’oblio senza edificare alcuna memoria. Anche chi analizza la storia passata incorre in questi errori e attribuisce spesso eccessiva importanza a rivoluzioni e battaglie che poco cambiano nel cuore dell’uomo. Per contro, vi sono fatti densi di senso che scorrono in sordina e dei quali non si riesce a cogliere la portata storica né l’ampiezza nella società. Quanto la saggezza serve per scorgere dietro un evento la fatica, il tempo, la pazienza che sono stati necessari a crearlo!
È sufficiente il titolo di un quotidiano o la frase di un blog: gli alberi caduti diventano un bollettino abituale, un rumore costante. Ignoriamo invece i suoni della meraviglia, del bene, della gioia, della speranza. La voce della foresta ci è sconosciuta. In parrocchia il fioretto di maggio è un successo (anche più di 250 presenze), il patronato è pieno di bambini e ragazzi seguiti da adulti che organizzano attività; le S. Messe di Pentecoste (ma anche quelle di maggio) sono state ben frequentate. La vita della parrocchia ha una sua dignità nonostante i tanti disagi. Domenica abbiamo avuto 9 battesimi. La lista sarebbe lunga: è una continua crescita. Non val la pena di dar retta alla ranocchia che nello stagno fa sempre profezie di morte.
don Gianni
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Inserito il 19 Maggio 2013 alle ore 08:03 da Don Gianni Antoniazzi
A Pentecoste celebriamo la fonte della Chiesa: Dio dona lo Spirito perché, aprendoci ad ogni uomo, portiamo la Salvezza fino ai confini del mondo.
Nei giorni scorsi una dottoressa che stimo mi ha chiesto la ragione delle edicole (i piccoli capitelli) poste nelle nostre strade. Mi ha detto che “sembrano delimitare un territorio e segnare un perimetro”.
Sono parole di una persona equilibrata e sensibile, che meritano un chiarimento. In nessun modo la parrocchia intende segnare un perimetro, un’influenza o porre un qualsiasi segno di chiusura.
Questi capitelli mesi nelle strade sono il luogo nel quale a maggio ci si raccoglie per la preghiera del Santo Rosario. Non stabiliscono un limite, non pongono una barriera. Al rovescio: con la massima disponibilità la parrocchia vorrebbe essere presente, aperta, ariosa, accogliente con tutti, indipendentemente dalla fede e dalla cultura. E d’altra parte o viviamo così oppure siamo senza Spirito. Tra l’altro spero che la testimonianza di carità aperta a tutti sia una prova concreta di queste parole.
don Gianni
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Inserito il 12 Maggio 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Il cuore della fede cristiana è la solennità Pasquale, che fa un tutt’uno con la Pentecoste di domenica prossima.
A Pasqua abbiamo celebrato un fatto verticale: il Padre ha risuscitato il Figlio per salvare l’uomo dalla morte.
A Pentecoste si celebra invece un evento orizzontale: ogni uomo è raggiunto dallo Spirito Santo e riceve dei carismi personali per il bene e la salvezza dei fratelli.
A Pasqua i Vangeli hanno raccontato una Chiesa più piramidale: Giovanni, l’apostolo dell’amore e del carisma, pur più veloce di Pietro nel giungere al Sepolcro e alla fede, aspetta il capo degli apostoli e lascia che lui entri per primo nella tomba vuota.
La Chiesa dello Spirito è più democratica: Paolo dice che siamo membra dell’unico corpo, ciascuno con compiti personali.
Le due cose non sono in contrasto. Al rovescio: bisogna capire che anche il ministero del pastore e del discernimento è un dono per il bene del corpo. E più cresce la forza e la consapevolezza del corpo, più è necessario anche un servizio “di guida” e viceversa.
La Chiesa Pasquale e quella di Pentecoste sono due poli della stessa calamita. Bisogna però imparare a celebrare almeno con la stessa solennità i due misteri della nostra salvezza, altrimenti resteremo sempre zoppi da un piede. Per questo vi invito, domenica, a non mancare per alcun motivo alla celebrazione.
In modo particolare sottolineo la solenne Veglia di Pentecoste, che in parrocchia celebriamo sabato sera alle 20.45.
il parroco
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Inserito il 5 Maggio 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Ne stanno capitando di tutti i colori. Un uomo sulla cinquantina è venuto a chiedere i soldi del biglietto del viaggio per partecipare al funerale della mamma in una lontana parrocchia del Friuli
Verificando le cose, si è trovato che la madre era già morta e sepolta da un anno. Un altro ha chiesto un aiuto perché gli era stato rubato il portafoglio. Sentita al telefono, la sorella ha detto che questo tale ha sempre rubato in casa per spendere tutto al gioco e ha pregato vivamente di non dargli neanche un centesimo.
Gli esempi sarebbero numerosi, così che per aiutare una persona bisognosa l’unico modo è conoscerla in casa. Lo scrivo perché molta gente indirizza qui gli indigenti di Mestre. Una donna ci ha detto d’essere partita da Firenze con un neonato in braccio perché le avevano garantito che al resto avremmo pensato noi. Ma se non c’è la possibilità di verificare la richiesta non possiamo sostenere nessuno.
Una parola anche su chi si mette fuori della chiesa: come avrete visto è una persona, che si alterna con altre, per chiedere l’elemosina. La cosa è evidentemente gestita da una struttura che assegna di volta in volta i posti a ciascuno e poi spartisce il ricavato. A costoro non darei nulla. Anzi. In questi casi gli aiuti economici non giovano e non cambiano la vita. Semmai bisogna dare alimenti e gli abiti per superare l’emergenza. Una soluzione migliore mi sembrano i “gruppi di auto aiuto”, quelle piccole realtà quasi famigliari ove ci si sostiene a vicenda nel momento della fatica. Producono una relazione di fiducia che aiuta le persone a cambiare stile di vita.
don Gianni
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Inserito il 28 Aprile 2013 alle ore 07:54 da Don Gianni Antoniazzi
La rielezione di Napolitano è figlia di uno stallo incapace di novità.
Le forze politiche mal sopportano compromessi con gli avversari per non perdere voti. E di fatto molti intorno a me dicono che non voterebbero più il proprio partito se stringesse alleanze con l’uno o con l’altro. Certo: ogni compromesso (lo chiamano inciucio) è sporcizia. Ma nessuno di noi ha la Verità in tasca.
Essa va cercata con prudenza. Qualche volta occorre tempo perché Essa possa farsi strada nelle scelte e nei progetti. Una cosa dunque è parlare di compromesso che è un gioco al ribasso per difendere i propri interessi, altro è parlare di pazienza perché la verità si faccia strada. Il primo atteggiamento porta alla distruzione, mentre invece la pazienza e la collaborazione edificano il bene comune. Spero dunque che per il futuro i partiti sviluppino maggiore intesa e confido che nessuno tolga il proprio voto per questo gesto di saggezza.
E in secondo luogo c’è il dovere della fiducia.
Questa crisi sgorga da molte fiduce: della gente verso il mercato, delle banche verso i debitori, dell’Europa verso i governi. L’elenco sarebbe lungo. L’unica via di uscita è imparare l’arte della fiducia, anche fra noi. Bisogna valorizzare ciò che ciascuno ha di buono, senza mai identificare l’avversario con Satana. In fondo per primo il Signore si è fidato e si è consegnato a noi per primo: questo salva.
don Gianni
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Inserito il 21 Aprile 2013 alle ore 07:59 da Don Gianni Antoniazzi
Mercoledì e giovedì prossimi, ad Asolo, ci sarà l’incontro per la comunità educante. è necessario che il parroco ricordi i lineamenti della parrocchia per la quale lavoriamo.
La parrocchia non è una setta. Vi partecipano coloro che accolgono la proposta del Vangelo, si legano a Cristo e mettono in pratica il suo comando d’amore al fratello, cominciando dal vicino e famigliare. Ma Dio guarda anche lontano e coloro che pensano di essere distanti vanno in qualche modo tenuti presenti nelle scelte pastorali.
Lo riconosco: ogni parrocchia ha bisogno anche di gruppi che si trovino e mantengano vivo il fuoco della fede. Svolgono un servizio prezioso e insostituibile. Quando una persona entra in chiesa avverte una fede viva perché vede i chierichetti sull’altare, gli scout in uniforme, i ragazzi della catechesi e i giovani sui loro banchi. Nati a servizio della comunità i gruppi la sostengono quasi come uno scheletro il corpo. Bisogna però prestare attenzione perché negli anni si rischia di confondere la comunità con la somma dei gruppi. Mentre bisogna ricordare che l’unica famiglia di Dio ha confini ben più vasti dei nostri orizzonti. Il pastore del gregge non può lasciarsi avvolgere solo dal pensiero dell’uno o dell’altro gruppo, movimento o associazione, e neppure dalla sola catechesi. Deve pensare a tutti, anche a coloro che lo rifiutano. Aver cura di ogni persona è l’unico modo per restare di Cristo. Diversamente facciamo delle nostre idee il punto di salvezza e rendiamo vana la Croce.
don Gianni
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Inserito il 14 Aprile 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Da venerdì 19 a domenica 21 due autobus della parrocchia (93 fra ragazzi delle medie e accompagnatori) saranno a Roma. Li sosteniamo con la preghiera e l’affetto.
Il pellegrinaggio diocesano a Roma col Patriarca Francesco ripete il successo che c’era stato in occasione del viaggio ad Assisi. Nella nostra parrocchia saremo in 93 (fra ragazzi ed accompagnatori) a scendere a Roma il 19, 20 e 21 aprile prossimi per un pellegrinaggio di fede che, ci auguriamo, lascerà una profonda traccia anche nel futuro dei nostri figli.
Nell’anno della fede andremo a visitare i luoghi dei martiri, saluteremo il nuovo Papa Francesco, ci uniremo in preghiera col nostro Patriarca insieme ad altri 1800 ragazzi della diocesi.
Ma andiamo con ordine. Un primo appuntamento è previsto già per questa domenica, 14 aprile. Parteciperemo insieme alla S. Messa delle 12.00. Dopo il pranzo al sacco in patronato (portarsi da mangiare), andremo a S. Maria Goretti dove ci incontreremo insieme ad altri ragazzi del vicariato per un filmato, canti, giochi e un momento di preghiera in preparazione al pellegrinaggio.
Martedì prossimo, 16 aprile alle 20.30 al Lux c’è l’appuntamento per i genitori: saranno distribuite le magliette, i kit e si raccoglierà il saldo.
Venerdì mattino, 19 aprile, alle 7.00 c’è il ritrovo e alle 7.15 (puntuali) la partenza degli autobus. All’andata faremo sosta ad Orvieto e alle 17.30, a Roma, ci sarà l’inizio del pellegrinaggio col Patriarca.
Sabato la visita turistica alla città.
Domenica la S. Messa col Patriarca e l’Angelus (Regina Coeli) col Papa Francesco. Avremo uno striscione visibile anche dalla TV. Rientro alle 15.00 e arrivo previsto in parrocchia alle 20 – 20.30.
Dispiace per gli esclusi: non è stato possibile trovare altri posti in albergo. Un grazie enorme alle famiglie che ci hanno sostenuti nell’impresa. Chiediamo alla parrocchia di aiutarci con la preghiera.
don Gianni
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