Inserito il 7 Aprile 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Nella politica romana c’è tanta fame di potere da non fare un governo. Essere risorti ci aiuta a dare un giusto peso a questa vita.
Credere nel Risorto non significa aver visioni angeliche o acquistare poteri sovrumani, ma tenere lo sguardo sulla vita eterna e usare il “mondo” per il bene dei fratelli.
Ora: la questione politica si fa seria. Non basta la crisi. I partiti evitano la formazione di un governo con una serie di veti incrociati. Perché mai? Tutto in vista delle future votazioni. Se si stabiliscono alleanze con l’una o l’altra parte si ritiene di perdere poi qualche consenso. E nessuno vuole rischi sulla propria sedia. Perché il parroco ne parla? Non è certo competente in politica. Ma chiede di riflettere sulle critiche alla Chiesa: se abbiamo un papa è perché subito ogni cardinale ha messo in un angolo le pretese di potere per far spazio al dono della grazia di Dio. è un segno di fede nella vita eterna che manca totalmente alla nostra politica.
don Gianni
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Inserito il 31 Marzo 2013 alle ore 00:00 da Don Gianni Antoniazzi
Le donne tristi, giunte al sepolcro, ricevono l’annuncio di Risurrezione. Un seme di speranza che in poco tempo raggiunge il “mondo” intero.
Vi rivolgo l’augurio più caro per la Santa Pasqua. Il Signore ci doni la speranza di riprendere con fiducia la vita quotidiana.
Certo: siamo segnati da una crisi profonda, dai volti più diversi e dagli esiti ancora incerti. A mio parere, per buona parte dipende dalla volontà di ciascuno. A Pasqua il Signore ci doni la forza interiore per rimboccarci le maniche e riprendere il cammino con passo spedito e robusto, anche a livello lavorativo e sociale. Ma la volontà personale non basta. Un professore di economia mi ha fatto notare che: l’edificio della nostra Chiesa non sta in piedi per la volontà dei parrocchiani ma perché la costruzione scarica bene le sue forze.
La nostra società ha bisogno di poche regole giuste che funzionino e diano ali alla speranza di tutti. Anche questo è l’augurio che porto nel cuore: che presto ci possa essere un governo capace di regole chiare e giuste, per il bene comune e la crescita del Paese.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 24 Marzo 2013 alle ore 07:54 da Don Gianni Antoniazzi
Può sembrare sciocco e irriverente fare un confronto fra il Santo Padre e la Pasqua. Ma il calendario ci impone una riflessione matura.
Ringrazio il Signore e i Cardinali per questo Papa, semplice, umile e povero. Non c’è dubbio, ne avevamo bisogno. In questi giorni c’è quasi un’onda mediatica: giornali e televisione tengono gli obiettivi su di lui, approvando i cambiamenti anche minimi. C’è un rischio: che questa pubblicità possa pesare alla Chiesa più ancora che le persecuzioni e le maldicenze degli anni precedenti (guai quando tutti parleranno bene…).
Il papa va benissimo, ma noi cristiani dobbiamo capire che la fede e la salvezza non vengono a motivo dell’uno o dell’altro pontefice, ma per la presenza del Risorto che ci anima con la potenza del suo Santo Spirito. Questo è il mistero che si rinnova e riviviamo nella Pasqua annuale, culmine della Settimana Santa.
Da questa domenica, 24 marzo, iniziamo a celebrare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, l’ultima cena, la sua passione, morte e risurrezione. Saremo suoi discepoli non perché il mondo approva il papato, ma se, con la forza dei sacramenti ricevuti, cominceremo a cambiare vita. Acclamiamo volentieri a Papa Francesco e impariamo a conoscerlo, ma non trascuriamo la Pasqua con le sue tappe (vedi il calendario): prima di ogni altra esperienza questo legame ci dà salvezza.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 14 Marzo 2013 alle ore 20:02 da Don Gianni Antoniazzi
Francesco è un Papa che accolgo come dono di Dio. Fosse stato frutto di calcoli umani saremmo perduti. Qualcuno lo sognava italiano, qualche altro straniero, qualcuno giovane e prestante, qualche altro anziano, saggio e composto. Ma Dio non segue i pensieri dell’uomo. Al momento di consacrare il Re d’Israele Dio non ha guardato la statura o la forza, la saggezza o l’aspetto. Ha pensato al cuore del piccolo Davide. E fu la scelta giusta. Ha guardato poi Maria di Nazaret, donna insignificante dell’Impero romano. Da parte mia sono certo che, attraverso le strade del voto dei cardinali, Dio ci abbia indicato questo pontefice come guida e pastore, segno e strumento di unità. A Dio il mio grazie.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 10 Marzo 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Siamo stati a votare e l’incertezza è più grande di prima. I politici danno colpa all’esito elettorale, ma sembrano insicuri, quasi smarriti nella strada da prendere.
Molti dicono che siamo in una società liquida, o meglio liquefatta. Sono d’accordo: alle generazioni passate si chiedevano poche scelte, stabili come il granito. Gli strumenti moderni invece ci aprono infinite possibilità, col rischio di sciogliere la nostra fermezza in una marea di incertezze.
La situazione politica sembra respirare quest’aria di dubbio che porta con sé la rovina. Se da una parte infatti decidere significa saper valutare e aver cura di sé, dall’altra l’indecisione crea sempre insicurezza, incapacità per l’avvenire e infedeltà.
Vedete che anche in parrocchia è più facile muoversi quando c’è una linea chiara, pur discutibile. Le idee nebulose creano scompiglio. Tanto più chi governa la nazione (maggioranza ed opposizione) dovrebbe dare esempio di capacità nella scelta.
Lo so bene: decidere è un’operazione dolorosa, comporta dei “no”, tralascia le possibilità, esige rinunce. Ma l’incertezza, soprattutto nelle guide, impedisce di dare forma precisa e personale alla società. Peggio ancora: insegna alle nuove generazioni che si può vivere oscillando senza fine, nella cultura della sopravvivenza, senza progetti di ampio respiro.
Giunto a metà della vita pubblica, Gesù scorge troppi equivoci nella folla. Effettuò dunque una scelta chiara e cominciò a camminare col volto duro verso la croce. Almeno noi cristiani impariamo questo atteggiamento quaresimale, che ci edifica in persone autentiche.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 3 Marzo 2013 alle ore 08:05 da Don Gianni Antoniazzi
Ricordo in sintesi la scaletta della visita del Patriarca Francesco Moraglia, giovedì 7 marzo.
Giungerà in parrocchia alle 16.00 e visiterà i bambini de “Il Germoglio” con un saluto veloce ai genitori.
Alle 16.30 sarà al Ritrovo per incoraggiare le diverse realtà di Carità e Servizio: il Gruppo Missioni, il Mughetto, la San Vincenzo, la Bottega Solidale e il gruppo San Camillo.
Alle 17.00 entrerà in chiesa per l’incontro con i bambini e i ragazzi: ne raccomando la presenza gioiosa e composta.
Alle 17.30 visiterà un malato della nostra comunità, un giovane che da tanti anni è bloccato a letto. Passerà poi a dare un saluto veloce alle nostre suore.
Alle 18.20, in sacrestia, saluterà il gruppo chierichetti e alle 18.30 la Santa Messa per tutti. A questa celebrazione sarebbe opportuno che partecipassimo proprio tutti, numerosi e compatti intorno al nostro pastore.
Alle 19.30 dialogherà coi giovani della parrocchia, al piano terra del Lux, mentre alle 20.15 ci sarà l’incontro con il Consiglio pastorale allargato. La visita si concluderà con un brevissimo saluto alla Comunità Capi.
Bisogna ricordare alle famiglie che durante questa settimana la catechesi per elementari e medie è raccolta tutta nel giorno di giovedì 7, con inizio in chiesa alle ore 16.45.
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Inserito il 3 Marzo 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Per la prima volta il Patriarca Francesco fa visita alla comunità cristiana di Carpenedo. Ci presentiamo a lui con un volto vero, ricchi di storia e di carismi, segnati da tante fragilità umane.
Da tempo abbiamo annunciato la visita del Patriarca Francesco Moraglia che, pur brevemente, giovedì prossimo, 7 marzo, passerà a salutare la nostra comunità. Trovate di seguito un programma più dettagliato degli appuntamenti. Vi invito col cuore a celebrare insieme a Lui la S. Messa alle ore 18.30 in chiesa e aggiungo una breve considerazione personale.
Ci sono molte ragioni per stare in crisi di fede. Un’idea diffusa è credere in Cristo, ma rifiutare la sua comunità, la Chiesa, quasi fosse un tradimento del Vangelo.
Niente di nuovo sotto il sole: è la posizione di alcuni teologi di un secolo fa (esempio: Barth e Bultmann). Se non che, Gesù ha amato gli apostoli, fragili almeno quanto l’attuale gerarchia, e ha salvato gli uomini anche attraverso la loro debole azione (Gv 13,20; Mt 10,40; 1Cor 1,21).
Personalmente capisco che vescovi e preti diano scandalo, ma da parte mia non abbandonerò mai la Chiesa perché da essa ricevo i sacramenti, il volto, e il perdono di Cristo.
Tanto più che in questo Patriarca mi sembra di vedere un esempio di fede, mitezza e umiltà. Accoglierlo con gioia significa accogliere lo stile di Dio che salva alla maniera umana: la sua grazia è mediata secondo la fragilità della natura e della storia, ma sostenuta dallo Spirito Santo. Lasciamo stare le spine delle fragilità umane e cogliamo i frutti dell’azione divina.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 24 Febbraio 2013 alle ore 08:01 da Don Gianni Antoniazzi
A breve saranno introdotti i cassonetti con la chiave. Una novità che ci obbliga (per fortuna) a differenziare la spazzatura, ma che pone non pochi problemi in parrocchia.
Abbiamo ricevuto le chiavi elettroniche per i nuovi cassonetti. Sono personali e legate alla canonica. Elettroniche perché Veritas terrà l’uso a memoria. È un passo in avanti nella raccolta differenziata e ci educherà a ridurre gli sprechi. Un plauso al Comune.
Ma in parrocchia nasce qualche problema. Primo. Da tempo abbiamo qui diversi bidoni per la carta, la plastica, il vetro. Qualcuno fa “confusione” e getta ovunque quello che vuole. Da ora, in caso di raccolta sbagliata, la parrocchia pagherà 167 euro di multa. Secondo. Fatta una festa o un’attività, qualcuno “dimenticava” un sacchetto di rifiuti condominiale. Non dovrà accadere: abbiamo le chiavi di una normale famiglia e non potremo smaltire quintali di “secco”. Chi organizza eventi personali dovrà smaltire i rifiuti con una chiave personale. Chi lavora per la parrocchia eviti il “secco”.
Occorre un accenno all’olio per cucinare: non va versato nel lavello o nei tombini. Un litro copre uno specchio d’acqua grande come un campo da calcio. E neppure bisogna lasciarlo “distrattamente” in cucina. Bisogna portarlo al centro di ricupero.
Da ultimo. Qui c’è la raccolta di abiti usati, e circolano generi alimentari per la Bottega Solidale. Molti portano materiale prezioso. Qualcuno invece lascia cose vecchie e ingombranti. Altro è l’Ecocentro (via Porto di Cavergnago) altro è l’aiuto ai poveri. Vedete quanti problemi e capite perché in prima pagina…
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 17 Febbraio 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Le dimissioni di Benedetto XVI hanno occupato le prime pagine dei giornali. A lungo sentiremo le conseguenze di questo gesto. Riporto la mia opinione che molti desiderano conoscere.
Chi ha fede sa che la fragile barca della Chiesa è guidata dallo Spirito. Il vigore fisico e intellettuale di un uomo come il papa sposta di poco l’ago della bilancia. Anzi: il cammino cristiano è segnato talora da persone anche esterne al papato. Da principio, dunque, non ho apprezzato le dimissioni di Benedetto XVI: non mi sembravano necessarie al bene della Chiesa. Mi pareva volesse sottrarsi al peso della croce.
Ma è bastato poco a cambiar opinione. Da parte mia a 87 anni spero di essere a riposo, in qualche luogo sperduto. Riconosco che anche il papa ha diritto di staccare la spina. Vedo poi che la decisione di Benedetto XVI è un gesto di umiltà e di amore per la Chiesa e lascia spazio a gente nuova. Ma c’è dell’altro.
Mi pare che in questo caso il Papa si comporti con estrema concretezza: riconosce che lo Spirito non agisce in modo magico, ma attraverso persone concrete, dotate anche della forza necessaria per intervenire quando serve. Questo cambierà l’agire della Chiesa, obbligata dall’esempio del papa a tener più conto della realtà concreta.
Le dimissioni di Ratzinger illuminano infine la sua vita: qualcuno lo giudicava duro, intransigente e ambizioso. Intuiamo invece che la verità è ben diversa e questo gesto smentisce la visione di tanta cieca cultura contemporanea. Con onestà intellettuale: un grande.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 10 Febbraio 2013 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Tanti sono gli appuntamenti per ragazzi, giovani, adulti e anziani nel tempo della Quaresima: li troviamo di seguito. Preziosa però la conversione di ciascuno.
Ritorna la Quaresima, il tempo di quaranta giorni da vivere, insieme, nella conversione. I Cristiani sono sempre peccatori e sempre devono chiedere perdono. Tuttavia ci viene suggerito un tempo “forte”, in cui convergere insieme le energie perché l’esempio di ciascuno sia a sostegno di tutti. Sono quaranta giorni per ripudiare gli idoli che seducono e ingannano, ritornare a Dio e sperimentare la Misericordia del Signore.
Mercoledì prossimo, 13 febbraio, detto “delle Ceneri” segna l’inizio di questo tempo propizio ed è caratterizzato, come dice il nome, dall’imposizione delle sacre ceneri sul capo di ogni Cristiano.
Un gesto che non sempre è capito, ma che, se spiegato e accolto, può risultare più efficace delle parole nel trasmettere un indirizzo di vita. La cenere, infatti, è il frutto del fuoco che arde, racchiude il simbolo della purificazione, costituisce un rimando alla condizione del nostro corpo che, dopo la morte, si decompone e diventa polvere. Esprime il fallimento di molte energie fondate esclusivamente sull’uomo, ma al contempo, lo sanno bene i contadini, è concime per la crescita dei nuovi arbusti di verità e giustizia, secondo la volontà di Dio.
Nel tempo di quaresima ci sono delle iniziative a seconda dell’età. La prima media, con le loro famiglie, si prepara a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana. I giovani avranno gli incontri del venerdì sera. Agli educatori e agli adulti propongo con passione il ritiro di quaresima per domenica 17 febbraio alle 15.00 al don Vecchi.
Tutti siamo invitati all’austerità di un digiuno appropriato a ciascuno, alla carità concreta per chi ha meno e alla preghiera personale: raccomando anche la frequenza alla catechesi che continua serena il suo corso il martedì dopo cena.
don Gianni
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